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Il caos incontrollato part two (A fancy life)

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“L’inerzia (violenta) di Gùero testimonia la sua debolezza, non la sua forza, perché la verità è che è a corto di risorse. Terrà anche in pugno lo Stato di Sinaloa, ma la sua amata terra natia non ha sbocchi al mare. Non potendo usare la Plaza, Gùero deve pagare El Verde per far passare la sua droga dalla Plaza di Sonora, o pagare Abrego per farla passare dal Golfo, e potete scommettere che quei due avidi vecchi bastardi lo spremono a dovere per ogni oncia di prodotto che attraversa i loro territori. No, Gùero è quasi al capolinea: gli omicidi degli zii e dei cugini dei Barrera (nemici di Gùero) non sono che il canto del cigno.” (Il potere del cane, Don Winslow).

Nella puntata precedente abbiamo spiegato la forma tattica che gli Usa stanno attualmente utilizzando nella politica militare ed estera, quella del cd. caos controllato: si interviene e si destabilizza una determinata area per gettarla nella confusione più totale e nel disagio politico. Si crea un focolaio e si mettono in atto una serie di provocazioni per saggiare le posizioni avversarie e sottoporle a logoramento. Il caos produce indebolimento politico, funzionale quest’ultimo a rendere i “destabilizzati” totalmente succubi della potenza “muscolarmente” più forte.

Ma quando per avere controllo di una situazione ti giochi la carta del “seminare panico e creare instabilità”, lo fai perché non hai la forza per intervenire direttamente e mettere subito a posto la questione. Infatti è una forma che si addice ai contesti di guerriglia, dove vi è uno sproporzionato spiegamento di forze in campo ed i guerriglieri non potrebbero mai affrontare uno scontro sullo stesso piano delle forze dominanti. E quindi usano/applicano metodi non convenzionali ed asimmetrici. Un’ assai simile tattica venne ad es. utilizzata da Lawrence d’Arabia nel corso della “Guerra nel deserto” contro i turchi: “colpire con mille punture di insetto il rinoceronte turco, sino a farlo stramazzare al suolo”, per immobilizzare durante il primo conflitto mondiale l’esercito dell’Impero Ottomano schierato in Medio Oriente.

Se gli Usa permangono ancora da un lato il paese dominante nella scena internazionale, dall’altro la loro influenza non ha più effetti di controllo regolante. E parliamo naturalmente di “muscoli e forza”.

Incontro un mio amico esperto di strategia militare che sta per partire per una missione nelle galassie asiatiche: “ Gira questa pubblicazione dell’aviazione australiana, quindi un soggetto imparziale, relativa ad una loro simulazione computerizzata di una battaglia aerea su larga scala tra forze che impiegano armamento occidentale e forze che impiegano armamento russo. E’ venuto fuori che una qualsiasi nazione che ha la capacità di schierare sul campo almeno 400 aerei di tipo Sukhoi 27 o superiore, é in grado di annientare l’aviazione americana o US Air Force. Ora, contando solo Russia e Cina parliamo di almeno 1500 Sukhoi 27 e forse altri 700 800 mig 29. Questo significa che la NATO gliela può sucare. Se poi ci metti tutti i vantaggi logistici che ha la Russia, ovvero carburante illimitato, possibilità di nascondere fabbriche e depositi in Siberia quindi un posto inaccessibile senza essere distrutti, si capisce ancora di più che Europa e Usa possono solo bluffare su un’opzione militare.

Tra l’altro c’é una particolarità: nella simulazione si ipotizza che gli USA impieghino aerei di ultima generazione come f35 e f22, il che dimostra che sono aerei che costano tanto e non valgono un cazzo in una guerra convenzionale perché verrebbero superati a causa del loro basso carico bellico che possono trasportare.

Ti ripeto: stiamo parlando non di tenere testa o ridimensionarne l’efficacia. Stiamo parlando, con dati imparziali alla mano, della possibilità concreta che l’aviazione americana venga annientata (1,2).

A questo aggiungici quanto dichiarato recentemente dalla sottosegretaria statunitense per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, Rose Gottemoeller, e cioè che la Russia ha più missili intercettori antibalistici degli Stati Uniti: sono 68 gli intercettori del sistema antimissile balistico di Mosca (24 in più dei 30 intercettori attualmente dispiegati dagli Stati Uniti in Alaska e dei 14 che prevede di schierare)”.

Gli Usa hanno davanti a loro altri tre forse quattro decenni di predominanza, ma è nei fatti che Russia e Cina si stanno ergendo tendenzialmente a suoi competitors presto quasi alla pari. Altri paesi si vanno rafforzando, ma non riusciranno ad oltrepassare il loro essere subpotenze regionali in quanto non incidenti/incisivi in più vaste aree mondiali.

Russia e Cina continuano a fare accordi per incrementare la loro forza comune giocando con gli Yankee su due sponde opposte. La Cina, sempre disponibile a mediazioni con gli americani anche perché ne è il primo detentore estero di debito pubblico, è forte economicamente ma meno sul piano militare. Discorso ben diverso invece per la Russia, che dal punto di vista militare ‘cammina sul ponte a testa alta e petto in fuori’.

Proprio per questo Putin si è beccato le sanzioni economiche dell’Ue via Usa e le scorrettezze personali e di violazione dell’etichetta diplomatica che gli sono stati riservati al vertice G20 australiano di Brisbane, conclusosi qualche settimana fa. I russi però non perdono lucidità e giocano  la loro partita.

1)A fine Ottobre hanno testato la fragilità della capacità di risposta dell’aviazione di alcuni paesi NATO nel Nord, nell’Ovest e nel Sud-est dell’Europa. La Nato vive ormai sul chi va là ed in allerta panica H24. 2)Prima di partire per l’Australia, Putin stesso ha allusivamente accennato alle rappresaglie economiche messe a punto dal Cremlino per punire Washington e Berlino. Rappresaglie che minacciano di moltiplicare il tasso di disoccupazione della Germania ed erodere, attraverso un sottile gioco di alleanze con Pechino, l’egemonia statunitense sul mercato del petrolio e dell’energia. «La nostra collaborazione con la Germania garantisce ai tedeschi circa 300mila posti di lavoro. In mancanza di contratti quei posti rischiano di andare perduti. Certo possono essere trovati nuovi accordi, ma resta da vedere che tipo di accordi saranno. Non è così semplice». 3)Quasi come a voler già intravedere un inizio di allineamento degli schieramenti in uno scenario di conflitto, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, lo scorso venerdì, una proposta della Russia riguardante la volontà di condannare i tentativi di glorificazione dell’ideologia del nazismo e la conseguente negazione dei crimini di guerra. Gli unici tre paesi a votare contro tale proposta sono stati gli Stati Uniti, l’Ucraina e il Canada, mentre le delegazioni degli Stati membri dell’UE si sono astenuti dal voto. 4) Le casse vuote del Front National hanno appena ricevuto una prima tranche di due milioni di euro sul totale dei nove ottenuti in prestito dalla First Czech Russian Bank, un piccolo istituto russo di proprietà di Roman Yakubovich Popov, uomo vicino al premier Medvedev e al presidente Putin.Una banca vicina al presidente russo che finanzia il prossimo presidente della Francia, Marine Le Pen che soppianterà quello ‘socialista’ che andava a prendere l’amante con lo scooter.

Putin sa che le provocazioni continueranno ed è ben consapevole che reazioni più dure sarebbero per lui sconvenienti in quanto provocherebbero un ancor maggiore allineamento atlantico dei paesi UE e renderebbero difficile l’eventuale rafforzarsi in essi di tendenze sovraniste che inizino a ridiscutere tale alleanza.

Nel continente chi è pro euro oramai puzza di pesce marcio e viene brutalmente considerato (percezione generalizzata egemonica) come un affamatore di vite e di patrimoni. Che credibilità possono oramai avere un Draghi o un Prodi o uno Juncker e simili? Si lamentano del fatto che la barca che loro guidano navighi male. Però non è che si fanno da parte, stanno sempre lì. Secondo il capo economista di Standard & Poor’s, Jean-Michel Six, “avvicinandoci al 2015, nell’Eurozona sono aumentati i rischi di una terza recessione dopo il 2009 e il 2011″. La Bce e le istituzioni italiane stanno spingendo per la creazione di una bad bank che, in vista di un eventuale collasso, si possa accollare i crediti spazzatura degli istituti per ripulire i bilanci e di fatto garantire la sopravvivenza del sistema.

L’Europa sta implodendo, ma mentre gli Usa premono sull’instabilità fine a se stessa per mantenere le redini del gioco, i russi fanno affidamento invece all’evolversi della fase ed in questo mostrano maggiore concretezza e visione strategica, monitorando gli sviluppi che entropicamente non potranno essere arginati da qualche intervista di Mario Draghi o qualche annuncio della Merkel.

Obama e i suoi strateghi hanno provato ad isolare il presidente russo cercando di far leva sulla paura del rimprovero, della punizione, della disapprovazione altrui per metterlo in riga ed influenzarne il modo di reagire. Ma tutto questo è stato fatto svincolandolo dall’effettivo processo storico che sta montando. E’ come se stessero affrontando la fase storica come una questione personale, disvelando paradossalmente che quella paura di isolamento appartiene a loro, come se fosse un senso di colpa recondito: la vergogna, la paura di perdere l’immagine ed il ruolo in cui ci si è identificati, di diventare permalosi e vulnerabili, dipendenti o isolati, alternando schizoidi complessi di inferiorità a feroci deliri di superbia. Sempre dopo lo spavento di perdere influenza e potere, ovviamente.

Putin, smascherando tale meccanismo paralizzante, si gioca la partita tenendo ben presente l’importanza strategica decisiva rivestita dal nostro continente di cui ormai nessuno è più consapevole. La supremazia o il declino statunitense si giocheranno non nel Pacifico come si cerca di sbandierare dozzinalmente, ma in Europa, che, anche se in pieno sfacelo politico e culturale, 1)rimane sempre rilevante economicamente, 2)si pone come “scudo” di fronte alla stessa Russia e 3) è importantissima per il controllo della zona mediorientale e africana.

La cruda verità è che gli Usa stanno pagando il loro scarso e mediocre approccio teorico nell’analisi dei processi che si sono messi in moto dopo la caduta del muro di Berlino. Avevano già impacchettato e piazzato sul mobiletto del soggiorno la loro ‘Fine della storia’ come uno di quei prodotti facilmente acquistabili a saldo al centro commerciale il sabato pomeriggio. “Tanto, quando avremo problemi risolviamo tutto mandando i nostri gorilla a menare le mani”, si ripetevano baldanzosi e gongolanti. La fine della storia l’avevano impacchettata con la globalizzazione che 1)avrebbe unificato popoli e territori, 2)con la supervisione di organismi di governance universale, 3)a partecipazione pluristatale, 4)interdipendenza e interrelazione, 5)per il benessere economico dell’umanità, 6)in un clima politico rasserenante, 7)il conflitto, questo residuo preistorico, sarebbe stato preventivamente represso per la sicurezza di ciascuno, 8)soprattutto quando emergeva in quelle periferie recalcitranti del globo che non riuscivano ad adattarsi alla subordinazione mercantile e bellica Occidentale. Sogni. Stronzate. A fancy life. Tutto blu e luccicante. Tutti annunci di facce di gomme sorridenti in televisione. Poi una mattina ti svegli e scopri che vecchie nazioni riemergono economicamente e militarmente e ti infrangono il sogno. E nella televisione non ci sta più la faccia di gomma sorridente, ma il crollo finanziario globale e la fine dell’influenza risolutoria politica-militare.

Cina e Russia si avvicinano. Gli Usa non rimangono a guardare. Le frizioni emergenti sul lato commerciale sono appena l’antipasto di quello che, nel medio-lungo periodo accadrà a livello di scontro politico ed anche di confronto militare. Tale contesto segnato dalla crisi dei rapporti di potere tradizionali, conferma che probabilmente nel prossimo futuro nessuna potenza sarà in grado da sola di imprimere un ordine complessivo al mondo. Sarà dunque responsabilità tanto degli stati emergenti quanto dei vecchi egemoni, assicurare che alla diffusione della potenza corrisponda non il semplice caos, ma un preciso ed innovativo assetto dei rapporti internazionali(3). Nel mentre si procederà verso un più acuto e stabile policentrismo, l’attrito tra i rapporti di forza farà entrare in crisi il sistema e lo sbocco naturale sarà un conflitto bellico. Alla fine del quale, raccolti corpi e feriti, si instaurerà un assetto si di governance globale, ma che poggerà su basi negoziali e non più sulla muscolarità unilaterale degli Yankee.

“Il nostro gioco preferito era Babà. Quando i nostri genitori non ci guardavano, nuotavamo fin dove ci reggeva il coraggio. Il primo che aveva paura e tornava indietro, perdeva.
Naturalmente perdevo sempre io.
Anton era di gran lunga il più forte e aveva tutti i numeri per vincere.
Fu l’ultima volta che nuotammo insieme lontano e in mare aperto sapendo come sempre che ogni bracciata verso l’orizzonte era una in più che dovevamo fare per tornare a riva.
Ma quel giorno successe qualcosa di diverso. Ogni volta che Anton cercava di distaccarmi mi trovava sempre vicino a se.
Poi finalmente accadde l’impossibile.
In quel momento della nostra vita si vide che mio fratello non era forte come credeva e io non così debole. E quel momento rese possibile tutto il resto.”


Soundtrack1:‘1000 Dreams’, Dead Meadow

Soundtrack2:‘Rains in the desert’ Dead Meadow

Soundtrack3:‘California’, Mina-Giannini

Soundtrack4:‘Na bella vita’, Almamegretta-Gragnaniello

Soundtrack5:‘Quarantined’, At the Drive in

Soundtrack6:‘Asteroid’, Kyuss

Soundtrack7:’Whitewater’, Kyuss

Soundtrack8:‘Requiem’, Gyorgy Ligeti

Soundtrack9:‘String Quartet No.1’, Gyorgy Ligeti

Soundtrack10:‘Ta ra ta ta (Fumo blu)’, Mina

3 Comments

  1. Vabbè Platano, io continuo a stressarti su questo argomento 🙂

    1) La simulazione si riferisce in particolare all’uso di F35 (gli F32 sembrano dare prestazioni un attimino migliori); gli Stati Uniti hanno un vasto range di aerei da combattimento, tra cui i vecchi ma ancora funzionali F16. Inoltre l’aviazione NATO (cosa distinta dall’aviazione USA) ha a disposizione altri modelli di caccia, tra cui i famosi Eurofighter.

    2) Ma chi lo dice che Cina e Russia debbano per forza allearsi? http://www.eurasia-rivista.org/la-crescita-della-cina-e-una-minaccia-per-la-russia/19872/

    3) Allo stato attuale è molto probabile che Marine Le Pen passi il primo turno delle presidenziali in Francia, ma è altrettanto improbabile che riesca a vincere al secondo (http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2014/07/31/31001-20140731ARTFIG00403-marine-le-pen-en-tete-au-premier-tour-jusqu-o-peut-elle-aller.php).

    4) Mi chiedo perché continuare a ignorare le debolezze strutturali della Russia, tanto sul piano economico che su quello militare. Ieri il ministro delle finanze Siluanov ha dichiarato che il paese ha subito un danno di circa 140 miliardi di dollari tra sanzioni occidentali e calo del prezzo del petrolio.

    • Ciao Riccardo.
      Grazie per l’attenzione rinnovata e per il commento.
      Allora, 1) anche ‘gli altri'(Russia Cina etc) hanno un vasto range di aerei da combattimento e la ‘forza’di reazione aerea della Nato è già stata sperimentata e non ha dimostrato di essere così imbattibile. Così come dire che 4)le debolezze strutturali riguardino solo la Russia è, diciamo, quanto meno giusto ma limitato in quanto anche Usa Ue etc non se la passano benissimo.
      Ma il problema non è essere pro Usa o pro Russia, ma (provare a dare un contributo) cercare di cogliere una ‘tendenza di evoluzione del processo storico’per non rimanere con il cerino in mano. Ora, gli Usa se la comandano unilateralmente da 3 decenni e stanno perdendo colpi. Altri cercano di farsi spazio e come è fisiologico che sia questo produce delle frizioni e degli attriti. Ecco perchè 2)Cina e Russia camminano a braccetto, non perchè si vogliono bene ma perchè sono gli Usa che volendo giustamente rimanere i padroni assoluti cercano in tutti i modi di difendere uno status quo a loro conveniente e di ostacolare tutti quelli che lo potrebbero modificare.Su la Le pen 3) attenzione, perchè quella che tu linki è una lettura esatta per la Francia che si ritrovò a scegliere tra Chirac e Le pen, con un’opinione pubblica più sensibile e meno scoraggiata ed incazzata. Oggi non è più così e qualora lo fosse pure, non è da sottovalutare che Putin inizi a finanziare forze politiche nei vari stati Ue come faceva il Pcus in passato.

      • E come facciamo a rimanere senza il cerino in mano? L’EU è un gigante economico (per ora…) ma un nano politico. A furia di raccontarcela con gli ‘interessi nazionali’ siamo un po’ filorussi, un po’ filoamericani, un po’ panarabi, un po’ ultraliberisti, un po’ socialdemocratici. Prendiamo posizioni in politica estera che Fanfani avrebbe definito eccessivamente paracule.
        E come nel celebre film con Pippo Franco, a furia di cambiare maglietta della Roma e della Lazio finiremo per prendere mazzate da entrambe le tifoserie.

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