un blog canaglia

Il calcio com’è

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Ovvero, una risposta a Rosario D’Auria.

Il punto, Rosario, è che il calcio non è quello che dici tu.
Ci piacerebbe che lo fosse, certo. Ma sta di fatto che non lo è. E se lo fosse, fidati, non muoverebbe un decimo di quello che muove. Perlomeno dalle nostre parti.
Il calcio, il grosso della roba che lo anima e gli gira intorno, assomiglia molto più da vicino ai cori di quei bambini: un gigantesco sfogatoio nel quale affluisce la peggiore merda che la gente ci ha dentro, declinata minuziosamente a forza di merde bastardi ladri spezzagli le gambe negro fai pippa napoletano coleroso lavali cor foco frocio magari mori subbito.
Questo è il calcio, e lo sappiamo tutti. Questo si respira negli stadi, e più ancora nei campetti dei ragazzini, che finita la tregua momentanea dei pulcini diventano vere e proprie polveriere pronte ad esplodere alla minima sciocchezza.
Noi, perlopiù, facciamo finta che non sia così. Ci mettiamo sopra le copertine patinate di Sky che descrivono minuziosamente il gesto tecnico, discettano di ripartenze e inneggiano al fair play, mentre sugli spalti e intorno agli stadi si riversano a vagonate rabbia, odio, violenza.
Facciamo finta di niente, noi: e ci guardiamo la serie A, o meglio quello che le telecamere che riprendono la serie A ci fanno vedere, mentre ogni fine settimana, in migliaia (migliaia, dico) di località italiane, eserciti (letteralmente) di calciatori e arbitri dilettanti vengono sistematicamente insultati, minacciati, sputazzati, intimiditi, picchiati, confinati ore negli spogliatoi alla fine della partita perché hanno avuto la disgrazia di vincere in trasferta o di fischiare un fuorigioco che non c’era. Roba che se potessero li farebbero a pezzi a mani nude, altro che bel giuoco con la u.
Sai, Rosario, qual è la verità che non ci diciamo?
Ancelotti che palleggia con Zidane è il calcio come lo vorresti.
I ragazzini che gridano merda sono il calcio com’è.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

9 Comments

  1. ” finita la tregua momentanea dei pulcini diventano vere e proprie polveriere pronte ad esplodere alla minima sciocchezza.”

    Tocca smentire per esperienza: alla prima partita di mio figlio, categoria pulcini, torneo a 4 squadre, il padre di uno dei portieri ha passato tutto il pomeriggio ad insultare i bambini avversari (e il proprio figlio quando sbagliava).

    L’anno dopo ho assistito con (sempre meno) calma alla scena di 2 genitori che incitavano il figlio propenso ad entrate “rudi” sul mio, finché non ho retto più e ho invitato i genitori a recarsi dove più meritavano e il mio pargolo a restituire cortesemente “calcio su calcio”; che almeno uscissero in 2 zoppicando dal campo.

  2. Ho visto partite di ragazzini di 9 anni coperte dagli insulti verso l’arbitro dei genitori, minacce a giocatori (bambini) e arbitri, altro che “tregua momentanea dei pulcini”.

  3. A casa nostra del calcio non fregava niente a nessuno fino a che mio figlio non è andato a vedere l’ allenamento di un amico e da allora ci tocca. Il bello del nostro club, che è lo stesso in cui giocava da bambino Cruyff, quindi un club storico di Amsterdam, è invece che a queste cose ci si sta attenti e i genitori vengono invitati a partecipare a tutto, ma poi ci si diverte e le poche volte che ci sono capitate partite con squadre con genitori fanatici e urlanti, noi ci guardavamo sempre perplessi. Ma la maggior parte dei club contro cui giochiamo al sabato con i ragazzini sono tipo noi.

    Quindi anche il piccolo club ricreativo ha il potere di mandare avanti una cultura del rispetto reciproco con tante piccole iniziative e se non siamo capaci di farlo noi, con i nostri figli, di cosa stiamo a parlare?

    Hai ragione tu a dire che il problema è a monte, e infatti con tutto che sotto casa abbiamo una serie di campetti bellissimi, i miei figli non ci vanno perché infestati da bande di ragazzini senza controlli. Infatti certe sere, dopo cena, vedi gruppettini combattenti e reduci, ovvero le ragazzine, i piccoli e i ragazzini più tranquilli, magari con un genitore che tiene d’ occhio l situazione, che finalmente possono farsi mezza partita come piace a loro.

    • Beh.. beati voi. La mia statistica personale è che: fatte 10 le partite/tornei di un anno in almeno 6 c’era il gruppetto di fanatici insultanti. (Non ne voglio fare una regola: mi premeva solo far notare che la “tregua dei pulcini” è una realtà finita da almeno 20 anni)
      Un vero peccato perché nelle altre occasioni si passava del bel tempo.

    • Se il «club storico di Amsterdam» è l’Ajax (l’unica squadra che abbia frequentato Cruijff in gioventù, a quanto ne so) si vede proprio che a casa vostra il calcio non lo seguiva nessuno! 🙂
      Comunque parliamo della migliore società europea per il vivaio, un modello filosofico prima che sportivo. Buona fortuna e complimenti al pargolo

  4. I bambini che gridano “Merda!” allo stadio sono una realtà, sono la continuazione fedele del popolo che 2.000 anni fa chiedeva all’imperatore di uccidere il gladiatore perché voleva vedere il sangue. Il calcio oggi è quello che gli antichi romani avrebbero chiamato “pane e circo”

  5. Il fatto è che parecchia gente ha una gran voglia di menarsi. E lo sport è uno dei contesti preferiti (emblematica la vicenda del calcio storico fiorentino, sospeso per due stagioni quando ci si è resi conto che le partite erano diventate risse organizzate dal Comune). Ma a seconda dei gusti ci sono tanti altri contesti, basti pensare che quasi sempre nelle manifestazioni “antagoniste” spunta fuori il gruppetto con caschi e mazze che è lì solo per menarsi con la polizia atteggiandosi a eroi della rivoluzione.
    Siccome darsele di santa ragione non sempre è possibile, ci si accontenta della più vicina approssimazione, l’insulto sguaiato e rabbioso, la minaccia greve, l’intimidazione mafiosa. Quando parte uno dei classici cori delle nostre curve (tipo il banalissimo “, , vaffanculo”) si distingue a occhio nudo quello che canta perchè gli va di fare un po’ di caciara da quello che invece è infervorato peggio di un sacerdote convulsionario. Il secondo è quello che in realtà vorrebbe menare qualcuno. Ma io dico, apritevi un fight club, firmate un po’ di liberatorie e menatevi quanto volete, magari vengo pure a vedervi la domenica.
    I bambini che urlano merda al portiere stanno solo adattando al contesto il loro comportamento, assumendo quello percepito come adeguato: in chiesa si fa silenzio, al ristorante si sta seduti, al concerto si balla, in curva si insulta l’avversario. Non so se valga la pena di tentare di cambiare il contesto delle curve, e francamente non vedo nemmeno come si possa fare, visto che il divieto non sembra turbare troppo i nostri ultrà che anzi lo sbeffeggiano apertamente. Anche perchè prima bisognerebbe capire da dove arriva tutta questa aggressività, che sicuramente c’entra poco con i risultati del campionato.

  6. Si, ma c’è una cosa che sembrano dare tutti per scontata, ma a me non sembra affatto. Com’è che adesso non si può più nemmeno insultarsi allo stadio? Si è partiti col sanzionare l’insulto razzista (e passi), ora si continua col più banale “merda”, di questo passo daremo ai tifosi solo la libertà di applaudire e una multa a chi viene sorpreso a non farlo, oppure si potrebbero sostituire direttamente con dei manichini.
    Piaccia o no, il calcio agisce da valvola di sfogo per un certo tipo di gente, e non sono neanche pochi, bisogna essere consci del fatto che, se gli si impedisce di farlo in questo modo, come gli è sempre stato permesso, essi ne troveranno altri, e potrebbero essere meno innocui.
    E perchè non proporre di invalidare tutti i campionati del ventesimo secolo dato che, siccome era normale gridare “arbitro cornuto”, tutte le società meritano di essere sanzionate?
    Si è sempre urlato “negro di merda” allo stadio, poi “negro” non si è più potuto dire (è diventato un insulto giusto per scimmiottare gli americani, ma, in italiano, non lo era mai stato fino almeno agli anni novanta), adesso nemmeno più “merda”, ma a me sembra che il vero problema sia che queste cose, ora, si distinguono abbastanza chiaramente anche in televisione, quando gli stadi erano microfonati in modo meno accurato non è mai fregato niente a nessuno, nè dei negri nè della merda.
    Ma poi, non vi rendete conto di quanto siano ridicole queste nuove categorie di insulti delle quali si sente tanto parlare ultimamente, che fino a pochissimo fa nemmeno esistevano? L’insulto razziale, l’insulto territoriale, l’insulto di genere, ma ce la fate? Se io ti insulto ti insulto, oppure vogliamo seriamente discettare del fatto che, a seconda se ti do del “negro”, del “terrone” o del “figlio di puttana” (insulto di discendenza, nuova categoria) ci sono delle sfumature per cui uno è più grave dell’altro? Una pernacchia seppellirà tutto questo, o, in alternativa andiamocene tutti a cagare (insulto corporale, nuova categoria, e dico andiamo così mi ci metto anch’io).
    Questa mi sembra la cosa più assurda di tutta la vicenda, e, a pensarci bene, e fatte le debite proporzioni, è un’assurdità che assomiglia tanto a quella del cosiddetto femminicidio, e anche a una marea di altre cazzate con cui ci sommergono la testa, questioni improvvisamente importantissime che fino a cinque minuti prima neanche esistevano, così pensiamo meno al fatto che, mentre noi ci concentriamo per bene su delle puttanate, c’è chi ci si fotte davanti e didietro, e ora pensa pure di iniziare a risparmiare sulla vasella.

  7. Il punto sarebbe che i bambini gridavano merda. Punto. Non merda portiere dell’Udinese, merda froci del cazzo o merda balotelli negro. Urlavano merda. Contro un caspita di nessuno. Solo merda. Ora, lasciamo per pura pietà da parte i tifosi del calcio o i cosiddetti addetti ai lavori che fanno finta di non essere mai stati allo stadio a sentire i LORO, di bambini. Ma il punto è che urlavano merda. Praticamente la parola più gentile e inoffensiva che si sia sentita sui campi da calcio dai tempi in cui a vincere gli scudetti erano ragazzotti coi baffoni a manubrio. Ma il giudice sportivo, confessandolo candidamente, a avuto lo spudorato coraggio di parlare di sanzione pedagogica, lo stesso che di fronte al recente immondo caso dei giocatori della Nocerina che hanno finto infortuni per far finire la partita a seguito delle minacce degli ultrà, ha pensato che la sconfitta a tavolino, già prevista dal regolamento, bastasse. Il pedagogo. Invece di radiare la Nocerina dal calcio professionistico.

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