un blog canaglia

I preti e la famiglia

in società by

Il Papa ha organizzato un sinodo sulla famiglia. Partecipano in 253, tra preti, vescovi, consacrati e anche coppie sposate.

Le coppie sposate sono 14, il che fa 28 persone, il che vuol dire che oltre l’80% dei partecipanti non è sposato (forse qualche prelato rappresentante delle Chiese orientali lo è pure, ma non so).

Ora, un sinodo è stato indetto da un uomo non sposato e raccoglie persone che nella stragrandissima maggioranza non sono sposate, per discutere di “famiglia”.

Ci sono due modi di intendere questa cosa.

Il primo è pensare che sia molto bizzarro e quasi ridicolo riunire a discutere di “famiglia” un consesso di persone che hanno intrapreso un percorso di vita che esclude il matrimonio e, quindi, hanno deciso di non avere una famiglia.

Il secondo è pensare che non è vero che i preti e le suore (e le persone consacrate, in genere) non hanno una famiglia: i preti possono continuare a vivere con i loro parenti, ad esempio, o avere in casa una “perpetua”, i religiosi possono vivere in comunità tipo conventi ecc. Ancora, i religiosi sono in stretto contatto con le famiglie e conoscono i loro problemi: sono “presenti” nelle famiglie. Insomma, si può avere “famiglia” anche da prete: si può avere una vita domestica insieme ad altri, si possono frequentare intensamente altre persone (anche senza venir meno ai propri voti sacerdotali, ovviamente!), si può essere partecipi di esperienze di vita comune che danno luogo a legami affettivi forti, solidi e intensi come quelli di una qualunque “famiglia”. Anche i preti e le suore possono avere a pieno titolo una “famiglia”, allora.

Io, con qualche riserva, la penso nel secondo modo.

Questo, però, vuol dire che non è vero che c’è un solo modello familiare il cui nucleo è formato da uomo, donna e magari dei figli. Vuol dire invece che di “famiglie” ce ne sono tante e che i modelli familiari possibili sono infiniti, tutti degni. Se i preti hanno titolo a parlare di “famiglia”, vuol dire che di “famiglia” non ce ne è una sola. Altrimenti parlerebbero solo di qualcosa che non conoscono o, quantomeno, a cui hanno rinunciato.

Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

8 Comments

  1. tirato per i capelli. A un convegno sul crimine di solito ci stanno sociologi, poliziotti, magistrati e psicologi, non rapinatori o truffatori. L’amico che ti chiede consiglio sul fallimento della propria relazione lo fa proprio perchè tu in quella relazione non c’entravi un tubo (si spera).

    E per l’opzione 2, un religioso ti spiegherà che la sua famiglia è Dio.

    • ah, quindi “rapinatori e truffatori” sono paragonabili alle coppie sposate?

      Quanto a Dio, qualunque cosa possano dire, il resto di noi li vede avere dei rapporti della stessa intensità di quelli familiari con persone umane, pur non essendo sposati.

      Quindi, quello che rimane più “tirato per i capelli” è solo pensare che si debba considerare “famiglia” solo quello che loro dicono che lo sia, pure se loro vivono in “famiglie” di tipo diverso.

      • Si, li ha paragonati ai ladri.
        Ma non è un paragone morale, era per spiegarsi, credo.
        Immagino volesse dire che un esperto di un dato oggetto di studio o di una data situazione non debba per forza essere l’oggetto stesso o vivere la situazione.
        Presumo inoltre che il fatto che tu abbia detto una cazzata non voglia dire per forza che le famiglie non possano essere diverse da quelle canoniche.
        Per come la vedo io tu hai detto una cazzata, ragioni male e scrivi peggio ma nonostante questo le famiglie possono formarsi con i più vari schemi.

  2. Il concetto di famiglia nucleica tradizionale ha sempre fatto molto comodo al Vaticano, perché al centro della società invece del cittadino, minando di fatto il concetto di Stato – e una vera percezione di Stato libero e laico è per loro molto pericolosa – e dando alle masse il nemico contro cui sfogarsi dalla trappola in cui loro stessi li hanno messi per spolparli, ovvero l’omo o il single e i “diversi” in generale. Ci campano sopra da secoli.

  3. Credo che vada molto vicino al punto. Manca un pezzo: la strenua difesa della famiglia tradizionale e del celibato sacerdotale si “tengono” insieme, perché è il modo con cui la Chiesa si garantisce da sempre che i beni accumulati dalle famiglie, attraverso le vocazioni, passino nelle sue mani. Oltre alle donazioni e ai lasciti testamentari, che io chiamerei estorsioni sotto minaccia di andare all’inferno, c’è infatti la millenaria regola per cui chi prende i voti versa un obolo, che può anche rappresentare in certi casi un cospicuo patrimonio, nelle mani dell’ordine, con la giustificazione che poi l’ordine ti deve mantenere (cosa falsissima ad esempio per le suore, che lavorano, anche in clausura).
    Insomma la famiglia tradizionale serve per stabilire un ordine gerarchico nella società, che è lo stesso della chiesa (capofamiglia, donna sottomessa, figli ubbidienti), serve da serbatoio per nuove vocazioni e serve da mungitura per ottenere reddito e ricchezza.

  4. @Stefano: a un convegno sulla criminalità ci vanno i non criminali, per debellarla, non si invitano quelli che la mettono in opera. Qui i criminali sono a buon diritto “oggetto” di studio e di deliberazioni altrui. Un criminale non ha titolo per contestare che qualcun altro decida, perché l’essere criminale non è interesse meritevole di tutela.
    Con che diritto si fa la stessa oggettivizzazione sulla famiglia? Con quale arroganza? Io rifiuto di farmi dire da chiunque altro chi sono, cos’è la mia famiglia, se è normale, se ha diritto di esistere.
    Quello che hai scritto denota il becero autoritarismo che nascondete dietro i vistri silenzi e i vostri libri: quello che volete è decidere sulla pelle degli altri. Non vi è consentito.

    • Il metodo scientifico semplicemente non obbliga tizio, in caso debba studiare il caso di caio per decidere il comportamento più redditizio del medesimo, ad essere caio, o a sapere cosa si prova ad essere caio.
      La storia è piena di fior di sociologi che vivevano in una grotta perchè schifavano l’umanità, però parlavano di rapporti umani molto meglio di quelli immersi in tali rapporti. Non vale il contrario, essere autoescluso dalla società non fa di te un bravo sociologo.
      Non c’è una correlazione diretta insomma tra la bontà della tua analisi e la conoscenza empirica del problema, che addirittura potrebbe portarti a conclusioni errate, quel che vale per te e tuo marito potrebbe non valere per il 99% delle coppie. A meno che tu non abbia avuto 10000 matrimoni nella tua vita, in quel caso la tua conoscenza empirica varrebbe quanto una statistica.
      Attenzione: mi potresti dire ‘ma io vivo con mio marito, quindi me ne fotto delle altre 99%, scelgo quel che è buono per noi’, ok, però se si dovesse decidere delle linee guida o delle leggi sulla famiglia di te e tuo marito dovremmo fottercene, visto che bisogna pensare all’interesse generale. Le rare volte in cui guido giro come un pensionato, fosse per me tutti gli articoli del codice della strada riguardanti l’eccesso di velocità si potrebbero tranquillamente abolire, peccato che se dovessi scrivere una legge sull’argomento dovrei pensare a tutti quelli che corrono, non al sottoscritto.

      PS
      la mia osservazione era solo riferita alla fallacità dell’argomento ‘se non hai una famiglia non puoi spiegare come dovrebbe essere una famiglia’, personalmente darei fuoco a tutti i preti di ogni religione sulla terra.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top