La scuola dei profughi

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Visto che, nella calendarizzazione del solito show, le “riforme” nel campo istruzione servono sopratutto a dare la scusa per un prolungamento delle vacanze di studenti e alunni che va grossomodo dai morti a Natale, entriamo un attimo nella polemica. Ma giusto per dire una cosa, piccola e ininfluente, che poi a dire tutto quello che serve ci pensera’ Cruciani, a ottobre.

E’ una cosa che ti viene in mente assistendo all’ennesima reazione del profugo della scuola: un essere apparentemente della stessa famiglia degli umani, ma la cui societa’ e’ caratterizzata da misteriose convinzioni e impenetrabili rituali. Il profugo della scuola prende una laurea, tipicamente al Sud e tipicamente in materie umanistiche, e poi si mette in fila per entrare a scuola. S’incazza – anche giustamente, va detto – perche’ le regole della fila cambiano continuamente, perche’ ogni tanto le regole per avanzare in coda sono disumane , perche’ in fondo anche lo stipendio nelle grandi citta’ del Nord non e’ granche’.

Ma non si smuove dalla convinzione che, prima o poi, passare la porta d’ingresso sia un suo inalienabile diritto. In sostanza, secondo il nostro amico, la scuola e’ l’unico datore di lavoro dove tu mandi il curriculum e lui e’ obbligato ad assumerti, prima o poi. E’ solo una questione di quando. Anzi, per lui, il fatto di aver svolto delle supplenze, cioe’ di aver insegnato non importa se bene o male, non importa come e perche’ e con quali risultati, di per se’ costituisce una sorta di titolo di merito.

L’idea che possa esistere una qualsiasi barriera all’ingresso, non e’ per nulla popolare –  si potrebbe concordare che l’abilitazione attraverso il TFA sia un metodo pessimo, allo stato, ma tant’e’. Pensare  che se 500mila persone vogliono entrare in ruolo e c’e’ spazio per 100mila non si applica il “lavorare meno, lavorare tutti”, ma si deve trovare un metodo per prendere i migliori 100mila non li sfiora. Anzi, li offende. Gli altri non possono mica cercarsi un impiego differente! Scrivono alcuni: “solo perché siamo stati meno fortunati di altri e non siamo riusciti ancora ad abilitarci, non vuol dire che non sappiamo fare il nostro lavoro“. 

Ora, davvero, astraiamo dalle mille questioni di merito che un argomento complesso come l’istruzione chiama in causa: come si puo’ pensare che uno talmente fesso da essere convinto di una cosa del genere possa arrivare, un giorno, ad avere la responsabilita’ della formazione di qualcun altro? Eppure accade. E questa cosa, diciamolo senza timore di plagiare una locuzione ormai popolare in queste pagine, ha abbondantemente rotto il cazzo.

 

contratto-subito

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

10 Comments

  1. Ancorché – che fa più old-rock – ampiamente condivisibili le questioni “profughi” e “inalienabile diritto”, puntualizzerei da precario autoctono norreno della scuola, stra-abiliato SSIS per “normo” e per disabili, che:
    1) la questione del merito oggettivo era oscura finanche (!) per Godel, che ha risolto ben più ardue somme e sottrazioni;
    2) le vituperate scuole di specializzazione e abilitazione all’insegnamento (SSIS e TFA che si voglia), non fosse altro per il fatto che obbligano/vano a fare tirocini e che prevedono/evano selezione in ingresso ed esame finale equipollente a concorso, sono di certo più formative e meritocratiche rispetto ai concorsi “-ini” e “-oni”, che notoriamente favoriscono moscardini e si basano su un imponderabile dose di Fato leggasi Culo (come tutti gli esami). Diciamo che le scuole di abilitazione sono/erano un po’ come la scuola calcio per l’aspirante calciatore. Poi, certo, si può essere calciatori scarsi comunque, però almeno si acquisiscono i fondamentali.
    3) Un laureato sic et simpliciter non può avere direttamente e senza passare dal VIA una cattedra. Punto. L’ultimo concorso di Parfum ha dato questa possibilità a laureati pizzaioli particolarmente abili nel sudoku e nel trova le differenze. Così abbiamo perso buoni pizzaioli e abbiamo acquistato insegnanti con poca mozzarella.

    • Si, un test, quale che sia, e’ comunque fondato su criteri arbitrari. La cosa che lo rende equo e’ il fatto che siano fissati ex ante.

  2. il ragionamento suona logico ( posti disponibili + merito = stacce) , ma pur non essendo un esperto mi chiedo : lo scandalo non è il reiterare ogni anno il balletto delle supplenze con non so quali criteri/risorse e ignorare il fatto che se uno “supplisce” 10/15 anni ad un posto forse è perchè quel posto è necessario?
    Non so quanto costi un precario allo Stato rispetto ad uno di ruolo, ma mi suona come quando le aziende “assumono” a ruota decine di stagisti/apprendisti per fare lavori dove una persona sarebbe necessaria.
    Giusto, non giusto, col fatto che licenziare è un impresa epica, non lo so. Ma mi fa un po tristezza.

    • la riforma non consisterebbe nella “mera” assunzione dei precari – che in sé, oltre che giusto, sarebbe necessario per coprire posti vacanti –, ma anche e soprattutto nel riformulare ruoli, strumenti e didattica.
      si tenga conto che, studi alla mano, un precario della scuola, con gli ammortizzatori sociali previsti, costa allo stato poco meno (pochissimo) di un assunto a tempo indeterminato. senza contare che un precario ha un potere economico molto basso e quindi contribuisce poco alla domanda di beni e servizi – per non parlare delle implicazioni sociali e psicologiche dell’essere tagliati fuori dal ciclo economico.

      • Magari evitiamo di dire che pagare di più i dipendenti pubblici produce ricchezza, perché non e’ vero. Giusto per precisare.

  3. Spiace constatare la serie di inesattezze di questo articolo.
    In primis non è vero che chiunque si iscriva nelle graduatorie ha diritto a passare in ruolo. Andrebbe specificato che ci sono diversi tipi di graduatorie, ovvero delle graduatorie per le supplenze brevi e brevissime, e delle graduatorie per gli incarichi annuali. Alle prime può accedere qualsiasi laureato, ovviamente avendo dato delle materie specifiche all’università, e solo nel campo delle sue discipline. Alle seconde si accede solamente previo tirocinio o, in passato, solo dopo aver frequentato una scuola di specializzazione biennale. In ambo i casi, tirocinio e scuola di specializzazione, sono previsti test preselettivi e prove finali. Inoltre si può avere la possibilità di ottenere il posto fisso vincendo regolare concorso pubblico, accessibile però solamente a chi ha la suddetta specializzazione o ha svolto regolarmente il già menzionato tirocinio. In nessun caso è prevista la possibilità per i semplici laureati di poter ottenere il posto fisso. Cosa che, molto banalmente, implica che non basta mandare un curriculum per pretendere un posto a tempo indeterminato, anzi, occorre una discreta specializzazione, comparabile comunque alla competenza richiesta nei mestieri ad alto grado di specializzazione. Semmai il problema sta altrove, ovvero nell’assoluta mancanza di controlli DOPO questo primo importante gradino. Di fatto, dopo l’assunzione, non c’è più alcun controllo sul lavoro svolto dai docenti né, in pratica, esiste la possibilità del licenziamento. Ma questo, malgrado l’approssimazione del vostro articolo, non c’entra nulla con il fatto che i precari hanno rotto il cazzo

  4. Aggiungerei al commento sopra che se nei TFA (test che dovrebbero assumere per farla breve) le domande si incentrano su argomenti che non spieghereste MAI agli alunni (es: TFA per storia dell’arte, domanda: Il punto di fusione del bronzo col rame) mi spiegate che senso hanno? Non ha più senso fosse marli per 5 anni di università. Che per un test con domande di merda? Aggiungo che poi alla fine come quest’anno, ma anche negli anni scorsi si scopre che 5/8 domande sono formulate in maniera errata, cioè. Chi deve selezionare non sa scrivere… Ultimo esempio: TFA storia dell’arte domanda: Cosa é il taji mahal (scusate se non si scrive così) con circa più. Del 50% di opere che abbiamo in Italia dovrei insegnare il taji mahal??? Chi ci governa ha rotto il cazzo.
    Chi ha vinto il tfa due anni fa ancora non é di ruolo, promessa fatta, vittoria test, ma nessun ruolo(ci sono ancora alcuni che sono fuori)

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