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IL BRAINWASHING DELL’ARTE

in arte by

La piccola notizia del giorno è che ieri sera, alla fiera Art Basel Miami, nella NOVA section, dedicata agli artisti emergenti, una donna è stata accoltellata. Nessun attacco terroristico, ma solo il gesto di una persona evidentemente instabile.
A quanto pare (le notizie sono un po’ confuse), la pazza di turno si chiama Siyuan Zhao, ha 24 anni ed è newyorkese di origini asiatiche. Nella foto vedete il suo encomiabile gusto estetico nell’abbigliamento.

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La vittima, anche lei di origine asiatiche, pare abbia iniziato una discussione con Siyuan Zhao, perchè quest’ultima continuava a seguirla e andargli addosso. Per tutta risposta, la pazza, in stile Kill Bill, ha tirato fuori un taglierino X-Acto, e ha colpito la ragazza al collo e al braccio. Nessun pericolo di vita, ma parecchio sangue. La Zhao è stata arrestata con accusa di tentato omicidio. Affermando inoltre che doveva uccidere lei e altre due persone e che volveva vederle sanguinare. Un tipino a modo insomma.

Ennesima storia di ordinaria follia. Quello che personalmente mi ha lasciato un po’ sconcertata, al di là del gesto in se, è stato il commento di uno testimone: “Pensavo si trattasse di una performance!”

Oltre a non saper discernere la realtà dalla finzione (grazie Hollywood) questa affermazione da l’idea del crescente influsso mediatico del mercato dell’arte sulle povere menti facilmente manipolabili. Qualsiasi cosa accade è performance.
E’ un po’ come quello che avviene per chi venera Ai Wei Wei senza interrogarsi sulla effettiva qualità della sua produzione artistica.
Ora penserete che ce l’ho con Ai Wei Wei. Si, è  così. Ma posso fare lo stesso esempio usando Damien Hirst.
L’amore per l’arte, se non accompagnato da una certa dose di spirito di osservazione, diventa suscettibile di brainwashing, abbagliando il giudizio critico sulla produzione e sull’evento artistico stesso. Il che è ironico se si pensa che negli ultimi 130 anni la produzione artistica ha combattuto per imporsi come espressione critica della società e dei costumi.
Nel caso del testimone poi, anche ammettendo la possibiltà, dovuta alla confusione, di credere che si trattasse di una performance, la mancanza di capacità di senso critico è doppia e imperdonabile, dato che il pensiero consequente avrebbe dovuto essere uno, molto semplice: “che performance di merda!”

Viola Kunst, di origine laziale misto terrone (o piu´ poeticamente magno-greca), pur lasciando gran parte del suo cuore a Roma, vive, lavora e soprattutto paga le tasse da anni (tanti) a Berlino, con allegre pause in Grecia e in Spagna. Viaggiatrice incallita, pittrice di spirito rinascimentale e indole incazzata, ama prendere per i fondelli un po´ tutto quello che le capita a tiro. Il suo cervello isterico-disfunzionale crea teorie bislacche, che la sopracitata vorrebbe inculcare a tutti. Crede che Winnie the Pooh sia l´origine dei mali del mondo e mantiene una fede incrollabile nel buon cibo di qualsivoglia provenienza, nel rock e in Jane Fonda.

7 Comments

  1. >Oltre a non saper discernere la realtà dalla finzione (grazie Hollywood)

    Non penso sia Holliwood, semplicemente i meccanismi normali di funzionamento della mente umana: sei una mostra di artisti contemporanei ed emergenti, e il tuo cervello interpreta la situazione nella maniera piu’ razionale, cioe’ che sia una performance e non una pazza scatenata.

    Lo stesso problema sembra verificarsi nei casi di assalti terroristici, gli ostaggi invece di scappare restano bloccati sul posto perche’ il cervello non riesce ad accettare che un’eventualita’ tanto remota come un attacco terroristico stia succedendo proprio a te in quel momento.

  2. Viola, tu giochi sporco 🙂 Se c’è qualcuno responsabile della “degenerazione” realista della performance artistica è innanzitutto Marina Abramovic….

  3. Mi piace molto la foto dell’arresto. Mi rassicura la figura del poliziotto, di quel ceto proletario – più o meno – che col suo disinteresse fa sì che la sedicente avant-garde artistica (l’asiatica) non dilaghi.

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