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I carabinieri per Padre Pio: una esigenza democratica

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Ho sentito dire in questi giorni che la presenza di forze dell’ordine durante il corteo della salma di Padre Pio sarebbe uno scandalo. Seguono, ovviamente, giudizi sull’arretratezza culturale dei partecipanti all’iniziativa, accusati di vivere “nel Medioevo”. Premesso che la cosa andrebbe analizzata più con Ernesto de Martino che con categorie inopportune (che c’entra il Medioevo?), vorrei discutere dell’idea per cui, se i preti organizzano un corteo del genere, le spese dovrebbero essere a carico loro.

La confusione nasce dalla presenza di uno Stato, il Vaticano, che è dentro l’Italia e ha con essa uno status particolare. Ma rimane il fatto che ad organizzare la manifestazione sono stati cittadini italiani, non stranieri. La manifestazione è autorizzata, e il percorso presumibilmente concordato con le autorità competenti. Non è, quindi, assolutamente normale che lo Stato provveda ad uno dei suoi compiti irrinunciabili, ossia la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza?
Quali altri compiti dovrebbe assolvere uno Stato, se non questo? Possedere immobili in centro da distribuire con criteri opachi, per non dire altro, è più importante che garantire lo svolgimento pacifico di un corteo?

Ovviamente si può sempre rispondere di sì, che essendo un corteo la manifestazione di una idea di parte, le spese che lo Stato sostiene per garantirne la sicurezza vadano accollate a chi lo promuove. Piaccia o no, però, anche nel più miniarchico degli ordinamenti c’è del valore nel consentire un dibattito democratico, senza che la disponibilità di mezzi dei promotori di qualsivoglia istanza diventi un fattore condizionante la possibilità di esprimerla. Si dirà che la Chiesa di mezzi ne ha: peccato che princìpi del genere vadano applicati a tutti nello stesso modo. Un altro tassello di minima convivenza democratica che gli anticlericali di professione hanno imparato a disimparare.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

4 Comments

  1. D’accordo che i SOLI costi dell’organizzazione della sicurezza e dell’ordine pubblico spettino allo Stato Italiano, ci può stare per il principio da lei enunciato, quello che sarebbe davvero da denunciare, piuttosto, sono i soldi REGALATI A PIOGGIA da parte delle nostre istituzioni per “eventi” come questo.
    Quello che è da denunciare è il pressoché totale asservimento delle nostre istituzioni democratiche rispetto ad uno Stato che di democratico non ha proprio nulla.

  2. Scusate, di quale sicurezza si parla? Verso un morto non credo proprio. Verso la folla di invasati tanto meno visto che i Carabinieri presenti sono quelli di copertina, gallonati e con divise di alta uniforme.
    Io lo vedo come l’ennesimo inchino mafioso allo Stato del Vaticano nonché l’ennesimo show con tanto gusto medievale.
    Anche il Vaticano ha la sua sicurezza, per una buona volta la usi, altresì non usi l’immagine di un corpo militare di uno Stato LAICO e DEMOCRATICO messo a vegliare un cadavere manco fosse un grande statistica.
    Eh no questo è troppo. Ne ho i salmi pieni.

  3. Un ragionamento in parte condivisibile. E però da qualche tempo, ha iniziato a prender piede una forma di collaborazione tra chi organizza eventi che richiedono uno sforzo di sicurezza in più, rispetto a quello quotidiano, e le forze dell’ordine. Torino e Juventus hanno firmato accordi con il Comune per pagare, di tasca propria, gli straordinari degli agenti di polizia impegnati durante le partite in casa. E’ pretendere troppo che chi chiede uno sforzo in più, rispetto al normale, paghi anche qualcosa in più?

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