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I contanti, gli evasori, e noi

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Renzi, che già circa due anni fa si era detto favorevole ad alleggerire il vincolo sull’utilizzo del contante, ha finalmente deciso di fare sul serio. È un provvedimento di buon senso, che purtroppo, nell’isteria assoluta che pervade il dibattito italiano sul tema, sembra impossibile affrontare razionalmente. Eppure si dovrebbe.

Punto primo. Porre limiti all’utilizzo del contante è giustificato dal fatto che favorisce l’evasione e il riciclaggio. Non è, il pagamento con contante, un male in sè. Come ho cercato di dire in altre occasioni, mi piacerebbe che si ragionasse di piú sul fatto che sanzionare comportamenti che in sè sarebbero leciti, ma che vengono penalizzati perchè “contigui”, o “di passaggio” verso comportamenti illeciti, non è il massimo della civiltà giuridica. Si è arrivati, in qualche comune, a multare chi guida in un certo modo, a una certa velocità, nella presunzione che questo comportamento preluda al tirar su una prostituta.

NEL DUBBIO VIETA.

E di divieto in divieto si muove, uno Stato già in grande difficoltà nel far rispettare norme piú condivise, complicando la vita agli onesti e rendendola del tutto identica a chi giá vive nell’illegalità. Invertendo l’ordine del ragionamento: tale comportamento è praticato dagli evasori, quindi lo vieto, perchè danneggeró gli evasori. I non-evasori non esistono, non hanno voce in capitolo. E chi si lamenta forse ha qualcosa da nascondere.

Punto secondo. Porre limiti all’utilizzo del contante non serve a granchè, se l’obiettivo è il contrasto all’evasione. Sfido chiunque a dimostrare l’esistenza un qualsiasi impatto positivo del limite ai contanti sui conti pubblici. In compenso, potrebbero non mancare gli effetti negativi: alcune transazioni che avrebbero potuto avvenire in contanti (ma non in nero), col limite sono state costrette al nulla di fatto o al nero. Un affarone. Vietare comportamenti comuni in zone grigie dell’economia e della società ha di solito effetti opposti a quelli desiderati, spingendole ancora di piú nella marginalità. Non a caso, un limite all’utilizzo di contante cosí stringente esiste solo in alcuni fortunati Paesi: Italia, Francia e Portogallo. Chissà come faranno gli altri, dalla Svizzera al Regno Unito, passando per Svezia e Germania. Pieni di evasori che comprano Lamborghini con pezzi da 20.

Punto terzo. Porre limiti ancora piú stringenti all’utilizzo del contante (lo ha proposto il partito dell’assemblea del liceo, a Giugno) ha costi sociali. E sono molto piú rilevanti dei benefici. Come ricorda Francesco Lippi, il 15% degli italiani non ha un conto corrente. E il contante è utilizzato, in generale, come mezzo prevalente da milioni di persone oneste. Riprendendo Lippi, “tassare il contante per combattere l’evasione e’ un po’ come riempire l’autostrada di dossi per far rispettare i limiti di velocità”.

Punto quarto. L’evasione è un fenomeno che va capito, studiato, e affrontato in maniera razionale. La follia del dibattito italiano, con la folla che grida “repressione” neanche fossimo in un film di Elio Petri, è non capire che a fronte dello stato di polizia tributario che già è presente, le aree sviluppate del Paese hanno un tasso di evasione fiscale molto piú basso della media UE 15. Ma questo non è privo di costi per cittadini e imprese, costretti a spendere notevoli quantitá di tempo e denaro per far fronte a una mole crescente di adempimenti giustificati dalla caccia agli evasori. Dovrebbe far riflettere, ma sull’argomento nessuno è disposto a farlo, contano solo gli slogan. Aiuterebbe, invece, chiedersi in quali settori l’evasione è prevalente. Basta una ricerca su Internet per scoprire che – non sorprenderá nessuno – i piú gettonati sono edilizia, servizi alla persona, ristorazione, ecc. Ovviamente è piú difficile evadere se sei McKinsey o Mapei. Ora, in Italia l’evasione è molto elevata al Sud. Il mio sospetto è che una delle ragioni di questo fatto sia anche la composizione: ossia, che avendo il Sud una economia privata paragonabile a quella di Colombia e/o Serbia, ne condivida anche l’incidenza dell’economia informale. Nessun limite ai contanti sarà rilevante in luoghi dove tutta la catena delle transazioni avviene senza scontrini, registri, bilanci. Ovviamente, se si vuole spezzare questa catena si puó intervenire con la repressione, o magari creando le condizioni perchè anche il Sud abbia una economia compatibile col terzo millennio. Scegliete voi. Ma parlare del pizzo (che pure viene ancora pagato dalla maggioranza di aziende ed esercizi commerciali), della burocrazia criminale e corrotta, dell’incertezza del diritto, del perdurante analfabetismo di massa (di cui NON SI DEVE SAPERE) e della lentezza dei processi, tutti fattori che rendono il Sud un relitto del mondo avanzato, fa meno fico che urlare agli evasori.

Punto quinto. Piaccia o non piaccia, il contante regola le attività illegali che non spariranno mai. O meglio, potrebbero sparire come attività illegali, per essere operative alla luce del sole. Ma siccome non vedo all’orizzonte liberalizzazioni di massa sul fronte prostituzione, per non dire droga, per non dire una vera apertura dei mercati del credito, esiste una massa imponente di transazioni di cui tener conto. Esistono poi altre piccole attività abusive (tassisti, parrucchiere, etc) che in alcuni casi sono abusive perchè così è loro imposto a mezzo di restrizione della concorrenza – vedi i tassisti abusivi – in altri perchè altrimenti non varrebbe la pena di lavorare. Tutte insieme, queste attività non violente fruttano redditi a individui. Questi redditi, secondo i nostri paladini della legalità fautori di limiti alla circolazione di valuta in stile argentino, dovrebbero continuare ad essere spesi come sono stati generati: in nero. Perché così, non a caso, funziona in Argentina. Un capolavoro su tutta la linea!

Questo, più o meno, è quello che penso sul tema. Per i più, ovviamente, è la prova che sto dalla parte degli evasori, perché questo è il livello del dibattito. Purtroppo, a quanto si scende in basso, un limite non lo si può mettere.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

8 Comments

  1. Abbastanza d’accordo.
    A parte una forse eccessiva demonizzazione del limite, probabilmente per contrastare l’eccessiva enfatizzazione, da parte di altri, di questo strumento come panacea di tutti i mali, mi pare si possa considerare un sesto punto, che considero tutt’altro che ininfluente:
    i costi, per le imprese, delle transazioni bancarie tramite bancomat o, soprattutto, carta di credito sono assolutamente inaccettabili.
    Ma poiché lo Stato non ha la forza e probabilmente neppure la volontà di porre un limite al lucro sulle transazioni elettroniche, allora si cade nel cerchiobottismo e si alza il limite di utilizzo del contante.
    Ad oggi ci sono intere categorie di esercizi commerciali che non possono lavorare con le carte di credito, ad esempio i distributori di carburante, perché il costo spropositato del 2% su ogni transazione cancella tranquillamente l’aggio del gestore.
    E chi ha provato ad acquistare computer o oggetti tecnologici ad alto costo su internet, dalle aziende più competitive in termini di prezzi s’è sentito chiedere un analogo 2% per poter pagare con carta di credito e accelerare i tempi di consegna. In altri termini, se acquisto un paio di notebook per un totale di 1500 euro, mi ritrovo a dover pagare 30 euro per un servizio che alle banche costa probabilmente un centesimo. Un vero furto.
    E così, piuttosto che cedere al taglieggiamento, molte aziende evitano di fornire ai propri clienti lo strumento elettronico come pagamento.
    Alternative? Solo bonifico o contanti.

    • Non so dove tu abbia preso il dato del 2% sulle transazioni elettoniche, ma ti assicuro che io ho un esercizio commerciale e pago lo 0,62% per quelle sotto i 30 euro e lo 0,67% per quelle sopra (come se transare 29 euro o 31 abbia dei costi differenti per la banca, ma tant’è), più un fisso mensile che è più o meno 5 euro a circuito. Infatti non capisco chi si lamenta se uno ti vuol pagare una bottiglia d’acqua da un euro col pos e ancora meno chi mette, peraltro arbitrariamente e non so quanto legalmente, un limite minimo, di solito 10 euro, per i pagamenti elettronici.
      Detto ciò, non si tratta di porre un limite al lucro delle banche su questo tipo di transazioni, ma, molto più immodestamente, andrebbe introdotto il concetto per cui un pagamento, di qualsiasi natura, dovrebbe essere esente da costi, per legge. Tanto le banche lucrano già abbastanza sul resto, almeno i servizi essenziali li dovrebbero fornire gratuitamente, se no possono anche chiudere. Ma chi lo fa?

  2. Questo Paese ha, in commissione Finanze alla Camera, una persona (pagata) che propone un limite che è al di sotto del valore di una banconota che circola (legalmente, nonostante SeL) all’interno della Comunità Europea, senza che qualcuno la spernacchi. Forse perché Bersani propose un limite di trecento euro?

  3. Essendo ignorante in materia, vorrei porre una domanda, spero che Mazzone o altri possano rispondermi:
    Ma se in un futuro non molto lontano, il contante verrà sostituito completamente dalla moneta elettronica (grazie al potenziamento della connessione internet) , allora che senso avrebbe “ostacolare” la limitazione del contante?
    Non è anacronistico?

    • Ma se in futuro una cosa accadrà spontaneamente, che senso ha creare le inefficienze che comporta forzare una transizione anticipata?

  4. Siete un branco di pecore ignoranti. Mi rivolgo a quelli che protestano per l’innalzamento del limite. “Non ci sara nessuna praticità per la vita quotidiana rispetto a un buon bancomat” può anche essere vero, ma DEVO poter essere libero di tutelare la mia privacy senza che il mostro, enormemente più potente di me, debba sapere tutte le mie transazioni. Primo motivo.

    Secondo motivo: o le banke sono kattive (e fanno porcherie, rese possibili solo dalla ignoranza e capraggine dei clienti, tipo Popolare Vicenza) o sono buone. Se poi non sono nè l’uno nè l’altro ma sono utili a patto di tenere gli occhi aperti, come credono le persone consapevoli e non coglione come voi, ma a maggior ragione se sono kattive, non è il caso di dare loro un enorme potere come quello di bloccare con un clic conti, carte e vita, magari su ordine di un giudice che erra o di un politico avverso (salvo che poi non vi fidiate a priori di tutti i politici, lupi eletti da pecore su pecore).

    Terzo: non è affatto vero che per una partita iva sia semplice evadere. Chiunque lo dice è un povero fesso, ignorante, disinformato. Oggi è invece molto più semplice fallire, subire un’estorsione sulla base di redditi presunti e lasciarci giù le penne, proprio per pagare la pensione e le noccioline ai parassiti legiferanti e ai tangheri che li hanno votato dal basso della loro ignoranza e futilità (ciò spiega anche perchè non troviate facilmente lavoro).

    Quarto: ne consegue che evadere in tali circostanze è necessario, non solo, è anche morale. Non è affatto vero che pagando di più questi soldi farebbero diminuire poi le richieste. Balle. Sarebbero sperperati nei modi più ignobili, come darli a un dittatore africano dei bei tempi andati. Monetine per la plebe incluse nello sperpero. Historia magistra (seriae historicaeque).

    Quinto: Dopo aver subito un prelievo alla fonte di oltre metà, voi cari virtuosissimi, dipendenti e pieni di apparente saggezza, col vosto miserrimo stipendio (non per colpa vostra forse ma per ruberie varie, in primis quella dello stato di merda in cui vivete e cui date manforte) pagate ulteriormente il 22% di pizzo , a VOSTRO carico di diritto (!!) e di fatto, su tutti gli imponibili di quasi tutti i beni e servizi che comprate. Cioè anche se al netto prendete 500 euro part-time avete circa un altro 20% del netto che spendete che vola via in imposte al Moloch che prendendovi per il culo dice di occuparsi di voi. Cioè, (repetita iuvant) questi soldi non “li deve, ed evita di pagarli” l’idraulico polacco o italiano o il grasso (màh) commerciante allo statoladro; lo stato LI CHIEDE E PRETENDE DA VOI anche se siete ai limiti di sussitenza. Su 500 euro spesi sono 90 di imposta. Senza contanti non avete nessuna, nessuna, nessuna, nessuna possibilità di sfuggire. Contenti delle vostre catene ? Benissimo. Per me siete un branco di imbecilli e meritate che “ope legis”, come dicono i burocrati, ogni vostro stipendio sia prima accreditato all’agenzia delle entrate e quindi questa, goccia a goccia, usando uno studio di settore preparato dai suoi incomparabili, sapientissimi ed onniscienti accoliti, decida quali e quanti spicci lasciarvi per le vostre necessità. Mi raccomando. Le statistiche dei saggissimi padri prevederanno un chilo di pasta ogni dodici giorni, salvo variazioni. Non vogliatene di più o di meno o di diversa qualità. Ogni insofferenza sarà notata, segnalata e punita.

    (Nemmeno Ceausescu era arrivato a tanto, nemmeno lui aveva potuto controllare ogni transazione dei sudditi, neanche in Unione Sovietica ai liberi era vietato coltivare un cavolo e venderselo senza versare l’iva dovuta. A un potere cresciuto deve corrispondere una adeguata maggiore capacità di difesa e la proprietà fisica del proprio danaro è un aspetto di tale capacità).

    Se poi non siete così imbecilli o schiavi nell’anima da piacervi tutto ciò, iniziate a chiedervi quale sia la reale situazione dei conti pubblici italici, come si sia giunti a questo e se abbia senso. Potreste andare lontano. Non vale barare cioè escogitare soluzioni superstiziose : consideriamo pure il danaro facilitatore di scambi, unità di misura, riserva di valore ma teniamo ben saldo che debba esserci una corrispondenza tra danaro esistente e beni e servizi prodotti ed esistenti, quindi che la ricchezza si fa creando effettivamente beni e servizi utili (e lo stato, specie quello italico, non fa nulla di tutto questo) e non stampando ex ante coriandoli il cui aumentato numero si rifletterebbe solamente nel minor potere di acquisto di ciascuno di essi senza aver aumentato di nulla tutto il resto.E i beni e servizi utili si fanno se le condizioni lo permettono, cioè se c’è libertà, non si fanno invece se esse sono straordinariamente difficili e la magica necessaria fragile pianta è strangolata dai cerberi.

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