un blog canaglia

I problemi del paese

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Sono stufo marcio di ascoltare l’adagio secondo il quale in un momento di crisi economica bisognerebbe mettere da parte le discussioni sui diritti civili perché “i problemi del paese sono altri”: e ciò, badate, non perché ritenga il cosiddetto “benaltrismo” un atteggiamento negativo tout court, ma proprio perché mi pare che un’affermazione del genere sia concretamente priva di fondamento.
Abbiate pazienza: a voi risulta che quando il PIL decresce le persone smettano di ammalarsi e non avvertano la necessità di poter scegliere come morire? Vi pare che si astengano dall’innamorarsi -se del caso di una persona del loro stesso sesso- e non coltivino l’idea di sposarsi? Credete che dimentichino il sesso e perciò siano al riparo dalle gravidanze indesiderate? Immaginate che smettano di essere bianche, nere, gialle, cattoliche, islamiche o atee, e che da un momento all’altro non debbano più trovare il modo di convivere? Siete convinti che tutta la loro vita, improvvisamente, si riduca al conteggio dei soldi che hanno in tasca e al controllo quotidiano dello spread?
Be’, sbagliate. E sbagliate di brutto.
La gente continua ad averli, quei problemi, anche nel bel mezzo di una recessione: e siccome quella gente appartiene al paese, quei problemi continuano a far parte, a pieno titolo e a tutti gli effetti, di quelli che voi chiamate “problemi del paese”.
Non trovo per niente inappropriato, quindi, che nel valutare i programmi dei  candidati alle primarie o dei partiti alle elezioni le posizioni sui diritti civili siano importanti esattamente come gli altri argomenti: e mi pare che sospendere il giudizio su quelle questioni in ragione della crisi economica galoppante sia una fregnaccia che non ha il minimo motivo di esistere, visto e considerato che per fortuna gli esseri umani sono multitasking e possono agevolmente tenere in testa tre o quattro cose allo stesso tempo.
Un’ultima -ma niente affatto marginale- considerazione: a forza di ripetere ‘sto mantra senza sottoporlo a uno straccio di giudizio critico, è andata a finire che nei momenti di crisi economica i diritti civili dei cittadini sono stati sistematicamente compressi -e talora letteralmente azzerati- ogni volta che si è verificata una recessione; basta guardarsi indietro per accorgersi che ad ogni crisi economica corrisponde una contrazione delle libertà individuali, un inasprimento del proibizionismo e quindi, in definitiva, un arretramento sul fronte dei diritti civili.
Piantatela, per carità, di ripetere che “i problemi del paese sono altri”: altrimenti, date retta e me, finiranno per portarvi via pure quei quattro diritti in croce che avete.
E il bello è che non ve ne accorgerete neppure.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. Sono d’accordo. Però poi non si parla neanche mai di vere soluzioni economiche e si finisce solo a parlare di inutili primarie o di Grillo, quando il problema è la BCE, l’euro etc..

    • Ah be’, se il problema è l’euro abbiamo capito tutto. I problemi sono tanti e contemporanei. Compito della politica è affrontarli e risolverli. A sceglierne solo un paio, lasciando gli altri irrisolti, sono capaci tutti; ma se credono di farci una bella figura, sbagliano di grosso e danneggiano i cittadini, cioè noi.
      Non dico che mi aspetto la soluzione ottimale di tutti i problemi (intanto non è garantita neppure quella di un paio presi a caso); ma un governo ha il dovere di affrontare l’insieme dei problemi del paese e deve cercare di risolverli come può e come sa. Altrimenti che governo è?

  2. Forse quello che sto per dire non centra col post, fate voi.
    Nella campagna elettorale per il 2006 qualcuno chiese a Fassino che avevano intenzione di fare sul conflitto d’interessi. E lui rispose che non era una priorità, intendendo che la priorità era la situazione economica. Ecco, a me venne in mente il primo dopoguerra, come pensate fosse la situazione economica allora? Ma i politici di allora per prima cosa fecero la costituente (subito fecero il referendum monarchia-repubblica, ma serviva per scrivere la costituzione …). Ecco, secondo me, i diritti civili e leggi necessarie alla democrazia come il conflitto di interessi e la libertà di stampa, sono, nell’Italia di oggi, fondamentali come la Carta Costituzionale allora.

    Probabilmente però, i nostri politici non sono in multisessione, se pensano all’economia (soprattutto alla loro) si affaticano troppo e non riescono più a pensare niente altro.

  3. Totalmente d’accordo. Aggiungo che se l’unica scusa per non avere leggi moderne e civili su certe tematichesia quella del “c’è ben altro”, propongo al parlamento questa soluzione: voi vi occupate di questo “ben altro” e io scrivo una bella leggina su matrimoni gay, convivenze, fecondazione assistita, obiezione di coscienza, finanziamento alla chiesa cattolica, legalizzazione droghe leggere, apertura delle case chiuse. Poi voi me la approvate senza leggerla. D’accordo? Faccio tutto io e ve lo faccio gratis!

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