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I neuroni occulti di Goffredo Fofi

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Goffredo Fofi ha pubblicato in questi giorni, su Internazionale, un articolo molto duro a proposito di Inside Out. Parliamo del film d’animazione Disney che racconta quello che passa per la testa di una bambina di undici anni – le sue emozioni, paure, affetti, ragionamenti – e lo rappresenta come un universo colorato e complesso, gestito da una simpatica brigata di cinque personaggi/sentimenti primitivi: Rabbia, Disgusto, Gioia, Paura e Tristezza.

Il pezzo di Fofi è il classico caso in cui ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. In breve, la tesi dell’articolo è questa: Inside Out dipingerebbe la realtà mentale in maniera ideologica e tendenziosa. Si tratterebbe, in altre parole, del tentativo subliminale di instillare nei piccoli spettatori l’idea che attori esterni intervengano a manipolare, anzi in fin dei conti a determinare, le nostre azioni. Nelle parole di Fofi, ‘[s]vanisce il libero arbitrio e resta l’idea di una “macchinosa” manipolazione delle nostre azioni’. Secondo Fofi, sembra di capire, la rappresentazione di questi ‘persuasori occulti’ come allegri pupazzetti colorati avrebbe come obiettivo quello di abituare i bambini a non aver paura, anzi a guardare con simpatia, quelle ‘entità astratte ma ben presenti nella realtà’ che si propongono di ‘pensare per noi’ e guidare meccanicamente le nostre azioni. Il tutto, ça va sans dire, in nome di ‘un dettato generale della società americana che ha ambizioni globali’.

Fofi sostiene di aver paura (sì, paura) della rappresentazione della mente proposta dal film: prova orrore per la raffigurazione delle nostre memorie sotto forma di biglie ben organizzate come bit di un gigantesco hard disk, si straccia le vesti per la metafora della ‘cabina di regia’. Conclude, con un certo orgoglio piccato, che ai suoi nipoti preferisce, piuttosto, ‘far vedere qualcosa di più tradizionale e di più umano. Di meno preoccupante su quel che s’intende fare di loro e di noi’.

Davvero, non si sa da dove cominciare. Provo a dire un paio di cose semplici. Fofi sembra non rendersi conto che quella contro cui si scaglia non è altro che l’immagine scientifica della mente così come ce la raccontano, sulla base di osservazioni empiriche e ipotesi teoriche, la psicologia cognitiva e le neuroscienze. Non si rende conto, cioè, che ciò da cui vuole proteggere i suoi nipoti, quello su cui preferisce che chiudano gli occhi per paura che intacchi il loro sentimento di libertà, è in realtà ciò che più di tutto ci aiuta a liberare noi stessi e la società in cui viviamo da pregiudizi antichi e molto spesso violenti: la ragione scientifica.

Non sembra sfiorarlo, neanche per un secondo, l’osservazione che quello che Inside Out racconta non ha nulla a che vedere con ‘l’astrazione psicofilosofica’ (con scappellamento a sinistra), ma è invece una favola del cervello, dove la divulgazione scientifica viene adattata per un pubblico di bambini e inserita in una trama delicata e commovente. Non capisce, o forse ignora, che le isole colorate sospese nel vuoto, i pupazzetti stralunati, le scaffalature immense non sono affatto, come lui pensa, l’immagine di una nuova, spaventosa ‘mitologia’ tecnologica, che si propone di subentrare ad altre mitologie che lui considera ‘più tradizionali e più umane’.

Al contrario, Inside Out è una rappresentazione semplificata di quello che oggi conosciamo – grazie al lavoro degli scienziati cognitivi, dei neuroscienziati, dei filosofi della mente, dei linguisti – su come funziona il nostro cervello. Non sembra avere idea che le allegorie animate del film alludono ad aree funzionali del nostro cervello, a connessioni elettro-chimiche, a reti neurali: tutti oggetti del nostro modello scientifico attraverso cui cominciamo finalmente a gettare un cono di luce su alcuni dei misteri che hanno accompagnato l’uomo dalla notte dei tempi: cosa sono i sentimenti, come funziona l’azione, la percezione, la memoria, la coscienza.

Fofi non sembra capire che questi oggetti – che lui chiama ‘persuasori occulti’ – siamo noi, è la materia di cui siamo fatti, l’architettura cognitiva che ci fa uomini. Che il libero arbitrio non è (più) una questione per i preti e non (solo) per filosofi, ma (anche) per i neuroscienziati e gli psicologi. Non si accorge che i determinanti causali delle nostre azioni – i pupazzetti colorati – sono nel nostro cervello, sono il nostro cervello, siamo noi. Non la Coca Cola Company o la Monsanto. Non l’ideologia americana, non la pubblicità.

Infine, che le ‘mitologie tradizionali e più umane’, i miti greci come la letteratura e la poesia, non sono in contrapposizione all’immagine scientifica del mondo e dell’uomo, ma semmai la completano e arricchiscono, ci restituiscono l’altra faccia di quello che siamo.

La Disney ha da poco annunciato che produrrà un nuovo film animato su Charles Darwin. Chi ha paura dell’evoluzione?

Uomo dalle convinzioni granitiche, nell'arco della stessa giornata oscilla tra la difesa dell'anarco-capitalismo e il vagheggiamento del socialismo reale, per lo più sulla base della propria convenienza. Nemico di tutte le religioni, ispira la sua condotta morale a due imperative categorici: “viva la merda” (R. Ferretti) e “l’amore vince sempre sul'’invidia e sull'odio” (S.B.). Viene da un posto caldo e malsano, ma ora vive in un posto freddo e salubre. Aspira a vivere in un posto caldo e salubre, ma teme che finirà in un posto freddo e malsano.

11 Comments

  1. ma lo scappellamento non era a destra? 😉

    scherzi a parte, concordo che non bisogna dare un’interpretazione complottista del cartone.

  2. Di Fofi, prendete la recensione a Whiplash (http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2015/02/26/whiplash-damien-chazelle).

    Chiaramente Fofi aveva pronta una tirata anticapitalista per la (nella sua mente) certa vittoria di American Sniper e la vittoria di Whiplash la spaziato. A cosi’ mantenuto la critica ad American Sniper (dopotutto ha sudato per scriverla, perche’ buttarla) e poi ci ha aggiunto collegamenti a membro di segugio a Whiplash.

    D’altronde, se uno considera l’umanita’ una massa odiosa, quello di critico e’ un mestiere ingrato, perche’ ti obbliga ad assistere a molte delle miserie umane. Dovremo pregarlo di trovare un lavoro piu’ consono alla sua attitudine mentale, tipo l’eremita’. Per la sua e nostra salute.

  3. Appunto per l’autore del post:
    >Non sembra sfiorarlo, neanche per un secondo, l’osservazione che quello che Inside Out racconta non ha nulla a che vedere con ‘l’astrazione psicofilosofica’ (con scappellamento a sinistra), ma è invece una favola del cervello, dove la divulgazione scientifica viene adattata per un pubblico di bambini e inserita in una trama delicata e commovente.

    Lo sfiora eccome, la ragione scientifica e’ il nemico numero uno, o parte d’esso, di quella che nella mente di Fofi e’ l’americanizzazione e giapposinizzazione, capitalistizzazione et compagnia cantante.

    Appunto per Fofi, casomai passasse di qui a leggere:
    le consiglio la lettura di “Il manga. Storia e universi del fumetto giapponese” di Jean-Marie Bouissou, per farsi una vaga idea di quanto (non) sia appiattito il linguaggio dell’immaginazione in Giappone.

  4. Nel mio lavoro di psicoterapeuta posso testimoniare come più di un paziente mi abbia raccontato di quando questo film sia stato utile per far riflettere loro ed i loro figli sulla complessità del dialogo interno tra diverse emozioni, al punto che alcuni bambini proprio grazie ai personaggi del film riescono ora a dare un nome alle sensazioni che vivono (rabbia, tristezza, gioia) senza sentirsene sopraffatti.

    • 3 frasi per capire il discorso di Fofi su The Lobster:

      “Siamo in un futuro rigidamente controllato da un potere in cui i leader non si mostrano direttamente e dove chi non è accoppiato è aiutato dallo stato”

      “Lanthimos si guarda dall’approfondire il discorso, dal cercare chiavi e additare nemici. Si limita al racconto”

      “La mescolanza tra il qualcosa di realistico e il molto di irrealistico che mostra Lanthimos crea tensione e curiosità per buona parte del film, ma il sospetto della gratuità incrina l’attenzione: se il regista non crede davvero in quel che dice, può incuriosire ma non può pretendere di convincere.”

      Insomma, Lanthimos non ha esplicitamente detto che è il capitalismo occidentale dei poteri forti a volerci schiavi privi di amore. Quindi è uno stronzo.

  5. Pare che nel cervello del buon Fofi abbiano preso il comando Rabbia e Paura, coadiuvati da Disgusto. Tristezza è troppo provata per fare qualcosa, mentre Gioia è stata semplicemente giustiziata…

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