un blog canaglia

Il blocco del blogger ovvero la sindrome dell’Automasticazzi.

in internet by

Tutto nacque da una pagina facebook prodiga di puttanate. La mia. Da cui scaturì quel “Vuoi scrivere sul nostro blog?”

Ecco, metti il fascino del nuovo (tu: mò il blog sarebbe nuovo?mandòvivi – io: ahò, i blogghe non me li sono mai pisciati, mea culpa mea culpa mea maxima culpa, chettedevodì, damme na cortellata), metti gli amici di facebook, mettici pure quel soave tittillìo all’ego…e dissi sì. Contento. Sì. Scrivo sul blog. Con la faccia seria, eh. Scrivo. Sul blog. Tranquilli. Ci sto dentro.

Dopo poco però, molto poco, la pagina di wordpress iniziò a guardarmi con una strana espressione, qualcosa in mezzo tra “forse dovresti approfondire più attentamente l’argomento che stai affrontando per basare la tua tesi su elementi univoci, precisi e concordanti affinché la tua disamina possa arricchire l’ipotetico lettore dal punto di vista della conoscenza e della grazia espressiva” e “questo è tutto? Masticazzi?”. Ecco, forse la seconda impressione era più evidente e questa parola riecheggiava sempre più insistentemente. Masticazzi.
La domanda, profonda, implacabile, assordante di questa moderna sfinge chiamata wordpress: in base a quale principio ritieni che quello che pensi dovrebbe o potrebbe in qualche maniera interessare a qualcuno? Risposta: Silenzio tombale.

Diagnosi: sindrome dell’Automasticazzi. Conclamata.

Che fare? non è che uno ha una sindrome del genere e ci convive serenamente.

Dopo l’infausta diagnosi,  ho iniziato a leggere blog su blog perché, mi sono detto, non è che uno vuole fare il chitarrista e non sente gli altri chitarristi, non funziona così, vediamo quindi come si regolano gli altri blogger, vediamo come si relazionano loro, alla sindrome dell’automasticazzi.

Ho passato insomma notti su notti piantato sulle pagine dei blog più famosi. Quelli che poi i blogger vanno su LA7 con il sottopancia con la scritta “blogger”.  E ho avuto un’illuminazione: i blogger non soffrono della sindrome dell’automasticazzi. Ne sono immuni. Ritengono che quello che hanno da dire è fondamentale.  Proprio per la vita della gente. Tipo “I have a dream” di Martin Luther King. Così. Esticazzi se il più delle volte è qualcosa di una banalità allucinante o estremamente irritante. “Io la penso così. Se non ti frega il problema è tuo.”
Dopo qualche minuto di sconcerto ho capito allora che le prime cose che servono per affrontare la sindrome dell’automasticazzi è la faccia come il culo e un ego piuttosto sviluppato. Ottimo.

Superato il dilemma soggettivo interiore con una mossa che possiamo chiamare “Sovvertimento dell’introflessione del masticazzi – ovvero: Sai cosa c”è di nuovo, masticazzi lo dico io)  il problema si rivolge al pezzo da scrivere. Il “post”. Perché va bene tutto, ma le stronzate dio mio veramente no, meglio tacere. Non c’entra l’automasticazzi, è proprio un sentimento di umana decenza.

Quindi, dopo ore di lunghe ed approfondite analisi comparate, ho intuito che la cosa che si avvicina di più al concetto di blog è l’articolo di fondo di un quotidiano. L’ editoriale. Cioè quello che in redazione affidano alla penna più cazzuta, perché da una notizia, da una serie di avvenimenti etc., l’editorialista tira fuori una lettura che in qualche maniera aiuta chi legge a tirare le fila di un certo argomento. Il post non è uguale al fondo, certo. Ma si avvicina. Parecchio. Quindi per fare un post decente (almeno per il proprio giudizio) serve una certa competenza dell’argomento di cui si tratta più una spiccata capacità di astrazione.

Con quest’altra mossa, che possiamo definire “Esegesi delle fonti dell’automasticazzi-ovvero: Ma io sta cosa la so, la reputo importate e sticazzi se non ti frega”, dopo il problema soggettivo, abbiamo circoscritto anche il problema oggettivo, cioè la scelta dell’argomento e come affrontarlo.

Ora, la forma: il pensiero va espresso con un linguaggio sbarazzino e moderno,  con i “cioè”,  i “comunque”, insomma pensiero frammentato a go-go. Un po’ flusso di coscienza e un po’ parlato, che piace tanto ai giovani, con buona pace della grammatica italiana, che sennò mi diventa pesante e non è un articolo, è un post su un blog. Tutta un”altra cosa, capito.
E molto breve, perché la soglia d’attenzione media dedicata al post sul blog è stimabile intorno ai 15 secondi.
E almeno un battutone, o una articolata presa per il culo a qualcuno o qualcosa, perché i blog più fichi fanno ridere. Fact.

Quindi ricapitolando: faccia da culo, ego sviluppato, argomento che si padroneggia o quanto meno si conosce, capacità di astrazione, linguaggio sbarazzino, senso della sintesi e battutone.

Un sano Cocktail di questi elementi, e  la sindrome dell’automasticazzi può andare diretta affanculo.

A parte che se sei belloccio o hai le tettone, può essere che ci vai davvero su LA7 con la scritta “blogger” sotto, a prescindere dalle puttanate che scrivi e che conseguentemente dici o dalle profonde verità che riveli, succede che se hai un po’ di spirito critico, un po’ di auto-umorismo e una penna felice, finisce che scrivi davvero una cosa sincera e simpatica che ha l’unica pretesa di voler condividere un’esperienza, un pensiero o un’intuizione, profonda o banale che sia, senza l’arroganza di voler insegnare qualcosa a qualcuno. Che credo sia alla fine la cosa migliore.

E sticazzi del resto.

11 Comments

    • Um, I think that’s 186,282. And you can’t have a gallon of petrol. The Atlantic Ocean won’t allow it7I;&#821.(m just assuming they use litres over there, but I may be wrong. Anyone?)

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from internet

Zelig in evidenza

You realise che stai arrivando a Craco quando d’un tratto lo sconfinato
Go to Top