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I particolari che fanno la differenza

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Spesso sono i particolari, a fare la differenza.
Prendete il papa, per esempio: leggere che Benedetto XVI considera l’aborto “gravemente contrario alla legge morale“, ne converrete con me, non desta alcuna meraviglia; però dover prendere atto che secondo il pontefice l’aborto stesso può essere “voluto come un fine o come un mezzo” è un particolare che a volercisi soffermare fa saltare sulla sedia.
Fateci caso: quel particolare è messo là come se niente fosse, come un inciso qualunque:

L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale.

Ora, mentre è piuttosto chiaro cosa debba intendersi quando si parla di aborto perseguito come un mezzo, viene da domandarsi in quali casi l’interruzione della gravidanza possa diventare un fine in sé e per sé.
Rifletteteci un attimo. Se ammettiamo per amor di discussione che il fine possa essere l’aborto dobbiamo prenderci la responsabilità di esplicitare il mezzo attraverso cui quel fine viene realizzato: ed attenendosi alla logica quel mezzo non può che essere la gravidanza.
Dal che dovrebbe desumersi che secondo il papa alcune donne restano incinte allo scopo di poter abortire.
Spesso sono i particolari, come dicevo, a fare la differenza.
E la differenza, in questo caso, consiste nel suggerire un’idea delle donne che definire aberrante sarebbe un eufemismo: a meno che, naturalmente, non si tratti di parole buttate là alla rinfusa.
Circostanza che in un discorso del papa mi pare tanto improbabile da poter essere tranquillamente esclusa.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

9 Comments

  1. Credo, giusto per provare a dare una spiegazione decente a quello che fai notare, che lo intenda come mezzo, quando il fine è evitare (ad esempio) una gravidanza pericolosa, e come fine quando l’unico fine è quello di non avere un figlio non voluto.

    • Non per essere cavilloso, ma anche in questo caso si tratterebbe inequivocabilmente di un mezzo: fine=non avere il figlio, mezzo=abortire

  2. L’ aborto come fine, scandalizza come idea ma mai come in questo caso la chiesa é divenuta ‘pratica’. Personalmente penso che l’ aborto come fine sia riferito a quei casi in cui particolari categorie di donne, es: prostitute o prestatrici di utero (questo fenomeno molto diffuso in asia e america latina, ma che in misura minore affligge anche stati uniti ed europa). In questo caso l’ aborto é un fine, la gravidanza é un mezzo, tremendo, di sbarcare il lunario o arricchirsi. Vomitevole quanto sia, il problema non è da sottovalutare e anzi, credo che il fatto che ben 2 papi abbiano trattato questo ‘tipo’ di aborto sia un segno dei tempi.

    Puoi informarti sul fenomeno qui:
    http://www.ingenere.it/articoli/il-mercato-degli-ovuli-e-quello-delle-pance

    • Perdonami, Alessandro, ma non è così.Anche in questo caso l’aborto non è un fine, ma un mezzo. Il fine è sbarcare il lunario, arricchirsi eccetera. Ed è importante precisarlo.

  3. Troppo ottimista: è la solita sparata caciarona sul sesso e basta. La papessa non può arrivare a pensare, dichiarandolo pubblicamente, che in tale ambito esista una differenza epistemologica tra fine e mezzo; non perchè non sia abile filosofo, ma perchè sa di rivolgersi a un pubblico, quello italo-vaticano, l’unico che ormai da ricetto alle sue esternazioni, pieno di creduloni che si fanno abbindolare dall’insensatezza e dalla smargiassagine delle sue parole. Il suo non è un discorso in alcun modo morale, ma, solo esclusivamente politico. Tanto per NON cambiare, insomma…

  4. Giusto per amor di discussione, forse l’aborto è un fine non per la donna, ma per chi ne ricava del guadagno, ad esempio una clinica che riceve soldi pubblici per erogare il servizio, o un medico che viene pagato per questo…. può essere?

  5. Non mi sento di condividere l’assunto del post e nemmeno il senso dei
    commenti.
    A me sembra che il Papa abbia voluto porre l’accento prevalentemente sull'”animus”con cui l’atto abortivo può essere concepito e considerato a livello individuale e sociale:
    L’aborto vissuto come ‘mezzo’ obbligato e drammatico,imposto da una grave condizione di povertà,solitudine,emarginazione,disagio familiare;
    oppure,più banalmente e “semplicemente”,l’aborto considerato come chance,opportunità da cogliere o meno indipendentemente da una reale necessità,l’aborto come fine appunto,come elemento costitutivo di un vivere attento unicamente all’affermazione,al piacere,all’egoismo
    dell’individuo .
    Così,a pelle,mi sentirei di dare questa lettura del ragionamento del papa:un ragionamento in cui il termine ‘fine’ esprime,evidentemente,una durissima condanna morale e sociale.
    p.s.Quello che a me sembrerebbe essere il ‘senso’ delle parole del pontefice,
    NON è,assolutamente NON è da me condiviso [hai visto mai,meglio chiarire].

    • Sí, dai. E’ evidente che intendeva quello che il senso sia quello inteso da Annamaria. Se poi vogliamo stare a cavillare facciamo pure, peró a me sembra abbastanza chiaro.

  6. Mi sembra alquanto curioso mettersi a cavillare su una sequenza di cazzate come sono i discorsi del papa. Al di la dell’assenza di logica, sti sproloqui sono infarciti di una retorica talmente contorta e ridicola da essere ovviamente senza senso.
    Ma non vi siete mai pisciati addosso dal ridere con affermazioni tipo:” la verita’ dell’essere umano” o la “realizzazione nell’amore di cristo”?

    Ogni volta che per sbaglio giro su radio maria mi sembra di sentire Paolo Cevoli.

    Ma lasciatelo stare poverino….

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