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Gli eversori che si appellano al “buon senso”

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La questione, chiacchiere a parte, è piuttosto semplice: il nostro ordinamento prevede per ciascuna fattispecie di reato una pena, che a sua volta viene comminata da un giudice al termine di un processo. Una volta scontata quella pena, il soggetto che aveva commesso il reato si considera completamente riabilitato, a meno che il giudice, sempre sulla scorta della legge, non abbia ritenuto di applicare anche una o più pene accessorie (l’interdizione dai pubblici uffici, la perdita della potestà genitoriale, l’interdizione legale e via discorrendo).
Da ciò scaturisce una conseguenza elementare: chi va salmodiando che nonostante la pena sia stata scontata, e nonostante il giudice non abbia ritenuto di applicare pene accessorie, a questo o quel soggetto debba essere impedito di ricoprire determinati incarichi o di svolgere certe professioni, esprime un parere che si colloca al di fuori della legge.
Cioè, volendo usare le parole per ciò che esse significano, assume un atteggiamento eversivo.
La cosa paradossale è che generalmente chi si fa portavoce di simili istanze si appella a categorie come la ragionevolezza: Scattone ha interamente scontato la pena e non è stato interdetto dall’insegnamento, ma impedirgli ugualmente di mettere piede in un’aula scolastica risponderebbe nientepopodimeno che al “buon senso”.
Quanto a spiegarci in che modo un supplemento di pena inflitto al di fuori di quanto prevede l’ordinamento giuridico, e quindi non si capisce bene da chi, in che termini e secondo quale procedura, possa considerarsi una misura di “buon senso”, gli autori del piagnisteo non si pronunciano: limitandosi a evocare non meglio precisati “imperativi” cui sarebbe necessario uniformarsi anche se l’ordinamento, vale a dire lo stato di diritto, non li prevede.
Ora, sarebbe appena il caso di far notare a costoro che se le cose funzionassero davvero come essi auspicano verrebbe meno ogni certezza giuridica che, vivaddio, caratterizza la nostra vita: giacché ciascuno di noi, in una situazione simile, potrebbe essere imprevedibilmente punito per motivi che risiedono in non meglio identificate istanze di “senso comune”, che in quanto tali si collocano completamente al di fuori delle norme di legge per ricadere drammaticamente nel campo incerto delle opinioni soggettive.
Ora, la domanda è la seguente: è questo il paese che volete?
Benissimo. Voglio dire, è legittimo.
Abbiate almeno la compiacenza, però, di lasciar perdere le fregnacce sul buon senso: e di dichiarare, una volta per tutte, che le vostre sono istanze eversive dell’ordine costituito.
Così, tanto per rendere chiaro a tutti con chi abbiamo a che fare.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

22 Comments

  1. L’analisi è impeccabile: sotto il profilo giuridico non c’è niente da aggiungere. E’ profondamente ingiusto proibire a Scattone, a pena scontata, di esercitare un mestiere per il quale ha vinto regolarmente un concorso. Però. Però rimane il problema dell’opportunità: nonostante si sia sempre dichiarato innocente, è stato condannato in via definitiva per aver ucciso una ragazza con un colpo di pistola alla testa giochicchiando con un collega amico all’università dove lavorava. Quindi, secondo la sentenza, all’epoca dei fatti era una persona capace di uccidere per totale negligenza: e se fossi genitore di un alunno della scuola dove avrebbe insegnato Scattone avrei ritirato mio figlio,in segno di protesta e perché non voglio che una tale persona abbia la possibilità di intervenire nel processo educativo di mio figlio, riabilitato, pentito o ravveduto che sia.

    • Converrai con me che con la questione della “opportunità” si può giustificare tutto. Venendo così meno la certezza del diritto. Dopodiché, libero tu o chiunque altro di ritirare il figlio da scuola e spostarlo in un’altra.

      • L’opinione che Scattone non dovrebbe insegnare sarà anche ‘fuori dalla legge’ – giuridicamente è a un cittadino che non è soggetto a particolari restizioni – ma è CONTRO la legge, finché non si arriva al linciaggio, alle minacce, alla calunnia ecc..?

        Perché se no, parlare di eversivo, o insinuare che chi non vuole Scattone mi sembra davvero eccessivo.
        Una cosa è ritenere la legge dovesse impedirgli di insegnare, un’altra ritenere che può ma ‘sarebbe meglio’ non lo facesse.

        A me sembra che questo ‘supplemento di pena’ sia si extralegale, discutibile quanto si vuole, immorale secondo alcuni punti di vista, ma non illegale.

        Quindi definire le proteste – perlomeno quelle pacate, non forcaiole – ‘eversive’ è pura retorica.

        Sul buon senso e sull’opportunità: a livello morale – e non parlo di una moralità generica sulla quale sarebbe troppo facile dissentire o dire ‘io la penso diversamente, è solo la tua opinione’, ma di qualsiasi morale che abbia un concetto di ‘perdono’- il fatto che Scattone si dichiari innocente è fondamentale.

        O è veramente innocente, cosa possibilissima, ed è allora i discorsi ‘è una persona cambiata’, ‘ha pagato per l’errore’, ecc non hanno senso, perché è vittima di un torto e non ha nulla di cui pentirsi, o era effettivamente colpevole come ha ritenuto il tribunale, ma non lo ha mai ammesso.

        Il che è legale, ed ha pagato anche per questo, legalmente – dichiarandosi colpevole avrebbe probabilmente ottenuto una pena inferiore..

        Ma è legale anche che la gente disprezzi questa scelta, non trovi? Scelta che continua ancora oggi, visto che continua ad affermare la sua innocenza.

        Quindi è perfettamente sensato mettere in dubbio la sua riabilitazione ‘morale’.

        E disprezzare questo comportamento tanto da ritenerlo indegno di un educatore non penso si possa liquidare così facilmente.

        Per me l’idea che andrebbero perdonate – come società, come individui, ma non come sistema giuridico – solo le colpe ammesse non è qualcosa che si possa liquidare come ‘fregnaccia’

        Questo, ovviamente, se era effettivamente colpevole – non lo sappiamo, l’unico a saperlo è Scattone stesso e nel dubbio la cosa migliore è sospendere il giudizio e lasciarlo in pace – ‘in dubio pro reo’ per prendere in prestito un’espressione giuridica (che potremmo chiederci quanto sia stata effettivamente applicata in questo caso).

  2. Il discorso dell’opportunità non è affatto capzioso.
    Se un giorno un pedofilo, scontata la pena e giudicato “guarito” anche dagli psichiatri, vincesse un concorso per insegnare alle elementari, non ci sarebbe — di nuovo — nulla da eccepire sul piano giuridico.
    Tuttavia, in quel caso, ben pochi considererebbero tendenziosa una valutazione di opportunità.
    Nel nostro ordinamento esiste, ad esempio, per chi ha commesso reati gravi contro il patrimonio ed ha scontato la pena, una interdizione dalle cariche pubbliche che può andare dai 5 anni sino ad un tempo molto più lungo.
    Questo nonostante il reo accertato abbia saldato il proprio conto con la giustizia, con buona pace della funzione riabilitativa della pena, eccetera eccetera.

    Io credo che casi come quello di Scattone siano un classico esempio dei limiti di un sistema “scritto”, rispetto alla “arbitrarietà” dei sistemi di common law.
    Basta che “le carte siano in regola”, e ogni altra considerazione è del tutto superflua.
    E’ vincitore di concorso. Punto.
    Poi, puoi essere anche il Mostro di Foligno mandato a fare il bidello in un asilo (non è il caso di Scattone, il suo è omicidio colposo); se le carte sono in regola, cosa volete?
    Purtroppo, la vita non è sempre così semplice.

    Anche chi sostiene che con l’opportunità si può giustificare tutto, dimentica che ci sono Paesi con un sistema giudiziario nel quale le considerazioni di opportunità, formulate dai giudici, sono una parte essenziale.
    Certo, ogni tanto quei giudici commettono errori; ma non lo fanno anche i nostri, in fondo?

    • E’ possibile che la stessa condanna per omicidio colposo aggravato sia stata di fatto una scelta di opportunità, non sapendo se condannarlo per omicidio volontario o assolverlo per insufficienza di prove.

      • l’ultima che hai detto, credo, sia quella giusta, tanto per fare quello che si chiama “cerchiobottismo”, uno lo si condanna un po’

  3. Mi permetto di far notare che Scattone non ha investito un pedone, si è ritrovato a maneggiare una pistola in una università e ha colpito in testa una studentessa. Io, tu, tutti sanno che è andata così.
    La sentenza dice colposo?
    Il mio pensiero dice che o Scattone è colpevole, e allora che cavolo, omicidio colposo che razza di condanna è?!?, implica che sia un deficiente o un pazzo (maneggi una pistola carica alla finestra di un cortile affollato? non è solo una leggerezza è folle) oppure è innocente e sostanzialmente si trova la vita distrutta per un errore giudiziario, il che mi renderebbe solidale ma mi farebbe anche dubitare del suo equilibrio. Parlo di pregiudizi, fiducia, di quella nebulosa di sentimenti che motiva le relazioni umane ed è alla base di tutti i conflitti. Se ne deve uscire, ma attualmente non ne vedo gli strumenti.

  4. Chapeau!
    10 settembre 2015 alle ore 22:00

    (La pietra dello scandalo)

    Presumibilmente questo mio intervento mi alienerà non poche simpatie, ma non intendo intraprendere nessuna carriera politica, sono abituato a ragionare prima, e successivamente a non sottacere le mie convinzioni ed è questa l’attività a cui non sono abituato a rinunciare per nessuna cosa al mondo.

    Siamo ormai nel mondo mediatico simil-libero. In cui, come dice il mio amico Giampaolo Cassitta ripreso da molti altri, tra cui Uccio (Cosimo) Filigheddu dal quale prendo cortesemente alcune affermazioni.
    Uccio afferma che “Cavalcare gli umori della gente, vellicare sensazioni e sentimenti superficiali, è la vergogna della politica da bar che in gran parte ci governa. Un delitto atroce o una via invasa da prostitute offrono ovviamente una percezione distorta della dimensione di un problema.
    Ed ecco in tutto il Paese i politici che, anziché invitare e aiutare il popolo a ragionare, lo spingono a dissennata rabbia o a vergognose prese di posizione. Cavalcano le emozioni, come un tempo facevano soltanto pochi populisti guardati con disprezzo e inevitabilmente condannati all’oblio.

    Un tempo, dopo uno stupro, soltanto al Caffè dello Sport sentivi qualcuno che diceva “Io a quello prima di ammazzarlo gli taglierei i coglioni”.

    Ora lo senti a Montecitorio.

    Un tempo soltanto al Caffè dello Sport sentivi qualcuno che diceva “Quando c’erano i casini non vedevi puttane in strada, c’era più igiene perché ogni mese le controllavano per la sifilide e pagavano le tasse”.
    Ora lo senti nei più autorevoli dibattiti cittadini.”

    Cosa intende dire Cosimo Filigheddu quando afferma “vellicare sensazioni e sentimenti superficiali” eccone subito un esempio che sintetizzo:

    Giovanni Scattone ha oggi annunciato di aver rinunciato all’insegnamento presso l’Istituto Professionale Einaudi di Roma dietro la pressione mediatica creatasi dopo la notizia dell’assegnazione della cattedra di psicologia.

    Definiamo il “campo operatorio”.
    – Giovanni Scattone è stato dichiarato definitivamente colpevole dell’omicidio di Marta Russo, condannato alla pena di cinque anni e quattro mesi, la Cassazione decise anche di non comminare pene accessorie, cancellando l’interdizione all’insegnamento, in quanto ritenuto responsabile di delitto non volontario.

    Non è compito di chi scrive (e credo neppure di chi legge) esprimere giudizi su sentenze passate in giudicato. Sinché sarà vigente questo sistema giudiziario, articolato nei tre gradi di giudizio, ritengo che ogni cittadino, pur mantenendo inalterata un’ampia sfera di giudizio personale, debba comunque uniformarsi e rispettare le sentenze emesse nell’osservanza della legge dello Stato Italiano ed in nome del suo Popolo.

    – Per quanto sopra affermato Scattone è stato riconosciuto colpevole e non ci sono concetti ulteriori da aggiungere.
    – Il detenuto Scattone, pur dichiarandosi sempre innocente del delitto ascrittogli, ha scontato la pena detentiva.

    La Costituzione italiana, all’art. 27 comma 3, stabilisce che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”.
    Ormai a causa del sovraffollamento penitenziario, questo principio di “civiltà giuridica”, che peraltro coincide perfettamente con l’interesse generale del paese, il più delle volte non riesce a trovare una concreta attuazione, infatti, in questi ultimi tempi, si sta via via affermando il concetto di alternatività della pena, concetto sul quale sorvoliamo per non appesantire il discorso.

    – Scontata la pena il prof. Scattone ha prestato servizio come supplente in vari Istituti della capitale per circa dieci anni, senza alcun clamore, senza proteste.

    Oggi il Prof. Scattone, ex detenuto che ha scontato la pena, ottiene la stabilizzazione della sua cattedra nel liceo Einaudi di Roma.

    Si diffonde la notizia e subito inizia il can-can mediatico, si tirano in ballo i familiari della vittima, il Ministro plenipotenziario dell’Istruzione si esprime, la protesta monta e tutto d’un tratto il Prof. Scattone, ex detenuto che ha scontato la pena, rinuncia all’incarico.
    Questa la sorprendente motivazione:

    “La mia innocenza, sempre gridata è pari al rispetto nei confronti del dolore della famiglia Russo. Ho rispettato, pur non condividendola, la sentenza di condanna. Quella stessa sentenza mi consentiva, tuttavia, di insegnare ed allora sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza”.
    “Ho sempre ritenuto – ha spiegato il Prof Scattone, ex detenuto che ha scontato la pena – che per essere un buon insegnante si debba anzitutto essere persona serena. Oggi, in ragione di queste polemiche, non ho più la serenità che mi ha contraddistinto nei dieci anni d’insegnamento quale supplente: anni caratterizzati da una mia grande soddisfazione anche e soprattutto legata al costruttivo rapporto instauratosi con alunni e genitori. Allora se la coscienza mi dice, come mi ha sempre detto, di poter insegnare, la mancanza di serenità m’induce a rinunciare all’incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati”.

    Aureliana, madre di Marta Russo, definisce quella del Prof Scattone, ex detenuto che ha scontato la pena, una prova di buonsenso e dichiara che è stata fatta giustizia. Aggiunge di essere soddisfatta e contenta per gli studenti che non avranno come insegnante una persona così inadatta ad essere educatore.

    Sono quelle della Signora Aureliana, parole che non si possono commentare poiché pronunciate da persona colpita profondamente negli affetti, ma una cosa possiamo sommessamente ricordarla a noi stessi ed è che il Prof Scattone, ex detenuto che ha scontato la pena, sono dieci anni che insegna, sia pure come precario, a studenti di ogni età.

    Ma la giustizia, quella vera, quella con la G maiuscola, quella bendata cioè imparziale, non è (e non può essere) amministrata dalle famiglie delle vittime e qui il collegamento con la parte iniziale del mio articolo è evidente poiché sto coinvolgendo la funzione informativa che ho definito “simil-libera”.

    Quel“cavalcare gli umori della gente, quel vellicare sensazioni e sentimenti superficiali” enunciati sapientemente da Uccio Filigheddu, forse potevano voler dire anche questo?
    Carlo

    • “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”.

      Certo. Ma se il condannato, dopo aver scontato la pena, continua a dichiararsi innocente forse la rieducazione non ha funzionato così bene.

      Oppure era veramente innocente – e se salta fuori ciò e forse bisognerebbe processare ed eventualmente condannare chi lo ha fatto finire ingiustamente in prigione.

  5. Concordo con chi distingue il piano del diritto da quello dell’opportunità.

    Tu affideresti tua figlia di 5 anni a un pedofilo condannato in via definitiva che ha appena finito di scontare la sua pena con l’argomento che “ora è un cittadino riabilitato”?

    Ciò detto, provo molta pena per Scattone (che potrebbe pure essere innocente: verità processuale e verità giuridica non sempre coincidono!): ma purtroppo è così che vanno le cose…

    • ma “colposo” non dice nulla a nessuno?
      anch’io fremo un po’ quando ridanno la patente a ogni figlio di macellaro etilico col suv in crescenza, dopo congruo esborso e incongruo periodo; ma sinceramente meno di così.

      il paragone col pedofilo – o col mostro di foligno, come anche ho letto da qualche parte – nun ve sembra un po’ stiracchiato?

      sottofinale: poi possiamo sempre abrogare il codice penale e sostituirlo con il televoto; risparmiamo un sacco e ci divertiamo di più.

      finale: ma imporre un termine tipo la siae, anche così abnorme (settant’anni dalla morte dell’ultimo congiunto) dopo il quale alla FamigliaDellaVittima non sia più consentito mettere bocca,
      non vi sembrerebbe un progresso, quanto meno simbolico?

    • Il fatto è che Giovanni Scattone ha insegnato per dieci anni.
      Quindi ci si sta indignando perchè il suo contratto è stato regolarizzato!
      Penso sia opportuno non perdere di vita il quadro altrimenti si può dire tutto ed il suo contrario.
      Carlo

  6. Sono un eversore? Ebbene sì. Perché fin da subito ho rifiutato quella sentenza, che continuo a giudicare scandalosa. Perché trovo assurdo che il soggetto in questione possa insegnare a dei minori. Perché un ex brigatista come insegnante dei miei figli lo rispetterei, l’assassino della borghesia romana che per gioco spara a una giovane donna dalla finestra NO. Chi continua a indignarsi parlando di populismo dovrebbe andare a leggersi gli atti del processo. Non ultima la pagina relativa al presunto alibi di Scattone e di coloro che hanno preferito tacere.

  7. Sono d’accordissimo con l’articolo, ma rilevo che i commentatori contra-scattone facciano confusione tra l’opportunità di conferire incarichi elettivi a coloro che se ne sono dimostrati indegni (e perciò inadatti), e quella di dare lavoro statale a un ex-detenuto riabilitato. Sia nel primo, sia nel secondo caso, il discrimine deve essere la possibilità di reiterazione del reato. Nessuno si è posto seriamente il problema della possibilità di uccidere ancora da parte di Scattone, altrimenti avrebbe dovuto concludere che la sua posizione di insegnante non aumenta affatto questa possibilità, al contrario di un suo isolamento sociale. Semplicemente si afferma la sua immoralità a priori, oppure ci si appella al “dolore della famiglia”. Laddove il diritto esiste proprio per evitare la rivalsa da parte della famiglia, che si trasforma inevitabilmente in faida. Ma evidentemente il sentire comune in termini di giustizia, in questo paese, è rimasto quello dei bei tempi di Hammurabi.

  8. […] Della vicenda di Scattone e del suo diritto o meno di lavorare come insegnante, ne avevamo già parlato a lungo. Alessandro Capriccioli su Libernazione la usa per spiegare come chi si appella al buon senso di fronte all’assenza di pene accessorie dopo una condanna, si ritrovi dalla parte degli eversori. […]

  9. […] Torniamo a trattare la vicenda di Giovanni Scattone, dopo aver discusso del suo diritto a lavorare come insegnante e di un articolo di Alessandro Capriccioli che usava questo caso di cronaca per spiegare come chi si appella al buon senso di fronte all’assenza di pene accessorie dopo una condanna, si ritrovi dalla parte degli eversori. […]

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