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I marmi pudichi del bravo progressista

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Le cortesie per gli ospiti che usiamo noi, rispetto a quelle che Ian McEwan faceva adoperare a Robert e Caroline nel romanzo del 1983, vanno nella direzione opposta e contraria: dal sadismo di quelle parti al masochismo nostrano. Copriamo i nudi, i nudi femminili delle statue che stanno lì da prima che qualcuno iniziasse a chiedersi se sia giusto o meno, signora mia, adoperare certi riguardi. Li copriamo perché sembra che ci offenda offendere anche chi, quotidianamente, offende le fondamenta di quel sistema di pensiero che ci porta a porci questi esatti problemi. Ma noi, si sa, siamo superiori (e come, se lo siamo!). E quindi mica ci si può sempre abbassare al livello di “ha cominciato prima lui”. Però c’è un limite, labile, che attraversa il doveroso, il ridicolo, e giunge fino al pericoloso. È un po’ quella vecchia storia del borghese che, per rinnovare la propria convinzione di esserlo, fino in fondo, nel midollo, vendeva al delinquente la corda con cui lui l’avrebbe impiccato.

Insomma, la Mogherini va in visita in Iran e si mette il velo, perché si sa, la sensibilità, la cortesia, e dopotutto paese che vai usanze che trovi. Però poi, ai Musei Capitolini, quei seni che sono valsi da canone estetico di tutto ciò che conosciamo, per come lo conosciamo, diventano scandalosi, vergognosi, sconvenienti. Una meschinità da nascondere, ché l’islamico se ne risente. La libertà beata di chi quei corpi li ha scolpiti occupandosi solo del loro valore estetico, della loro inutilità contingente e quindi della loro forza dirompente – in virtù della quale eccoli qua, a distanza di secoli, a troneggiare nei musei buoni per gli ospiti internazionali – non vale più niente, a un tratto.

L’avrà chiesto qualcuno, di coprire quelle statue, o è stato l’eccesso di zelo di un qualche funzionario che si è reso più ayatollah dell’originale? Non so quale sia la risposta che mi spaventa di più. Ci dicono che bisogna adeguarsi, alle sensibilità. Si svuotano i simboli? Chissenefrega! L’importante è che nessuno si senta offeso, minoranza o outsider che sia, e così facendo via, ad appiattire tutto, ad appianare e appianarsi ché se manca il tappeto che problema c’è, c’è la mia schiena, foderatela pure di velluto rosso. Esagero? Può darsi. Sono solo simboli? Sicuramente. Che però non siano il termometro di una situazione in cui il progressismo è diventato spersonalizzazione e irrazionale civetteria, beh, di questo temo di dubitare. Speriamo solo che mi sbagli.

5 Comments

  1. Sottoscrivo in pieno.
    Non perdiamo occasione per umiliarci da soli e ridicolizzarci di fronte al mondo, grazie a questi progressisti all’amatriciana e agli adepti del politically correct.

  2. Esatto.
    Perché il progressista politicamente corretto deve sempre pensare non all’altro ma al posto dell’altro, dimenticandosi che i diritti sono di tutti e non solo del “buon selvaggio” del momento, che peraltro magari neanche è d’accordo con la sua premura. E la globalizzazione ringrazia.

  3. 19 miliardi di commesse valgono pure quattro pannelli di compensato presi al brico.
    del resto non vedo molte differenze tra Italia ed Iran a livello sia politico che religioso a parte l’utilizzo di nomi diversi.

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