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Hollande en campagne

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Manca appena un anno e un mese alle elezioni presidenziali francesi, la Champions League della politica transalpina in termini di suspense, colpi di scena e gloria per il vincitore.

Lo scorso giovedì sera François Hollande ha giocato la prima manche per la qualificazione: una situazione quantomeno strana in Francia per il campione dopo il suo primo titolo.
Anche noi abbiamo una Costituzione, che non sarà la più bella del mondo ma dice che dopo due titoli di fila non è più possibile competere. Ne deriva che il Presidente uscente ha di solito un accesso diretto al primo giro di qualifiche (primo turno delle elezioni) con, nei fatti, una partecipazione garantita alla finale (secondo turno), con esiti sia positivi (Mitterrand 1988, Chirac 2002) che negativi (Valery Giscard d’Estaing 1981, Sarkozy 2012).
Ma allora perché Hollande deve giocarsi i play-off?
Né Libernazione né la Champions League vanno d’accordo con i sondaggi, ma per le Présidentielles è difficile farne a meno. Ecco un paio di numeri: l’85% dei francesi non si fida di lui e l’80% non vuole che il Président si ricandidi.
Di fronte ad una situazione così c’è chi lascerebbe stare, ma un Président è prima di tutto un campione con una certa idea di se stesso e del suo destino e quindi non si ferma a questi numeri da contabili e si butta nella battaglia. In fin dei conti, con una destra in crisi (ci sono più di 10 candidati alle primarie) e una sinistra divisa tra Nuit Debout (Los Indignados a Parigi) e En Marche! (il movimento socialista e business-friendly di Emmanuel Macron), François Hollande può sempre sperare di essere il candidato meno peggiore.
Prima mossa dell’operazione “remontada”: un talk-show televisivo con quattro citoyens-testimoni, tre giornalisti, il Président e argomenti caldi come lavoro, terrorismo e crisi della democrazia.
Questa forma di intervista esiste dal 1985 ed è un grande classico, spesso noioso. Dopo avere sprecato il suo capitale di fiducia, accumulato dopo gli attentati, con il fiasco della privazione della cittadinanza, e disilluso prima la sinistra e poi la destra con il progetto di riforma del mercato del lavoro, Hollande ha risposto allo sconcerto dei propri concittadini con numeri precisi e un ottimismo misurato. Meglio di niente, ma sicuramente non abbastanza per invertire la tendenza.
Come ha detto lui stesso, il suo mandato non è ancora finito e sono lunghi i mesi che lo separano da dicembre e dall’inizio della campagna elettorale; ma dovrà sfoderare una performance da fuoriclasse – e avere molta fortuna – per non essere costretto ad un’uscita di scena prematura e del tutto inedita, per un presidente al primo mandato, nella storia della Quinta Repubblica francese.

Transalpino arrivato a Roma a fine studi, ci è rimasto per il lavoro, la pizza e la pasta ma non tanto per il mandolino (non è un grande melomane). Da bambino voleva costruire dighe idroelettriche poi fare il giornalista, a quasi 30 anni unisce queste due passioni scrivendo di energia e di politica francese. Co-fondatore e co-amministratore di Selectra Italia e del sito luce-gas.it, portale di informazioni sull'energia.

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