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I am the Basileus who knocks

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Alcuni personaggi storici hanno rivestito un’importanza fondamentale nel corso di quella che è stata l’evoluzione della civiltà umana. Penso ad esempio all’imperatore bizantino Giustiniano, che, tra le innumerevoli opere meritevoli che ha posto in essere, può annoverare il Corpus Iuris Civilis, la raccolta di materiale normativo sulla base della quale è modellato il diritto di molti paesi occidentali ancora oggi.

Altri personaggi, invece, hanno rivestito un ruolo minore. Ma, cionondimeno, hanno regalato ai posteri momenti di una bellezza insopportabile. Penso ad esempio all’imperatore bizantino Giustiniano II il Rinotmeto (“naso tagliato”).

Giustiniano II il Rinotmeto nasce nel 669 d.C. a Sinope, città dell’attuale Turchia. Ad appena 13 anni sale al trono associato al padre, il Basileus dei Romei Costantino IV; stante la sua età e il ruolo del padre, si trattava in ogni caso soltanto di una investitura formale. È importante sottolineare il fatto che questi due imperatori appartenevano alla dinastia eraclea, nata appunto con Eraclio, uno dei più importanti imperatori della storia dell’Impero Bizantino, il Basileus che salvò l’Impero dalla dissoluzione definitiva nel 628 d.C. sconfiggendo i Persiani.

Nel 685 d.C., dopo la morte del padre, ad appena 16 anni, Giustiniano II diventò imperatore a tutti gli effetti, in quanto unico titolare del titolo. Mettetevi un attimo nei suoi panni: è l’ultimo esponente della più importante dinastia di imperatori bizantini, e a soli 16 anni diventa l’imperatore, il capo della Chiesa Ortodossa, l’uomo che ha il potere di vita o di morte su milioni di cittadini, e si chiama pure come l’imperatore più famoso della storia bizantina fino a quel momento.

Fosse capitato ad una persona normale, magari staremmo qui a parlare di un grande imperatore illuminato. Ma è invece capitato a Giustiniano II il Rinotmeto, un uomo che voleva solo vedere bruciare il mondo. E infatti, dopo qualche anno di regno relativamente tranquillo e persino positivo che lo portò a conquistare l’Armenia e l’Iberia e a sconfiggere i bulgari riconquistando Tessalonica, la seconda città dell’Impero, nonché a chiudere una pace abbastanza vantaggiosa con gli Arabi, pose in essere uno dei celebri atti “Why? Because fuck you, that’s why!” che lo rendono leggendario.

Il trattato di pace con gli Arabi prevedeva il versamento da parte di questi ultimi all’Impero di 1.000 nomismata all’anno. Tutto filava liscio, quando all’improvviso Giustiniano II decise di far coniare dei nuovi nomismata, per la prima volta raffiguranti l’effige di Cristo. Mi piace immaginare questo tipo di discorso tra Giustiniano II e il suo logoteta (il ministro dell’economia dell’epoca).

– oh cì, senti, ho deciso: mettemo Cristo sulle monete! 
– zio, ma che stai a di’? Se ce mettemo Cristo, gli Arabi non ci pagheranno mai il tributo, non conieranno mai nomismata con l’effige di Cristo, la loro religione glielo vieta!
– e a me che cazzo me ne fotte? Io sono l’Imperatore dei Romei, sono il capo del mondo civile, che cazzo vogliono quelle scimmie maledette?
– e dai, te prego, sii ragionevole…
– STOCAZZO! ANZI, SAI CHE C’È? MO JE DICHIARO GUERRA A QUEI SENZA DIO DEMMERDA!

E difatti così fece. Nel 692 formò un esercito di 30.000 Slavi deportati (tenete a mente questa informazione, molto importante più avanti) e mosse guerra agli arabi nonostante le ripetute offerte del Califfo di pagare il tributo con monete arabe

– dai zi’, te li do i 1000 nomismata, però te prego, no co Cristo sopra, nun se po’ fa, famo che te li do in valuta araba, tanto sempre oro è, dai, che dici? 
– I AM THE BASILEUS WHO KNOCKS!

I due eserciti si scontrarono a Sebastopoli. All’inizio l’esercito bizantino sembrava avere la meglio, ma poi il Califfo riuscì a corrompere 20.000 dei 30.000 Slavi deportati (you don’t say? Mandi 30.000 prigionieri a combattere per conto tuo, che te pòi aspetta’ Giustinia’? Eh?). Cosa farebbe un imperatore assennato in una situazione del genere? Ok, d’accordo, un imperatore assennato non si troverebbe mai in una situazione del genere, ma comunque: proverebbe a cercare una pace dignitosa con il nemico. Giustiniano II, invece, diede ordine di massacrare tutti gli Slavi residenti nella città di Leukate. Because fuck you, that’s why!

La pesante sconfitta subita contro gli Arabi, che costò inoltre la perdita dell’Armenia, oltre alla perdita del tributo annuale che gli Arabi versavano all’Impero Bizantino, fu soltanto una delle cause che portarono alla fine del regno di Giustiniano II il Rinotmeto: chiaramente, un personaggio di questo tipo viveva nel lusso e nello sfarzo, tartassando i cittadini dell’impero e strafottendosene della stabilità economica.

La goccia che fece traboccare il vaso fu la voce secondo la quale Giustiniano II si apprestava ad ammazzare tutta la popolazione di Costantinopoli. Qui il tema è lo stesso dell’affaire Culona Inchiavabile: non è più tanto importante che l’abbia detto o no; il punto è che è plausibile che l’abbia pensato. Nel 695 d.C. quindi, l’usurpatore Leonzio, col supporto del Patriarca di Costantinopoli e di tutta quanta la popolazione, catturò Giustiniano II, lo portò all’Ippodromo di Costantinopoli, e lì gli mozzò il naso. Questo gesto di crudeltà infinita si spiega con le leggi in vigore in quel periodo storico: all’epoca, infatti, chi subiva mutilazioni fisiche, non poteva più aspirare a diventare imperatore.

Giustiniano II fu quindi spedito in esilio a Cherson (l’attuale Crimea), luogo all’epoca remoto e isolato dal resto dell’Impero Bizantino. Leonzio pensava, dopo avergli mozzato il naso e dopo averlo mandato affanculo in un luogo irragiungibile e insalubre, di aver risolto il problema.

Grave, gravissimo errore. Gli uomini come Giustiniano II non si arrendono davanti a nulla, e compiono gesti per la maggior parte delle persone insensati, al solo fine di raggiungere i propri scopi folli.

(continua)

Nato e cresciuto tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, amo i loro lati positivi e odio quelli negativi. Dice: e grazie arcangelo. No no, provate a parlare con chi ci vive. Dal 2000 mi trovo stabilmente a Roma, dove ho cambiato idea diverse volte, credendo che sia questa la vera chiave. Vi amo tutti.

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