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Identità e rappresentanza

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Qualche settimana fa è venuto in visita “pastorale” al PD Londra un deputato eletto nella circoscrizione estero. Da bravi emigranti ben integrati, lo abbiamo portato in una pub di Sua Maestà per qualche pinta e qualche scazzottata (si fa per ridere).  Si comincia a parlare di voto e rappresentanza degli italiani residenti all’estero. Sostanzialmente mi si voleva convincere della necessità di mantenere la circostrizione estero (per capirci, quella che eletto grandi statisti quali Pallaro e Razzi) in quanto i parlamentari che meglio rappresentano gli Italiani all’estero sarebbero a loro volta degli Italiani all’estero. Io invece candidamente sostenevo che anche se espatriata, io mi sento perfettamente rappresentata da un parlamentare eletto in Italia se ha le mie idee. Del resto io, quando voto, non penso solo ai miei interessi ma cerco di avere una visione del mio Paese che vada oltre l’estensione dell’orario degli sportelli del consolato o il ricongiungimento dei contributi pagati nel Regno Unito (si fa per dire, vi tranquillizzo, io non ho alcun contributo versato). 
Un simile appello all’unità non di chi si ritrova in un’idea ma di chi condivide una caratteristica piuttosto arbitraria arriva oggi dall’appello di novanta parlamentari donne, tanto per ricordare a tutti che la parità di genere sia una questione da donne. Le onorevoli chiedono che metà dei posti in lista per le poltiche siano riservati a donne. Pazienza se poi quando vado a votare tra le donne in lista trovo la galleria degli orrori: sia io che loro ci sediamo per fare la pipì e ci depiliamo le gambe, vuoi che con tutte queste cose in comune poi io preferisca farmi rappresentare da un uomo? Traditrice.
Si potrebbero fare moltissimi altri esempi di improbabili appelli all’unità su base geografica, calcistica, religiosa, generazionale, sessuale o culturale. Alla fine, non volendo fare un torto a nessuno, io dovrei andarmi a scovare una candidata donna, residente nel Regno Unito ma originaria del Nordest (meglio se del Friuli Venezia Giulia, anzi della Venezia Giulia, anzi di Trieste perché a noi friuliani e goriziani non piacciono), milanista, agnostica scomunicata, nata negli anni ’80, straight ally, con un dottorato in qualche campo dell’economia applicata e magari sotto l’165 perché quelle alte mi danno un po’ fastidio. Se ne conoscete una presentatemela, ho l’impressione che mi starebbe molto simpatica!

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

6 Comments

    • Esistono anche le scomuniche automatiche, ossia se tu commetti un certo peccato, allora per la Chiesa Cattolica sei scomunicato automaticamente, senza che il papa si preoccupi di sapere che esisti: ad esempio succede per lo sbattezzo. Però certo, dire “Sono stata scomunicata” fa molto più figo, specialmente a Londra.

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