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Gli italiani all’estero e la rappresentanza un tanto al chilo

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Da qualche settimana il voto degli italiani all’estero è diventato uno dei temi più caldi della campagna referendaria. Se passasse la riforma, gli italiani all’estero, come tutti gli italiani, non eleggerebbero più direttamente i loro senatori però a differenza di chi risiede in Patria questi non sarebbero sostituiti con dei nuovi senatori eletti dai consigli regionali. La mancata presenza di senatori eletti all’estero nel nuovo Senato è stata cavalcata dal fronte del NO. Pare infatti che per qualcuno la rappresentanza consista semplicemente nella conta matematica del numero di poltrone e nulla abbia a che fare con un ragionamento su quello che poi chi occupa queste poltrone andrebbe a fare a Roma una volta alla settimana. Il nuovo Senato infatti è pensato per dare voce alle istanze delle autonomie locali. È vero che il Senato comunque voterebbe su leggi costituzionali, leggi elettorali e approverebbe i trattati europei. Ma la discussione di queste materie è oggi e sarà anche in futuro un evento piuttosto eccezionale. La maggior parte delle materie di competenza del nuovo Senato riguarderanno invece i rapporti tra lo Stato centrale e le istituzioni locali. Quale sarebbe il contributo dei rappresentanti degli italiani all’estero su queste questioni non è dato sapere. La risposta più comune che danno i sostenitori del NO è che nel nuovo Senato comunque ci saranno cinque nomine da parte del Presidente della Repubblica e dunque tanto vale metterci pure i rappresentanti degli eletti all’estero. Sicuramente la presenza dei senatori nominati dal Presidente può essere criticata (chi vi scrive avrebbe ne avrebbe fatto volentieri a meno). Ma la tesi per cui i rappresentanti debbano volare una volta alla settimana a Roma per sedere in un’assemblea che discute di questioni regionali è quantomeno buffa. Quello che i rappresentanti del NO nella migliore delle ipotesi non hanno capito (e nella peggiore vogliono ignorare per racimolare qualche voto all’estero) è che con la riforma il luogo della rappresentanza per gli italiani all’estero passerebbe da essere Camera più Senato alla sola Camera. Questo senza togliere alcuna rappresentanza effettiva agli italiani all’estero, che anzi nella nuova Camera si ritroverebbero ad avere un peso leggermente maggiore nell’approvazione delle leggi che li riguardano, passando da 18 rappresentanti su 950 con potere di fiducia a 12 su 630. Visto che i parlamentari eletti all’estero non sono patate ma rappresentanti dei cittadini, sarebbe bello che nessuno li pesasse un tanto al chilo.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

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