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I Precari? “Parte del pacchetto”!

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Matteo Renzi ha chiarito che il decreto che ha recentemente deregolamentato totalmente contratto a termine e dell’apprendistato, non si possono toccare perché “parte di un pacchetto”.

In sostanza, con la riforma del contratto a termine, il lavoro precario diventa giuridicamente equiparato al lavoro a tempo indeterminato: non si deve più giustificare la ragione per la quale l’imprenditore assume a termine o tramite somministrazione (“lavoro interinale”), invece che con un contratto standard.

Entro un limite di tre anni il datore di lavoro è libero di prorogare il contratto fino a 8 volte: vuol dire che può far durare il contratto a suo piacimento ed estenderlo quanto vuole, anche utilizzando lavoro precario per coprire una esigenza temporanea. Al termine dei 3 anni, il datore di lavoro è libero di ricominciare il giochetto con un altro lavoratore.

Il contratto di apprendistato è un contratto in cui, da un punto di vista economico, un lavoratore accetta di essere pagato di meno in cambio di formazione. Prima del decreto Renzi, il progetto formativo andava specificato per iscritto, adesso non più: vuol dire che il lavoratore non ha alcuna certezza sulla formazione che riceverà e che può pretendere. Non sarà praticamente più possibile far convertire contratto di apprendistato con un contratto standard se il datore di lavoro non offre in realtà nessuna formazione, perché è praticamente impossibile provare la mancanza di formazione se il progetto non è predeterminato per iscritto.

Prima del decreto Poletti-Renzi, inoltre, un datore di lavoro non poteva assumere altri apprendisti se non aveva assunto con contratto standard il 50% degli apprendisti assunti in precedenza: era un modo per dimostrare che si era ricorso all’apprendistato per fornire vera formazione finalizzata all’assunzione dopo aver raggiunto la qualificazione richiesta e non solo per godere di manodopera a basso costo. Anche questo limite, via! Vai con le assunzioni di apprendisti finalizzate solo a pagare meno!

Tutto giustificato dall’idea che precarizzare il lavoro serva a creare nuova occupazione o a migliorare la produttività: idea mai provata (vd. qui, paragrafo 3) e anzi  smentita empiricamente.

Soprattutto, la precarizzazione è stata blindata da Renzi, perché è parte di un “pacchetto“, quale? Quello per cui si impiegano risorse per ridurre l’irpef sui lavoratori: le imprese sono scontente perché volevano invece si riducesse l’IRAP? Eccole accontentate con la loro parte di pacchetto: la quasi totale deregolamentazione del lavoro precario.

Cioè: dovevamo per forza ridurre l’irpef, in vista delle europee perché così mettiamo in tasca quattrini agli elettori. Siccome se avessimo ridotto l’irap gli elettori contenti sarebbero stato gli imprenditori, che sono di meno, allora abbiamo ridotto l’irpef. Però, per ricompensare le imprese e tranquillizzare i loro giornali di riferimento, abbiamo precarizzato ancora di più i lavoratori atipici.

Cari lavoratori atipici, avete capito? Siete merce di scambio; siete “parte del pacchetto”! Gioite!

Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

2 Comments

  1. Devo dire che se non avessi letto qui queste cose, messe nero su bianco, non avrei capito fino a che punto la ‘riforma’ renziana sul lavoro fosse una porcheria.
    Peccato che la “grande” informazione, quella importante, quella illuminata, quella che conta, faccia di tutto perché gli “elettori” non capiscano niente di questa e di altre porcherie, anche peggiori, che il ducetto sta freneticamente approntando.
    Dopo: dopo la festa del 25 maggio, capiremo meglio in che modo il ducetto sta facendo la festa a tutti noi.

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