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I club ristretti di Mario Adinolfi

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Nella nuova edizione di “Voglio la mamma” il nostro amico Mario Adinolfi, compiuta un’attenta e puntigliosa analisi dei dati ISTAT, fornisce un’illuminante motivazione per la propria contrarietà ai matrimoni gay segnalando che in Italia le coppie omosessuali sono 7.591 contro 13.990.000 coppie eterosessuali, e concludendo quindi che “matrimonio omosessuale e conseguente tutela della omogenitorialità non sono esigenze popolari“, ma al contrario rappresentano “rivendicazioni antipopolari di un club estremamente ristretto“.
So cosa state pensando: quand’anche le cose stessero davvero così (e io non credo proprio che stiano così, ma questo è un altro discorso), la tutela delle minoranze rappresenta uno dei cardini dello stato di diritto. Tenete conto, però, che avendo di fronte uno come Adinolfi simili considerazioni sono efficaci più o meno quanto le ragioni dei vegetariani spiegate a una tribù di cannibali. Quindi, come dire, presumo che sarà necessario un ragionamento un tantino diverso.
Facendo i conti, siccome a me piacciono un sacco i numeri, viene fuori che 7.591 coppie su un totale di 13.997.591 sono pari circa allo 0,05%.
Pochine, direte voi.
Già. Come sono pochini, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, i cristiani che vivono in Iraq: circa 300.000 su 31.671.591, cioè lo 0,8%. Per non parlare dei cattolici, che sono appena 4.000, vale a dire una cosa come lo 0,01%; percentualmente, ancora meno delle coppie omosessuali italiane come vengono conteggiate da “Voglio la mamma”.
Ebbene, siccome in Iraq essere cattolici non è affatto un’esigenza “popolare”, ma al contrario rappresenta la rivendicazione di “un club estremamente ristretto”, secondo il ragionamento di Adinolfi dei cattolici in Iraq possiamo (anzi, dobbiamo) allegramente strafottercene.
Vedete di ricordarvelo, quando “La Croce” deciderà di affrontare l’argomento.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

10 Comments

  1. Applicando lo stesso cinismo del calcolo, Adinolfi dovrà restituire tutte le spese mediche sostenute dal servizio sanitario nazionale nei suoi riguardi, poiché essere grassi conduce ad ammalarsi molto più di frequente rispetto al non esserlo, e soprattutto perché essere grassi è (spesso) una scelta personale più dell’essere omosessuali. Che di fatto non lo è per niente.

  2. Grande! manda l’articolo ad Adinolfi! che tanto se ne fotterà comunque perchè anche la coerenza, la logica e la razionalità non sono popolari e possono dunque essere ignorate!

  3. Se ne fotterà perché come tutti i mediocri e gli ipocriti, lui sta semplicemente usando uno dei tanti cavalli di battaglia basato sui bassi istinti per proprio tornaconto personale, tutto qui.
    Per non parlare poi delle sue motivazioni intime, ma quelle non le vorrei sapere, le immagino ma mi fermo lì, grazie.

  4. Stiracchiando al massimo la proprietà transitiva, è colpa di Tremonti. Dice: eh? Ci arrivo subito: se i concorsi pubblici non fossero bloccati dal 2002, fin dalla prima Finanziaria scritta dal commercialista di Sondrio; se la pubblica amministrazione avesse potuto accogliere in sé alcune decine di migliaia di giovani per un virtuoso turn over, oggi Adinolfi farebbe l’istruttore amministrativo al comune di Rocca di Papa o funzionario contabile alla Motorizzazione di Belluno. E dunque non avrebbe avuto necessità di coniare panzane colossali in cui non crede minimamente lui per primo e che sono anzi create a tavolino e sparate con evidente goduria fanciullesca, solo per riuscire a procacciarsi un reddito decoroso.
    Insomma, avessimo dato un lavoro a Adinolfi con bonifico garantito al 23 del mese non avremmo mai avuto certe esibizioni puerili. Dice: eh, ma è assistenzialismo. Dico: ‘sti cazzi. Del resto, come diceva il Cav., “aiutare chi è rimasto indietro”? Beh, al poro Adinolfi non l’ha aiutato nessuno, e infatti è rimasto indietro: al furgone dei panini.

    • Già, giusto ai panini in effetti, perché anche se, sempre per proprietà transitiva, qualcuno volesse associare l’Adinolfi al Ferrara, la differenza è che il Ferrara sarà forse persino più ingombrante, per ora, ma una sua abilità ce l’ha, stronza ma ce l’ha, mentre quell’altro non mi fa scappare neanche un “braccia rubate al’agricoltura”, ma appunto al massimo alla contabilità della motorizzazione, con tutto il rispetto per le povere auto.

  5. Vabbè…quanti saranno mai coloro che si fanno influenzare dai (s)ragionamenti dell”Adinolfi e li fanno propri? Non lo so, ma immagino, anche a star larghi, sicuramente meno dei cattolici in Iraq.
    Quindi, essendo sotto tutti gli aspetti “un club estremamente ristretto”, “possiamo (anzi, dobbiamo) allegramente strafottercene.”

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