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Guru di ieri, guru di oggi

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Ora invece succede il contrario: il regime è un regime democratico, eccetra eccetra. Però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della società dei consumi, invece riesce ad ottenerlo perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. Questa acculturazione sta distruggendo l’Italia.

La storia reale ci insegna che la logica di sviluppo del capitale, negli ultimi cinquant’anni, è stata quella di un progressivo superamento di ogni limite reale e simbolico in grado di opporre resistenza all’estensione onnilaterale della forma merce a ogni ambito della realtà e del pensiero. Tra gli ostacoli che il capitale mira ad abbattere vi è, anzitutto, la comunità degli individui solidali che si rapportano secondo criteri esterni al nesso mercantile del do ut des. Il capitale aspira, oggi più che mai, a neutralizzare ogni comunità ancora esistente, sostituendola con atomi isolati incapaci di parlare e di intendere altra lingua che non sia quella anglofona dell’economia di mercato.

E allora io posso dire senz’altro che il vero fascismo è il potere della società dei consumi che sta distruggendo l’Italia – e  questa cosa è successa tanto rapidamente che forse non ce ne siamo resi conto.

La stessa distruzione della famiglia che si sta oggi verificando con intensità sempre crescente si inscrive in questo orizzonte. Se la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa, la sua distruzione risulta pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle esistenze. Il neoliberismo oggi dominante è un’aquila a doppia apertura alare: la “destra del denaro” detta le leggi strutturali, la “sinistra del costume” fornisce le sovrastrutture che le giustificano sul piano simbolico. Così, se la “destra del denaro” decide che la famiglia deve essere rimossa in nome della creazione dell’atomistica delle solitudini consumatrici, la “sinistra del costume” giustifica ciò tramite la delegittimazione della famiglia come forma borghese degna di essere abbandonata.

È avvenuto tutto negli ultimi 10-15 anni: una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia distruggersi e sparire, e adesso forse risvegliandoci da questo incubo e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.

 

Questo discorso non è mai stato pronunciato, così com’è, per intero. Si tratta, in realtà, di pezzi di un discorso di PierPaolo Pasolini inseriti in altrettanti brani di un editoriale di Diego Fusaro (invito i lettori ad identificare quali paragrafi sono attribuibili all’uno, quali all’altro). Forse aiuterebbe, rispetto alla valutazione esagerata che tutt’oggi rimane del personaggio PPP, vedere quanti esperimenti di permutazione si possono fare tra i suoi discorsi di qualche decennio fa e quelli di un qualsiasi Fusaro di oggi. Alla faccia del declino!

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

2 Comments

  1. 1. Pasolini
    2. Fusaro
    3. Pasolini
    4. Fusaro
    5. non saprei, è talmente generico che potrebbe essere chiunque.

    Mi faccia sapere se ho indovinato l’ordine (non mi metto a googlare per controllare), ma è abbastanza ovvio chi abbia detto cosa.

    Abbastanza ovvio è anche la differenza nello spessore intellettuale dell’autore, nella profondità di analisi, nel tema, nell’oggetto della critica, … Essenzialmente non hanno molto in comune. Che post inutile.

  2. Auseklis, mi hai tolto le parole di bocca. Chiunque conosca un minimo Pasolini non lo può confondere con un Fusaro qualsiasi.
    Non è che uno scrive contro il capitalismo, e immediatamente TAC! si confonde nel mucchio.
    Ci sono punti di vista, analisi, e capacità molto diverse.
    Davvero Mazzone, se è convinto che invece i due discorsi siano sovrapponibili, bè, mi ha parecchio deluso.

    PS: Pasolini che si lamenta della distruzione delal famiglia? ma dai…

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