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Il branco contro Italo Treno

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Vicenda nota, e riassunta qui: Italo Treno propone uno sconto per il Family Day, reazione indignata dei benpensanti, risposta di Italo che sostiene di adottare questa pratica commerciale per un grande numero di eventi – qualcuno ricorderà analoghe promozioni per il concerto di Ligabue – il che genera reazioni ancora più indignate.

Lasciamo stare il fatto che per alcuni l’esistenza stessa di Italo Treno, in quanto azienda privata che prova a inserire un po’ di concorrenza nel settore ferroviario, sarebbe una colpa. Quello che fa specie, al netto delle opinioni più o meno legittime sull’azienda in sé, è il richiamo al branco. La tesi sembra essere la seguente: la piazza del Family Day non ha diritto di esistere, e va espunto dalla società civile chiunque abbia la ventura non solo di associarvisi, ma anche di condurre verso gli aderenti all’iniziativa le più normali pratiche commerciali.

Siamo, ovviamente, tutti perfettamente convinti che il ritardo dell’Italia nell’adeguare il diritto di famiglia sia ridicolo; ma la frustrazione per il ritardo deve per forza sfociare in intolleranza, in fanatismo, in ideologismi esasperati? Siamo circondati da gente che si adonta per la mera esistenza di individui, siano essi vescovi, politici o vecchie zie, che hanno la colpa di avere un pensiero differente sul tema. Che importa se è basato sull’ignoranza, su una diversa visione del mondo, o altro? La tolleranza verso l’altro dovrebbe prescindere da considerazioni personali del tollerante circa la qualità o legittimità degli argomenti altrui.

Quello che non si riesce a comprendere, temo, è che il liberalismo non può essere soltanto una breve lista di prescrizioni sulle politiche pubbliche: è anche, per forza di cose, una particolare attitudine alla cittadinanza, che cerca di affermare le proprie idee attraverso il dialogo, la ragionevolezza e sopratutto rifuggendo richiami a comportamenti de-individualizzanti, basati sull’odio. Boicottare una azienda perché ha osato contrattare con qualcuno di cui non si condividono le opinioni è sicuramente legittimo in una società liberale, ma non è molto liberale in sé.

Tanto per capirci, temo sarebbero i gay militanti a fare questo stesso discorso se Italo Treno avesse fatto una promozione identica per il Gay Pride e a reagire fossero stati quelli del Family Day. Senza nemmeno rendersi conto di quanto penosa e preoccupante sia questa asimmetria.

Il punto è che la logica del branco è incompatibile col liberalismo. Il liberalismo non è solo un “metodo”, e non può essere solo la legittimazione di ogni comportamento e ogni fine che non passi per la mediazione dello Stato. A non capirlo sono tanto certi liberali, che confondono il liberalismo con l’aver capito due dinamiche di fondo dell’economia facendone un economicismo piuttosto sterile e unidimensionale, quanto certi altri, che non si rendono nemmeno conto di essere molto simili ad Adinolfi pur mobilitandosi ogni giorno per affermare l’opposto di quanto dice lui.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

18 Comments

  1. Forse l’articolo più sensato letto finora.
    Il motivo per cui personalmente non scendo in piazza con nessuno dei due, a prescindere dal mio pensiero. Non si può essere tolleranti a corrente alternata.
    Pensate se il Pirellone fosse stato illuminato con l’arcobaleno, come peraltro tanti monumenti in Italia e non solo.
    Ci si sarebbe scagliati allo stesso modo sul fatto che un’istituzione non può prendere posizioni?

    • E in effetti è colpa di quella stronza di Rosa Parks, così sfrontata da passare dalla parte del torto. Quanto vi avrebbe fatto scintillare gli occhi continuare a vederla vessata e senza diritti eh? Voi che per sentirvi buoni avete bisogno di martiri. Stavolta vi va male. 😉

  2. mazzone, in teoria non fa una grinza. in pratica ci sarebbe da mettere in conto che c’è una minoranza che nel 2015 è ancora privata di diritti civili essenziali, mentre il mondo intorno va avanti. e che comprensibilmente si è rotta il cazzo. e pertanto reagisce incazzata ad ogni azione o iniziativa, sia essa legittima (le politiche di marketing di una impresa privata) sia essa illegittima (il pirellone illuminato) che rema contro questa ennesima richiesta di riconoscimento.

  3. Sospettavo che articoli come questo sarebbero venuti fuori. E dispiace che vengano da un autore che solitamente fa analisi economiche lucide e approfondite, per quanto opinabili.
    Si continua a confondere il piano ideologico con quello commerciale, il che è di una superficialità disarmante. Ogni policy maker aziendale competente sa bene quanto sia volubile e spesso acritico il consumatore. Lo ha sempre saputo e ha sfruttato DA SEMPRE questa sua debolezza. Non si può far finta che dietro ogni policy commerciale di una azienda non ci sia, appunto, la politica. Italo ha operato una certa policy, del tutto legittima, e ora ne subisce le conseguenze. Punto. È del tutto legittimo per delle masse (per quanto acritiche, hai ragione) operare delle scelte (per quanto superficiali) tra questa o quella azienda che offrono un bene o un servizio. Le associazioni dei consumatori intervengono allo stesso modo. Non facciamo finta che le strategie comunicative e di marketing delle aziende che offrono beni/servizi al pubblico facciano leva sulla capacità di scelta critica dell’utente medio! Nike vende molte scarpe se riesce a imporre la propria immagine (dietro la quale sì, vi sono anche strategie politiche e ideologiche più o meno condivisibili) a una massa di anonimi e caproni consumatori. Se una azienda non riesce a risultare appealing abbastanza, è giusto che venga penalizzata dal mercato, anche grazie a un boicottaggio. Scelga meglio le sue strategie comunicative e aziendali, la prossima volta.
    I consumatori sarano anche dei caproni, ma a fine giornata solo loro che ti danno i soldi. Operare scelte (anche politiche, non prendiamoci in giro) è loro diritto tanto quanto quello delle aziende. Trae più beneficio chi fa scelte migliori. Azione e reazione, il mercato fa il suo corso e alla fine saremo tutti un po’ più contenti. E ti garantisco che la penso ugualmente quando associazioni di stampo conservatore boicottano aziende gay-friendly.

  4. ma il problema è che la gente è convinta che la legge debba prescrivere il giusto modello di famiglia.. quando intervistano qualcuno sul tema, ciascuno decanta le sue idee su “come dovrebbe essere una famiglia”.. amore, presenza, cura, a dispetto del genere sessuale, piuttosto che eterosessualità, normalità, e non so che altro.. ma la legge – in ottica liberale – non dovrebbe essere intesa in questo modo! Dovrebbe limitarsi a dire cosa non fare, essere laica, uguale per tutti, basata su diritti negativi.. e il resto dovrebbe essere materia lasciata alla società, alla cultura, ai costumi, etc.. Nel momento in cui la legge anzichè stabilire norme universali diventa uno strumento con cui ogni gruppo, di volta in volta reazionario o progressista, di destra o di sinistra, etc.. può imporsi sull’altro, imporre (o vietare) uno stile di vita, un modello di famiglia, una religione, un modello sessuale, ma anche un modo politicamente corretto di parlare, vestire, esprimersi, etc.. la società diventa una lotta per la sopraffazione, e la convivenza fra diversi si fa sempre più difficile. La legge diventa strumento di reciproca intolleranza, esattamente come mette in luce Mazzone. Solo che in questo paese di merda (lo dico, perchè è vietato dirlo) le prevalenti culture sono quella socialista, quella cattolica, e quella fascista, totalmente avverse a questa idea di legge e totalmente favorevoli al positivismo giuridico come strumento di ingegneria sociale.

  5. Non sono assolutamente d’accordo. Italo Treno ha proposto una convenzione per facilitare la partecipazione ad una manifestazione che va contro i diritti individuali prendendo, di fatto, una posizione politica. L’indignazione non è di un branco, ma di chi ragiona con il cervello e decide di “comprare un prodotto” in base alla posizione politica (o semplicemente alla visione ideologica) di chi glielo vende. Un po’ come chi (come me, come tanti) boicottò la Esso ai tempi della guerra in Iraq del presidente Bush. Mi sembra un diritto umano ed è offensivo da parte del sig. Luca Mazzone parlare di branco. L’asino casca miseramente proprio quando prende ad esempio un’eventuale, improbabile situazione opposta (Italo che propone convenzioni al Gay Pride) senza rendersi conto che il nodo della questione sta tutto lì: anche il Gay Pride è una manifestazione “pubblica legalmente autorizzata” (questa la difesa del social media manager di Italo) a cui però non mi risulta sia mai stata garantita una convenzione né da Italo né da Trenitalia. Sarà o non sarà dunque un mio sacrosanto diritto boicottarli?

      • La notizia ha già diverse ore. E non è che l’ennesima prova che la tua analisi è erronea.
        1 – Questa cosa qua a Italo la sapevano e il loro settore comunicazione non se ne è fatto forte. Questo ancora di più vuol dire che la gestione della comunicazione è stata affidata a persone non adeguate. Ottimo motivo per penalizzare l’azienda sul mercato.
        2 – Evidentemente, se una notizia del genere viene subito prontamente diffusa da un blog seguito e popolare come gay.it, vuol dire che forse questi capipopolo alla guida di masse informi con torce e forconi non sono così diffusi e potenti come le tue paure ritraggono. Vi sono solo i consumatori, le loro legittime sensibilità, e il loro legittimo diritto di scegliere (anche corporativamente, anche per motivi – non è questo il caso – inutili) a chi dare i propri soldi. E sì, pure la loro voglia di mettersi in discussione e di tornare sui propri passi.

        • Non credo chiedessero la tessera dei focolarini per avere lo sconto. Uno poteva benissimo organizzare un gruppo e andare a Milano a burlarsi (aka sfottere a morte) delle Sentinelle in piedi.

      • Non può che farmi piacere essermi sbagliato, ma rimane una differenza sostanziale nelle due posizioni (entrambe politiche, entrambe commerciali): il Family Day, lo ripeto, è manifestazione che va contro i diritti individuali, mentre il Gay Pride è una parata per la libertà sessuale che non rompe i coglioni a nessuno.
        Per estremizzare il mio esempio, se Italo o Trenitalia pubblicizzassero una convenzione per facilitare l’afflusso ad una commemorazione del Mein Kampf mi indignerei, se pubblicizzassero una scontistica per una manifestazione in favore dei video dei gattini su youtube non avrei niente da dire. Anche se personalmente non mi interessano.

  6. “temo sarebbero i gay militanti a fare questo stesso discorso se Italo Treno avesse fatto una promozione identica per il Gay Pride e a reagire fossero stati quelli del Family Day”. ma certo, continuiamo a mettere sullo stesso piano rosa parks e chi non la voleva far sedere in autobus.

  7. I sedili di Italo, in classe Smart, sono ridicolmente stretti, scomodissimi.
    Quelli in classe XL e Prima hanno l’appoggio per la coscia troppo corto e sono di similpelle, il che, associato all’inclinazione dello schienale, li rende scivolosi e comunque scomodi.
    Italo provveda a ripristinare un decente comfort sui suoi treni, invece di sponsorizzare manifestazioni omofobe e bigotte, poi ne riparliamo….
    😛

  8. Quindi Mazzone, che non è nuovo a cerchi cerchiobbottismi che fanno tanto pamphlet radical-gandhiano, sta dicendo che il mercato appiana le divergenze tra una manifestazione nata per rendere la tutela esclusiva e qualunque altra per estendere i diritti. Tanto più che, vista così, l’arma del boicottaggio pacifico, cioè quello squisitamente economico, niente altro è che una flessione di mercato data dal tracollo di credibilità di una data azienda. Non si capisce, quindi, perché un gruppo di acquirenti organizzati debba essere apostrofato come ‘branco’. Sciocco Italo a puntare su una comunicazione infantile e su una scontistica una tantum (il riferimento ad allegre compagnie di paesani che sfruttano l’occasione per vedere Roma è dovuto) che fa perdere una fetta di mercato fidelizzata che era solita riempire gli scomodissimi treni. Non sarà che forse, ipotizzo, è perché questo ‘branco’ è omosessuale e rivendica diritti che a certi squisiti analisti, vecchi editorialisti (eh quanto ha ragione il Times) e difensori fidei del qui e ora proprio non piacciono? O è solo pensiero emotivo opposto (in)volontario aka sindrome del bastian contrario con un pelino di spocchia in più?

  9. Come per l’articolo demenziale su Elton John e il boicottaggio di D&G (andate a ripescarlo che ridere tot minuti al giorno fa bene all’organismo) a Mazzone danno fastidio scioperi, boicottaggi e qualsiasi cosa possa colpire al portafoglio chi offre “un po’ concorrenza”. E sì che i secondi altro non sono che un ottimo esempio di libero mercato senza lacciuoli vari: tu imprenditore dimostri di essere un retrogrado passatista, io possibile utente non compro il tuo prodotto e dico agli altri cosa penso e quali sono le tue strategie di mercato. Il fatto poi di rispondere a chi ti boicotta in maniera passivo aggressiva (leggere i commenti al post della loro pagina facebook, che ridere più di tot minuti al giorno comunque non fa male) completa il quadro alla perfezione.

  10. “Tanto per capirci, temo sarebbero i gay militanti a fare questo stesso discorso se Italo Treno avesse fatto una promozione identica per il Gay Pride e a reagire fossero stati quelli del Family Day. Senza nemmeno rendersi conto di quanto penosa e preoccupante sia questa asimmetria.”

    Mi pare che ci sia un’asimmetria anche tra i due tipi di manifestazione, però: una chiede diritti per chi è attualmente discriminato, l’altra vuole negare i diritti altrui. Le due cose non sono eticamente equivalenti.

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