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Heidegger? Sì, era nazista

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Riceviamo e pubblichiamo da Luca Gili, Université du Québec à Montréal

Tornare a parlare di Heidegger nazista può sembrare un esercizio noioso, ma un mio recente articolo per il Foglio sta suscitando un certo dibattito. E questo rende opportune richiamare alcuni punti fondamentali.

  1. Heidegger era nazista. Tutti sanno che aderì al Partito Nazionalsocialista e che, anche grazie al suo sostegno al regime, poté diventare rettore dell’Università di Friburgo in Brisgovia. Dopo la caduta di Hitler, gli occupanti alleati revocarono ad Heidegger il permesso di insegnare, che gli fu concesso nuovamente soltanto nel 1951.
  2. I fatti di cui sopra sono noti a tutti. Quel che ha catturato di recente i riflettori è la pubblicazione dei cosiddetti Quaderni neri, ossia fogli di appunti che Heidegger tenne negli anni ’30 e ’40. Si tratta di oltre 1000 pagine di dattiloscritto la cui pubblicazione è iniziata solo nel 2014, perché gli eredi di Heidegger, evidentemente conoscendone il contenuto esplosivo, si sono lungamente opposti alla pubblicazione. Il filosofo morì infatti nel 1976 e nulla giustifica un tale ritardo nella pubblicazione se non il desiderio di nascondere lo scheletro nell’armadio. E lo scheletro nell’armadio era facile da intuire già prima della pubblicazione: Heidegger era un antisemita convinto. Parla degli ebrei come di un popolo “senza radici”, indegno di partecipare all’impresa bellica, che coinvolge il “sangue migliore del popolo migliore”. Certo, siamo lontani dalle follie dei discorsi di Hitler o da apologie della soluzione finale, ma, una volta decrittato l’ostico linguaggio di Heidegger, il senso è chiaro. Per Heidegger la tecnica è il male, l’essere e il contatto con la tradizione e le radici è il bene. La manipolazione del mondo con il processo tecnico, per ragioni che nessuno se non gli heideggeriani ha mai capito, va combattuta per ricostruire un “nuovo umanesimo”. La filosofia di Heidegger è tutta qui. E ciò ha un solo significato, come emerge ora dai Quaderni neri: i tedeschi sono attaccati alla terra e all’essere, quindi sono un popolo superiore; americani, ebrei, inglesi amano la tecnica, il capitalismo, che è male, quindi sarà il caso di ammazzarli tutti. Il nuovo umanesimo è il nazionalsocialismo. Questo è peraltro perfettamente in accordo con il rifiuto esplicito della ragione e del logos occidentale, sprezzantemente chiamato da Heidegger “onto-teo-logia”. E se si rifiuta la ragione occidentale, il risultato, come è ovvio, non è certo l’eden a contatto con “la Terra” (?) o la “rivelazione dell’Essere” (?!) che Heidegger descrive, ma la pura barbarie – come si è sperimentato con il nazismo e come si continua a sperimentare oggi in tutti quei luoghi in cui la ragione è vinta da superstizioni e miti (sì, il riferimento è proprio all’islam e al comunismo). Nei Quaderni neri mancano le chicche più gustose, che Martin Heidegger relega alla corrispondenza col fratello – corrispondenza anch’essa sotto embargo per lungo tempo per decisione della famiglia. Sotto pressione dopo la pubblicazione dei Quaderni neri, la famiglia ha finalmente consentito alla pubblicazione di parte della corrispondenza, uscita in Germania nell’ultimo scorcio del 2016 (Heidegger und Antisemitismus, Verlag Herder, Freiburg i. B., 2016). Al fratello dubbioso sul partito nazista, Martin scrive che Hitler è un genio e che deve assolutamente leggersi il Mein Kampf – letto il quale, scrive il filosofo, il fratello non potrà che unirsi a Martin nel sostegno incondizionato al partito nazionalsocialista.
  1. I punti che vado elencando, benché forse sconosciuti ai più, che giustamente alla lettura di Heidegger o di Kant la sera preferiscono fare altre cose, sono naturalmente noti agli heideggeristi nostrani e a quelli d’importazione. Essì, perché sulle ceneri di questo elogio del nazionalsocialismo che ci ostiniamo a chiamare filosofia heideggeriana è fiorita una intera industria, con libri che vendono assai e numerosissime carriere accademiche per i benemeriti esegeti del Nostro. Il più simpatico di tali esegeti è forse Gianteresio Vattimo, detto Gianni, uomo senz’altro dotato di ingegno, ma la cui carriera fortunata di uomo di spettacolo prestato alla politica e all’accademia è senz’altro macchiata dai suoi ripetuti elogi dei peggiori regimi comunisti sudamericani. Donatella Di Cesare non è un Vattimo, ma somiglia più a un altro prodotto tipico dell’Accademia italiana: l’archivista meticoloso. Altri direbbero, sprezzantemente, il topo di biblioteca, ma io preferisco parlare di archivista meticoloso. Benché l’opera degli archivisti sia essenziale per la vita culturale di un paese, è indubbio che non occorra molto ingegno per classificare e copiare documenti, soprattutto quando si ha accesso ad essi. Prova ne sia che Aristotele o David Lewis avrebbero svolto in modo egregio il ruolo di archivisti, ma di certo ben pochi archivisti avrebbero potuto scrivere filosofia del livello di quella prodotta da Aristotele e Lewis. Ora, poiché all’università ci sono più cattedre di filosofia di persone dotate dell’ingegno di Aristotele, è inevitabile che anche qualche archivista diventi professore di filosofia. A me, per esempio, le cose sono andate così. E sono andate così anche a Donatella Di Cesare, la quale ha scritto un libro, Heidegger e gli ebrei, che ha avuto un meritato successo per la mole di documenti che mette a disposizione. Il verdetto della Di Cesare è perentorio: Heidegger non era soltanto nazista e antisemita, ma l’antisemitismo è l’ossatura del suo pensiero. Eppure la Di Cesare non si arresta qui, come avrebbe potuto e dovuto, ma aggiunge che, nonostante tutto, il pensiero di Heidegger è grande perché ci permette di comprendere la tragedia di Auschwitz, grazie alle categorie di “fabbrica di cadaveri” e alla critica della tecnica – tecnica che, ci par di capire, ha reso possibile Auschwitz. Un discorso dalla logica ineccepibile.

Veniamo ora a una valutazione. Molti parlano di nazismo come di “male assoluto”. Non ho mai capito cosa sia effettivamente il male assoluto. O meglio, credo di averlo capito quando ho studiato metafisica. Siccome il male è una privazione di un bene dovuto, il male assoluto o “male in sé” altro non è che una privazione: come tale, non esiste. Satana stesso, per esempio, è sì malvagio, ma, fintantoché esiste, il suo esistere è qualcosa di buono (stante che la definizione di “bene” è l’esser desiderabile, e ogni esistente, qua esistente, è desiderabile). Insomma il male assoluto, propriamente parlando, non esiste. Esiste però la barbarie e la malvagità e mi sembra ragionevole dire che nella storia umana non si è mai vista tanta barbarie e malvagità quanta ce ne fu con il nazionalsocialismo e con il comunismo – ideologie che hanno fatto del ventesimo secolo l’era più cupa e sinistra della storia dell’uomo.

Un uomo che associ sé stesso all’ideologia nazionalsocialista è evidentemente un uomo riprovevole. Eppure uno potrebbe rimanere un buono scienziato pur avendo una condotta morale dubbia o anche riprovevole. Ciò che occorre sottolineare nel caso di Heidegger è che non solo l’uomo sostenne il nazismo, ma che la sua stessa produzione ”filosofica” altro non è che un inno all’irrazionalità e alla barbarie. Cioè un inno al nazismo.

 

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