Il cardinale e il patriota

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La notizia della morte del Card. Martini mi porta a virare bruscamente da ciò che avevo in animo di scrivere in merito alla reazione del Card. Bagnasco di fronte alla bocciatura della legge 40 da parte della Corte di Strasburgo.

Io Martini non lo conoscevo, nè di persona nè attraverso i molti libri che ha scritto. Le notizie su di lui le apprendevo dai giornali, la qual cosa è pessima se si vuole comprendere le posizioni intellettuali di uno studioso della sua caratura. Nell’agire politico all’interno della Chiesa il porporato già mi appariva più chiaro, essendo evidente il suo ruolo di “papa nero” e punto di riferimento dei cosiddetti cattolici progressisti. Per questo motivo, prima di aver raggiunto l’attuale minimo livello di pacificazione personale con la modernità, l’ho combattuto duramente e di questo me ne dispiaccio, dovendolo dunque annoverare tra le persone di cui in gioventù ho criticato l’agire politico ma che oggi considero elevate e lungimiranti. La lista è lunga, e Bettino Craxi è tra i primi.

Comunque, e al di là di ciò, con Martini muore senz’altro il simbolo di un certo modo di essere Chiesa il cui crisma caratterizzante non credo sia stato il “dialogo” come titolano oggi i giornali, quanto il sincero desiderio di trovare una composizione possibile con la modernità. Una composizione spesso dolorosa perchè foriera di cedimenti sul piano della morale tradizionale e del magistero, ma percepita al contempo come necessaria per un’istituzione desiderosa di rilanciare sè stessa nella mischia del vivere civile. In ciò la logica includente, comprensiva per necessità, era il tratto di una Chiesa quale quella auspicata da Martini che accettava di combattere alla pari con i cattivi profeti senza fare uso di anatemi, di dogmi, di perenni tradizioni obblogatoriamente insuperabili. Ripeto: una necessità dolorosissima, anche per i cattolici sostenitori dell’opportuno progresso umano, perchè inevitabilmente foriera di alte perdite, sia nel numero dei fedeli sia nelle porzioni di dottrina da sacrificare inevitabilmente pur di tenere aperto questo canale di comunicazione con il mondo.

Le vicende, come si può vedere, sono andate diversamente e la Chiesa ha preferito prendere ad oggi un’altra strada. L’emorragia di fedeli, i seminari vuoti, la società che ha preso a laicizzarsi troppo velocemente per essere metabolizzata con i lenti ritmi di una struttura bimillenaria ha prodotto un irrigidimento dottrinario tanto forte perchè frutto di una istintiva paura di un futuro percepito nei termini di un totale abbandono del messaggio di Cristo da parte dell’Occidente. Non è la prima volta che nella storia la Chiesa si sente sotto attacco e reagisce alzando muri, partendo dal Concilio di Trento fino ai Pontificati di Pio IX e di Pio X. In entrambe le circostanze, ma soprattutto con i due “Pii”, i successori non hanno potuto che constatare la resa assolutamente fallimentare del progetto, visto la sproporzione dei mezzi e delle truppe nella battaglia tra Tradizione e Modernità, ambedue con la maiuscola.

A voler valutare umanamente la cosa, e non sarebbe peraltro molto corretto almeno per me visto il valore chiaramente metapolitico della lotta, la Chiesa quale depositaria dei suoi 2000 anni di insegnamente sembra avere già perso, e il “non praevalebunt” pare uno scherzo di chi lo ha pronunciato, peraltro di pessimo gusto visto il numero delle vite in gioco.

E tuttavia, rientrando nell’argomento della legge 40, pur non avendo il carisma della profezia, mi sento di dire che il modo di essere Chiesa tra spesse mura difensive, incarnato oggi dal Card. Bagnasco, non può durare. E’ lui stesso a dircelo facendo puerile uso di un’argomentazione che forse sarebbe stata bene sulla bocca di un militante sedicenne di una sezione dell’MSI di Almirante: “Hanno scavalcato la magistratura italiana”. Oh, quale scandalo! Oh, ignominia! Un tribunale internazionale ha scavalcato le patrie magistrature! Il Nostro naturalmente non vuole ricordare che le sentenze di questo tribunale ci riguardano perchè un parlamento eletto dai cittadini ne ha accettato la giurisdizione, peraltro con molte cautele visto che la legge resta ancora in piedi dovendo il legislatore nazionale intervenire per modificarla nei sensi auspicati dalla sentenza. E’ inutile dire che se il contenuto del pronunciamento fosse stato in una prospettiva di conservazione della legge, non avremmo contato i peana, i te deum di ringraziamento per una magistratura europea ovviamente saggia e piena di umanità, consapevole del valore della vita umana in tutte le sue fasi dal concepimento alla nascita. Al riguardo non ricordo a memoria le parole che il Nostro pronunciò per commentare la sentenza della Corte di Giustizia Europea che negava la qualifica di diritto umano per il diritto d’aborto negato in Irlanda, ma più o meno il tenore era questo.

E’ chiaro che se questi sono i poderosi argomenti persuasivi usati dalla gerarchia per mantenere il primato morale e politico della Chiesa, si andrà avanti un po’ giusto in Italia dove il ceto politico è quel che è. In altre parti già è posta la dolorosa alternativa che Martini, con lungimiranza, tentava di porre qui da noi: o la Chiesa fa pace con la modernità e rinuncia ad un certo modo di essere impositivo, gestendo con intelligenza e umanità il nuovo ruolo che la modernità vincente ha disegnato per lei, o sarò fatta entrare in questo nuovo ruolo a calci nel culo con numero infinito di dolori, delusioni e sofferenze per tutti.

Per cui, amici libertari, quando sentite le parole di Bagnasco non dovete innervosirvi, ma anzi ridere, ridere di gioia. La sconfitta del Nostro alberga nella stessa difesa, ridotta ad un flebile belato. Che lo vogliano i no, i vari Bagnasco dovranno rendere omaggio alle ceneri di Carlo Maria Martini poichè è la Chiesa così come auspicata da quest’ultimo la Chiesa del futuro.

Di mio, al momento vorrei non dover più vedere un Cardinale che pretende di imporre a tutti il modo di iniziare e finire una vita. Se proprio vuole lo faccia con me: non sta forse scritto che il fratello deve correggere l’altro fratello? Lasci fuori da quest’opera di correzione, di grazia, chi non vuol far parte della famiglia.

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