un blog canaglia

I gay, prima malati e adesso trendy

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Al di là dei casi puntuali come questo, sui quali credo che ormai valga la pena di soffermarsi soltanto a livello aneddotico, un fatto mi pare chiaro: quelli di Santa Romana Chiesa devono aver capito che la storiella secondo la quale i gay sarebbero una massa di pervertiti e di malati da curare e da recuperare non regge più nemmeno con l’Attack; ragion per cui, a quanto pare, hanno deciso di cambiare completamente strategia.
Ci avrete fatto caso anche voi: ultimamente i nostri amici fondamentalisti parlano sempre più spesso, e con aria sempre più preoccupata, di “cultura gay”, “ideologia del gender”, “indottrinamento”, come se l’omosessualità fosse riconducibile più che altro a una scelta delle persone, o a una sorta di condizionamento “culturale” che esse subiscono, magari a partire dalla scuola.
La cosa singolare è che questa impostazione, evidentemente dettata dalla necessità di trovare un minimo appiglio cui continuare ad aggrapparsi dopo la caduta in disgrazia delle vecchie cantilene, è per molti versi esattamente opposta alla precedente: laddove si parlava di patologia, e quindi di un’obiettiva condizione -ancorché “disfunzionale”- degli individui, oggi si denuncia la “delegittimazione della differenza sessuale”, additando un fenomeno prettamente intellettuale, appartenente alla sfera dell’opinione e dei convincimenti personali più che a quella della fisiologia o della psiche.
Le persone diventerebbero gay, insomma, per una scelta di tipo culturale, per moda o perché qualcuno le convince a farlo: come se le proprie preferenze sessuali (perché di sesso, ancorché in senso lato, stiamo parlando) potessero dipendere da elementi del genere.
Badate, anche su questo bisogna essere “laici”, e non negare ideologicamente che certe situazioni possano effettivamente essere riscontrate. Voglio dire: a me per primo, occasionalmente, è capitato di avere notizia diretta o indiretta di qualche caso di “omosessualità di tendenza”, specie in età adolescenziale e in ambienti particolarmente “progressisti”; ma obiettivamente si tratta di casi così marginali, sporadici e limitati nel tempo da rappresentare un campione letteralmente insignificante ai fini di un ragionamento complessivo.
Insomma, se la vecchia strategia era priva di una gamba, quella del riscontro scientifico, mi pare che a quella nuova manchi anche l’altra, cioè la verifica empirica che tutti compiamo ogni giorno attraverso l’esperienza personale.
Chissà, magari i nostri amici credono che per avvicinarsi al cielo sia utile formulare teorie campate per aria.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

15 Comments

  1. Vorrei farti notare che La Chiesa non è solo Bagnasco e i suoi amichetti di cortile. E’ anche altro. E il problema nazionale è, e rimane comunque legislativo e non circoscritto al pronunciamento di una casta.

  2. alpha però qui si parla più strettamente di “modi di dire” ed “intendere” a livello più ampio, credo…

    però Capriccioli, una domanda : “a meno che tu non abbia una reale percezione di ciò che supponi (delegittimazione della differenza sessuale) attraverso proprio dei discorsi più ampi e ben argomentati, sei sicuro che con le definizioni di “cultura gay”, “ideologia gender”, ecc. non ci sia un uso prettamente più circoscritto alla definizione stessa (al di la poi del corretto etimo…) ?

    • Si Dave daccordo. Ma unilaterlmente: dalla chiesa cosa ti aspetti? Che ti dica viva gli omosessuali, allarghiamo le famiglie e brindiamo ai matrimoni dello stesso sesso?
      E’ una normalizzazione che in un mondo sempre in metamorfosi anche il clero studi e allarghi le sue strategie di comunicazione per canalizzare comunque sempre lo stesso messaggio.

      Nardi a catalogo lo ascriverebbe in questo modo: è tutto nella Costituzione. 🙂

  3. Ok, quindi pare che i cattolici siano sulla difensiva, e questo è un ottimo segnale, nel senso che appunto non possono più permettersi di apostrofare la sessualità altrui in modo demoniaco e gli tocca ripiegare, si chiama “secolarizzazione”, sentinelle in piedi a parte, per esempio, che fanno però più ridere che altro, meravigliosamente sputtanati dal nazista dell’illinois, per dire.

  4. Attenzione a non confondere l’omo/eterosessualità con i comportamenti omo/eterosessuali: le prime sono indubbiamente inclinazioni, i secondi possono essere prodotti per ragioni opportunistiche (relative cioè ad esigenze momentanee: ribellione o conformismo, solitudine, ricerca di sostegno materiale o spirituale, desiderio di nuove esperienze, ecc.).
    In ogni caso, la convinzione che un comportamento adottato da adulti consenzienti e non conforme ad una “morale” repressiva debba trovare qualche giustificazione nell’urgenza biologica è di per sé illiberale: e dovrebbe essere il primo bersaglio di qualsiasi coscienza laica.

    • Infatti. La questione è politica, non biologica, perché se fosse biologica allora dovrei mettere per esempio pesantemente sotto accusa la castità del clero considerandola innaturale, toh, mentre invece laicamente e civilmente la voglio considerare una loro scelta, un loro diritto, pensa te!

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