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Good Bye, Montesquieu!

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In questi giorni ho letto commenti piuttosto entusiastici sull’elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato. E non ho detto una parola. Non l’ho fatto per non fare la parte del solito stronzo che si puntella sulla critica di ogni avvenimento politico degno di nota. Eppure, quel solito stronzo lo sono stato tacitamente, intimamente, provando un fastidioso senso di alienazione democratica. Sì, perché assistere al giubilo pressoché ecumenico per l’elezione di un ex procuratore nazionale antimafia alla presidenza del Senato (ovvero la seconda carica più importante della Repubblica Italiana) mi ha disturbato un poco. Quando poi ho rimesso insieme i tasselli della dinamica di opportunismo politico-elettorale che ci hanno condotto fin qui, sono stato invaso da nausea sartriana acuta e perdurante.

E’ successo che un magistrato della Procura di Palermo, invece di andare in Guatemala a combattere il crimine per conto dell’Onu, decide di fare la rivoluzione civile e si candida a premier, ponendosi a capo di una forza alternativa al PD, che doveva rappresentare una certa sinistra comunista e forcaiola. Allora, per non essere da meno e contrastare l’ipotetica emorragia di voti, i democratichini giocano la carta dell’identico, anzi dell’autentico, e candidano Pietro Grasso: una personalità diffusamente stimata, ma soprattutto sufficientemente invisa a quel PDL che si tenta di mandare all’inferno una volta per tutte. Insomma, è l’uomo perfetto.

Perfetto sia in termini elettorali  che di strategia parlamentare, Grasso è la carta simbolica (proprio etimologicamente, capace di tenere insieme una situazione che dire frammentata è utilizzare un eufemismo) da giocarsi al momento giusto, proprio quando tutto sembra bloccato, proprio quando la logica e il lessico politico sembrano domandare una “scelta civica”. Sì, la scelta civica arriva e pure il cortocircuito liberale.

Che non fossimo una liberaldemocrazia, l’avevamo capito da tempo. Che avvocati ed ex magistrati affollassero i banchi del Parlamento con dubbia coscienza democratica, pure. Ma che un ex procuratore antimafia andasse a ricoprire la seconda carica dello Stato con il progetto dichiarato di “rivoluzionare il sistema giudiziario”, be’, questo non era previsto. Voglio dire: non avevo preso in considerazione l’idea che uno che ha fatto quel mestiere per quarant’anni, che ha partecipato ed è impregnato di quel milieu professionale e culturale, si potesse ritrovare sullo scranno di Palazzo Madama. Ed ecco tutto il mio fastidio per l’inatteso inauspicato.

C’era un tizio francese che, ormai trecento anni fa, teorizzava uno Stato libero in cui la separazione tra i poteri doveva essere ben più che formale, ma addirittura morale nell’accezione liberale e non certamente dogmatica. Cioè: senza virtù non c’è alcuna possibilità di libertà e senza libertà non c’è alcuna possibilità che i cittadini siano tutti uguali di fronte alla legge. Voi direte: sì, ma formalmente nell’elezione di Grasso non c’è alcun contrasto, alcuna sovrapposizione, neanche l’ombra di qualche frattura democratica. Giusto, formalmente no. Ma, come ricordava il tizio francese, forse sarebbe il caso di guardarsi allo specchio e ripensare quanto e come possa essere virtuoso questo continuo mescolamento, questa prolungata e compiaciuta confusione a cui ci stanno sottoponendo e della quale gioite. Good Bye, Montesquieu!

10 Comments

  1. La tua riflessione sarebbe stata giusta se Grasso non fosse in pensione. Ma visto che si parla di EX la separazione dei poteri non sussiste più.
    Hai ragione, non volevi fare il critico controcorrente ma mi sembra che tu l’abbia fatto in ogni caso. Sinceramente visto che non possiamo meritarci di meglio penso sia una persona valida e rispettabilissima nonchè la strada per ottenere qualche legge quantomeno civile sul tema giudiziario.

    • Grasso ha scelto il prepensionamento dopo aver in un primo momento chiesto un’aspettativa per motivi elettorali. Pensavo di aver detto abbastanza chiaramente che il problema non è di natura formale. E comunque, si’, ritengo che possiamo meritarci di meglio di un ex procuratore antimafia alla presidenza del Senato, perché le dinamiche democratiche non vivono soltanto di rispettabilità.

      • 1. Ha chiesto l’aspettativa per motivi elettorali perché per questioni procedurali non avrebbe potuto dare subito le dimissioni, dunque l’aspettativa elettorale era necessaria. 2 E’ interessante notare quale sia l’atteggiamento con il quale il presidente Grasso (e la collega della Camera) ha iniziato il suo operato. Sta proponendo cose che nessun presidente di montesquieuana natura abbia mai fatto. Quindi che ben vengano uomini come Grasso. Ce li meritiamo tutti in Italia.

  2. Personalmente ho esultato all’elezione di Grasso. Ma credo che la mia sia stata più un’esultanza contro la non ri-elezione di Schifani.
    “Grasso è una persona pulita” mi sono detto (anche se pure io appartengo alla scuola di pensiero per cui non dovrebbero esistere sti salti da un potere all’altro). Poi leggo l’editoriale di stamattina di Marco Travaglio, riportato anche sul blog di Grillo, secondo cui Schifani non sarebbe affatto inviso al PD e che, peggio ancora, Grasso sarebbe molto gradito al PdL per i suoi trascorsi (l’editorialista del Fatto parla anche di un’inchiesta su Schifani prontamente chiusa da Grasso).
    Ora, io non sono molto informato su quanto scritto da Travaglio stamattina (correrò ai ripali quanto prima), però, il buon Travaglio è uno che di solito non racconta minchiate ed è sempre in grado di fornire le prove per ciò che scrive. Nonostante il fatto che faccia le pulci solo a chi gli vuole lui.
    Così ora sono pervaso da un dubbio: ma non è che ci siamo levati dalle palle Schifani per avere uno “Schifani in borghese”?
    Cavolo, spero proprio di no

  3. Non ho letto l’editoriale di Travaglio, ma suppongo si riferisse alla vicenda che porto’ Grasso alla presidenza della procura nazionale antimafia. Be’, faccio notare che in quell’occasione fu fatto fuori un certo Caselli, uno non proprio simpatico al Pdl. Certo, Berlusconi ha recentemente speso parole di stima su di lui, ma questo basta per dire che gli andava bene? Secondo me no. Tra l’altro ho precisato che è una personalità “sufficientemente invisa”, il che significa che rappresenta una figura decisamente lontana dal centrodestra, soprattutto rispetto all’idea che ne ha l’opinione pubblica.

    • diciamo che tra Caselli e xxx, Berlusconi si sarebbe gettato a pesce su xxx.
      Io gli editoriali di Travaglio su Grasso li leggo da quell’episodio, e devo dire che li trovo fastidiosi. Ingrandire un macchia, vera o presunta che sia, non è buon giornalismo. Un po’ come quando fu eletto Schifani, e Travaglio gli diede dell’amico dei mafiosi, invece di dire l’unica cosa intelligente, ovvero che Schifani era solo l’ennesimo cavallo del Caligola di Arcore.

  4. Gli articoli di Travaglio sono il classico esempio che esiste anche una novella 2000 della politica…e <travaglio ne è la massima espressione. Comunque tornando all'articolo vi chiedo come vedreste il vostro confessore che di punto in bianco diventa il vostro datore di lavoro….

    • Lo vedrei benissimo, dato che non ho mai commesso crimini di mafia e quindi non gli ho mai confessato niente. E’ vero, i tre poteri non dovrebbero mai intrecciarsi. Ma è pur vero che in una democrazia si sente in grado di dare un contributo a migliorare le cose non ha il diritto, ma il dovere di farlo. Un giudice che lascia il suo incarico per dedicarsi alla politica non credo entri in conflitto col pensiero di Montesquieu. Quanto Grasso sia inviso al PdL, e quante porcate abbia eventualmente commesso, è un discorso a parte.

  5. Mah, personalmente ritengo che se l’elezione di Grasso ti ha generato un fastidio intellettuale, pur comprensibile, sia davvero stupefacente che gli ultimi trent’anni non ti abbiano del tutto ucciso…
    Peraltro proprio il fatto di essere diventato Presidente del Senato, a meno di non venire anche incaricato di formare un governo, rende la persona sostanzialmente impossibilitata ad influire sul processo di definizione delle eventuali riforme se non per il modo di gestire il processo di funzionamento del Senato stesso… tenendo conto che sarà sotto i riflettori di una quantità di media eterogenei pronti a sottolineare eventuali mancanze dal punto di vista dell’equidistanza e correttezza istituzionale.

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