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Ich bin griechisch

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“Certo che le banche ci potevano pensare prima a perestare tutti questi soldi alla Grecia!”

Messa così pare che all’epoca il sor Papandreu si è recato nella filiale di Intesa Sanpaolo di Tessalonica dicendo “zio mi alzi 150 miliardi?”. In realtà, invece, fino ad un certo periodo storico, la Grecia, come qualasiasi altro stato sovrano, ha emesso titoli di debito pubblico che venivano acquistati dal mercato. Da voi lettori, da mio zio, da me, e ovviamente anche dalle banche. Anzi, prevalentemente dalle banche, perché, sempre fino a quel determinato periodo storico, acquistare titoli del debito di un Paese sovrano era una prassi consolidata per gli istituti finanziari, perché venivano considerati titoli “sicuri”. A maggior ragione quando tali titoli entrano sotto il “cappello” dell’Euro, moneta oggettivamente molto potente. Semplicisticamente: erogare un credito e acquistare un titolo di stato, se alla fine danno un effetto sostanziale uguale (“zio, me devi da i sordi!”), nascono come operazioni completamente diverse: nel primo caso sei tu che devi, da buon padre di famiglia, valutare le possibilità di rimborso del debitore; nel secondo caso, questa operazione è fatta, tendenzialmente, dalle società di rating. Che si basano su molte considerazioni, tra le quali i dati di bilancio. Che, come abbiamo avuto modo di apprendere, non sono propriamente ciò in cui eccellono i miei amati Opsiciani. E nemmeno i Bucellarii, se la cosa vi può consolare.

Ciò che poi è accaduto è che questo debito puzzone che girava per le banche (e per gli investitori privati) europei è stato sostanzialmente “trasferito” alle autorità sovranazionali. In buona sostanza, a tutti noi taxpayers europei. Questo, attenzione, non è stato fatto “rigirando” il debito dalle banche alla collettività: perché quel debito ha subito un pensante “haircut”, cioè una buona parte di esso è stato cancellato per sempre. Quindi occhio a dire “le banche hanno sbolognato il debito ai taxpayers”, perché a) non sono state solo le banche, ma magari anche mio zio che s’era comprato l’obbligazione ellenica b) in ogni caso, chi deteneva il debito greco all’epoca dell’haircut ci ha perso una discreta quantità di soldini. In soldoni: se prima JP Morgan Chase Manhattan deteneva un titolo che valeva 100, ha registrato una perdita secca a conto economico per 50; gli altri 50 se li è accollati la collettività europea.

Il trasferimento alle autorità sovranazionali (quelle rappresentate dalla Troika, per intenderci) è stato un passaggio fondamentale a mio modo di vedere, perché così ha finalmente liberato la gestione del debito greco dalle mere logiche finanziario/contabili. O meglio, avrebbe dovuto, perché effettivamente i tedeschi ragionano come se uno stato sovrano fosse una azienda, e questa è una cazzata bella grossa. Ma, tenendo un attimo da parte the unfuckable big assed, ripeto: che il debito greco sia diventato una questione politica e non più finanziaria è una cosa positiva, molto positiva. A questo punto la battaglia da fare è: ma adesso che possiamo gestire con calma questa roba, senza dover pensare al Net Present Value dell’investimento, ha senso andare lì e fare i pignoratori che si comprano il Pireo a due lire e lo rivendono agli oligarchi? Certo che no. Così come, però, non ha senso fare i pagliacci per mesi dicendo “io non vi pago” e basta. Se Tsi&Var avessero avuto un tipo di approccio diverso, se avessero dimostrato buona volontà e una visione di lungo periodo, a quel punto gli unici coglioni sarebbero rimasti i tedeschi e la loro mentalità tedesca. E a quel punto avremmo tutti potuto a buon diritto dire Ich bin griechisch e studiare assieme una strategia di lungo periodo per fare stare bene la gente. Perché se questi disgraziati chiedono solo di cancellare il debito, altri stati sovrani si troveranno a dover gestire perdite molto ingenti. Tra l’altro mentre dall’altra parte dell’Adriatico un panetto di burro costa 3 miliardi di dracme.

Non aiutare la Grecia (o non farsi aiutare, alla fine è uguale) è un gioco lose-lose, ci perdono i greci e ci perdono gli europei. Finanziariamente ma, soprattutto, politicamente.

Nato e cresciuto tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, amo i loro lati positivi e odio quelli negativi. Dice: e grazie arcangelo. No no, provate a parlare con chi ci vive. Dal 2000 mi trovo stabilmente a Roma, dove ho cambiato idea diverse volte, credendo che sia questa la vera chiave. Vi amo tutti.

1 Comment

  1. L’ho chiesto di la’ (post di El Presidente) e mi han rimandato di qua per le domande tecniche:

    Quello che non mi e’ chiaro e’
    Dato che ci sono due grandi creditori (EU e FMI) verso la Grecia, perche’ la riformulazione del debito greco dovrebbe cadere sulle spalle dell’EU e non del FMI, dato che sulla carta e’ l’organo internazionale preposto proprio a quello?

    perdonate l’ignoranza

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