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Gli aspiranti scrittori hanno rotto il cazzo

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Siete nel giardino della Camilla, si festeggia la sua laurea in antropologia culturale e ha organizzato una grigliata vegetariana con tutta la comitiva. È una bella serata di fine settembre e fa un caldo boia.  Mario è ubriaco ancora prima dell’antipasto e racconta barzellette oscene. “La sapete quella della vegana che non fa i pompini?” urla alzandosi in piedi sulla sedia e agitando le braccia per richiamare l’attenzione. “Ma non è mica una barzelletta, è tutto vero!” aggiunge scoppiando a ridere come un coglione. Tu sei seduto vicino a Mimmo, che continua a farneticare parole sugli alieni, che secondo lui stanno di base in un campo a pochi chilometri da San Giovanni in Persiceto e votano Partito Democratico. Pensi che, in fin dei conti, ognuno ha gli amici che merita.

La serata procede bene: alle dieci ancora nessun ferito (cosa che non accadeva dal 2007); soltanto danni per poche centinaia di euro. Si mangia, si beve, si ride. La Carla parla delle sue meravigliose vacanze in Salento. Dice che ha ballato la pizzica; che ha bevuto vino dalla bottiglia di plastica; che c’è lu sule, lu mare, lu jentu; che è diventata amica di una che si chiama Maria Sole. Cazzo, che originale. Vorresti rovesciare il tavolo e colpirla con un calcio volante gridando “banzaiiiiiii”.  Ma ti trattieni. Stai diventando quasi una personcina a modo.

Alle dieci e quindici minuti Mario palpa il sedere alla mamma della Camilla. Alle dieci e sedici scoppia una rissa tra Mario e il papà della Camilla. Essendo quest’ultimo istruttore di karate, ci tocca chiamare un’ambulanza per Mario. L’atmosfera della festa non si guasta. Arriva una mega torta sulla quale hai fatto scrivere col cioccolato “Benvenuta nella disoccupazione”. La Camilla finge un sorriso che in realtà vuol dire “stronzo, questa me la paghi”. Nel frattempo arrivano buone notizie dall’ospedale: per Mario soltanto venti giorni di prognosi.

Ad un certo punto, la Carla ti presenta un tipo di Firenze che ha conosciuto al mare e che è venuto a trovarla. Parlate del più e del meno, sembra simpatico. Ti chiede che fai nella vita e gli rispondi che sei laureato in scienze della comunicazione ma lavori nella macelleria dello zio. Contratto di apprendistato: non puoi lamentarti. Sghignazza ma soprassiedi. Allora gli rigiri la domanda: “e tu che fai nella vita?”. Sghignazza di nuovo. “Scrivo” dice con aria soddisfatta. “Ah, ma dài, cosa scrivi?” chiedi sperando in un passo falso. Che prontamente arriva. “Romanzi, perlopiù” precisa con sfrontato accento toscano. “Ah, ma dài, hai pubblicato?” insisti annusando l’imminente disfatta. A quel punto comincia a frugare nella borsa e tira fuori un librone. “IL SILENZIO DELL’INFINITO” c’è scritto in copertina. Sotto l’immagine di una fata mezzo nuda. Una bella gnocca con le ali. Ancora più sotto il nome della casa editrice: Pubblicatidasolo.com.

Il tipo è di fronte a te col suo sorriso da ebete. Si aspetta che sfogli il suo capolavoro e che dica una cosa come “Complimenti! Figo!”. Ma taci. Taci e cominci a fissarlo con aria minacciosa. “Che c’è…? Non ti piace…?” chiede imbarazzato. Continui a tacere. Mediti sul da farsi. Ti guardi rapidamente intorno per capire la situazione. Poi parli. “Senti, ma hai altre copie qui con te?” chiedi fingendo inaspettato interesse e mettendogli una mano sulla spalla in segno di amicizia. “Certo! Ho la macchina piena, ho appena ritirato tutte le copie della PRIMA edizione” dice sottolineando che si tratta della PRIMA edizione e lasciando intendere che ne verranno sicuramente almeno altre quindici. “Tutte tutte? Bene, mi è venuta un’idea: portale qui che improvvisiamo una bella presentazione!” proponi con incredibile entusiasmo.

Cinque minuti dopo tutti i duecento volumi sono piazzati su un tavolino di plastica. Il tipo di Firenze è felice come una pasqua, tutti attendono l’inizio del reading. Camilla pensa che alla fine non sei così stronzo. Chiedi l’attenzione del pubblico e cominci a parlare. “Qui si fa la storia” introduci notando un sussulto di fierezza nello sguardo dell’aspirante scrittore. “Qui si fa la storia della letteratura italiana” prosegui svitando il tappo di una bottiglia di plastica contenente uno strano liquido verde. “Qui si sta salvando la letteratura italiana”. Il fiorentino è al settimo cielo e con falsa modestia ti fa segno di non esagerare. Poi, all’improvviso, con scatto felino, rovesci il liquido su tutte le copie. Si sente un “ooooh” di meraviglia tra il pubblico. Il futuro premio Nobel ha un sussulto, questa volta di terrore. Prendi un fiammifero e… Fiamme altissime. Il tizio sviene. “Gli aspiranti scrittori hanno rotto il cazzo” dici allargando le braccia come a significare “hackererò il tuo pc e cancellerò pure gli inediti”. Poi ti metti ad elencare.

Le presentazioni di merda nei bar di paese con la prima fila composta da cugini e la seconda dagli zii e la terza dagli amici; i titoli del cazzo che scimmiottano i grandi capolavori; il fatto che si dichiarino “scrittori” anche quando si sono pubblicati da soli (hai speso duemila euro e non venderai mezza copia, idiota!); i continui appelli su facebook a comprare un romanzo di seicento pagine che racconta le gesta della regina di Fregnagon, un mondo incantato abitato da fate e gnomi che trombano tutto il tempo perché tu, aspirante scrittore, non hai una fottuta idea narrativa; i concorsi letterari per sfigati che premiano con una targa e cinquanta euro in buoni pasto; il fatto che si prendano maledettamente sul serio e credano di essere tanti piccoli Hemingway incompresi; le loro virgole tra soggetto e predicato (ma imparate a scrivere!); i loro amici o compagni che se ne escono con quelle frasi del cazzo tipo “guarda che è bellissimo, dovresti leggerlo prima di giudicare”; i romanzi fantasy: piaga dell’universo; i romanzi erotici: martellate sui coglioni; i libri di poesia, diosanto, i libri di poesia; le epigrafi in latino per darsi un tono; quelli che nella sezione lavoro di facebook mettono “scrittore” presso “me stesso”.

Riprendi fiato mentre tutte le copie del capolavoro sono ormai carbone. L’Italo Calvino di noialtri è svenuto e la Carla cerca di farlo rinvenire. “Gli aspiranti scrittori hanno proprio rotto il cazzo” sussurri con la soddisfazione del missionario. Qualcuno si avvicina e ti stringe la mano. Qualcun altro, preso dall’entusiasmo, dà fuoco a un romanzo di Paolo Coelho. “Hai fatto la cosa giusta, amico” dice Mimmo abbracciandoti. Guardi un’ultima volta le ceneri dell’intera prima edizione de “IL SILENZIO DELL’INFINITO”: fortunatamente niente è più leggibile. Poi ti volti e vai a prendere un’altra fetta di torta. È buona ma c’è troppa panna. 

E’ nato a Bergamo 35 anni fa da una famiglia molto cattolica. E’ scappato dal collegio Sant’Alessandro a 17 anni e ha abitato dieci anni nell’India del Sud, dove ha vissuto producendo mosaici di ceramica (uno l’anno) destinati agli americani ricchi della Costa Occidentale. Poi si è trasferito per sei mesi in un gurudwara di sikh dissidenti, nel Punjab (India nordoccidentale). Tornato in Italia per problemi di visto, attualmente si mantiene affittando su Airb&B il monolocale in zona Corvetto (a Milano) ereditato da una zia. Pratica il buddhismo theravada, ma non regolarmente. Tifa per l’Atalanta.

84 Comments

    • Lo stile di questo articolo è il ‘brillante cinico’ un po’ da rivista femminile spigliata.
      Poi dici delle cose anche vere, a parte il fatto che la mafia dell’editoria è una roccaforte completamente chiusa. Per inciso, anche Umberto Saba, Paul Eluard, Dino Campana, per dirne alcuni, pubblicarono a loro spese, all’inizio.

    • 1.Quanta boria e presunzione!
      2. Vero, l’autopubblicazione è un marchio di vergogna dal momento che dà voce a un marasma di mitomani, per fortuna non ci sono i soldi nemmeno per quello.
      3.l fantasy – che odio – va alla grande, quindi il tuo toscano avrebbe realmente avuto una seconda ristampa.
      4. Purtroppo in questa corsa al prodotto ci ritroviamo a fare i conti con tanti Fabiovolo, mentre forse i veri talenti e la letteratura vanno persi, a meno che non vengano pubblicati in tirature limitate piccole case editrici coraggiose.
      5. MA SOPRATTUTTO Chi ha veramente rotto il cazzo sono i blogger frustrati che non riescono a scrivere un romanzo, gli agenti letterari che hanno pubblicato un libro di racconti dieci anni fa e tengono corsi di scrittura, gli editor che si autopubblicano, personaggi pubblici di ogni tipo che pubblicano libri inutili, le case editrici che commissionano libri, le case editrici che pubblicano romanzi dozzinali, piacevoli e scorrevoli stile Rizzoli – o più spesso fantasy – non certo gli scrittori (o lo si è, o non lo si è, non si aspira, semmai esistono scrittori senza talento come esistono quadri che chiamiamo croste).

  1. Oh se hai notizia di un concorso letterario sfigato in cui si vincono 50euri in buoni pasto segnalalo sul blog che partecipo subito! Vanno bene pure quelli in cui ti premiano con cestini di prodotti alimentari locali. Grazie.

  2. domanda seria: hai già aperto il dominio Pubblicatidasolo.com?
    perché se non l’hai ancora fatto devo assolutamente chiederti se mi cedi i diritti!!!!

    😉

  3. Sono qui in piedi che mi spello le mani a furia di applaudirti. Ti ringrazio in particolare per la virgola tra soggetto e predicato che ha rotto il cazzo come la virgola prima della congiunzione coordinante copulativa (e), per i romanzi fantasy ed erotici che non solo ci hanno rotto il cazzo, ma ce l’hanno proprio messo nel tritacarne e ridotto ad omogeneizzato!

  4. Grandioso!!! A parte il fatto che chiunque si porti sempre dietro il proprio “libro” sbandierandolo agli altri è già da fustigare, a prescindere dagli eventi!

  5. mah.
    per carità, oltre alla scorrevolezza dello scritto si denota una certa capacità umoristica nella presa per il culo – se ne sentiva il bisogno, non lo fa mai nessuno – per sfottere ci vuole un certo talento che a te non manca.
    per il resto questo articolo ce lo vedrei benissimo nel tuo stesso falò delle vanità: l’originalità ed il messaggio che comunichi tende allo zero, non pervenuti.
    intrattenimento stile facebook con qualche carattere in più, praticamente zelig.

    il che significa che hai tutti i numeri per avere successo, vedi i commenti entusiasti dei tuoi followers 🙂

    • approvo! l’autore critica gli aspiranti scrittori ( per inciso su qualcosa ha ragione, ma davvero non in tutto e non con quei toni: ci sono dei bravi scrittori anche se esordienti, da qualche parte si dovrà pur iniziare!) ma sembra proprio che sia o voglia essere uno di loro….

  6. Quindi Federico Moccia è uno scrittore solo perché la Mondadori lo ha pubblicato? Gli aspiranti scrittori hanno rotto il cazzo, concordo con te, è una vita che lo dico… ma i motivi non sono assolutamente quelli che pensi tu.
    Inoltre da come scrivi secondo me sei anche te un aspirante scrittore.

  7. … dì la verità, ti stai ripetendo, Malcolm y, l’umorismo sa di stantio e il canovaccio è smorto,e non da ora. I casi sono due, o sei un aspirante scrittore che si tiene il meglio nascosto per poterlo poi pubblicare, o sei un ex aspirante scrittore stanco che se la prende con chi ha paura ormai gli somigli.
    In ogni caso, è strapieno di aspiranti scrittori semplicemente per sbarcare il lunario visto che non sanno fare o non hanno voglia di fare o non c’è da fare un cazzo, oppure perché a furia di invasioni di mercato da parte di Volo & Faletti & c. si sono giustamente convinti di aver qualcosa da dire pure loro.

  8. Anche io mi sono pagata il mio primo libro di poesie perchè nessuna casa editrice paga la pubblicazione di esordiente sconosciuto.
    Però non mi definisco scrittrice, semplicemente non potevo tenere per me certe emozioni.
    E non credo di avere rotto le scatole a nessuno.

  9. Ma che mmmerda di post. Ne ho letti tre, tutti uguali uno all’altro. Ma come sono capitato su sta vomitata felina di sito? Per carità di dio

    • Condivido quello che dice Krammer. C’è “scrittore” e “scrittore”. Da quello che farebbe meglio a cambiare attività a quello che non riesce a pubblicare perché le case editrici vogliono solo merda che vende. Al di là della satira, fare di ogni erba un fascio è sempre scorretto.

      • approvo in pieno: ci può essere un articolo di critica: anch’io da esordiente che non rompe le palle a nessuno, ne ho piene le scatole di colleghi che intasano le notifiche di fb di spam. Ma non si può generalizzare, soprattutto non in questo modo! mah

  10. Ma che sciocchezza, solo una sfilza di parolacce e frasi clichè, un articolo insulso, dato che molti autopubblicati, negli ultimi tempi, non a caso vengano arruolati da grandi CE. Finalmente un pò di democrazia nel grande e sporco circuito editoriale.
    Comunque ripeto: Insulso.

  11. Arrogante, supponente, privo di qualsiasi talento letterario (la miserevole trovata finale della panna è peggio di qualsiasi “fottuta idea narrativa”), come fa a spargere tanto letame quando ci è dentro fino al collo? Fra parentesi, il mio libro, che non è autopubblicato e le virgole le ha tutte al posto giusto, si intitola “L’infinita musica del vento”, to’.

  12. Ahimè questo è tutto vero, ma parli cmq dell’ambiente radical chic, di quello saccente, di quello delle pose costruite, di quelli che non leggono fumetti ma “graphic novel”.Di quelli che si pubblicano da soli perchè con la “Mondadori giammai al massimo la feltrinelli”
    Conosco gente che sa scrivere e si sta facendo il culo per pubblicarlo fortunatamente lontano da questi ambienti…spero solo che lo sforzo di starne lontano, paghi….

  13. Il problema non è quanto “Gli aspiranti scrittori hanno rotto il cazzo”, ma piuttosto perchè tutti si sentono “scrittori”. Un altro brutto problema è quanto sono “puttane e gossippare” le persone su internet, se passi il tempo a “puntare il dito” o “prendere in giro” invece di produrre, pensare, sviluppare e in ultima istanza creare… non sei certamente diverso dagli “aspiranti scrittori”… “del cazzo” o no. Lo diventi “dishonoris causa”.
    … Questo messaggio si autocancellerà per ipocrisia (essendo stato digitato e immesso via internet) in 3 secondi…
    2..
    1
    *

  14. riporto uno stralcio dall’articolo “Niente selfie con Diprè” di questo blog, che potrebbe chiarire qualcosa a qualcuno:

    “In contesto del tutto diverso, pensiamo al collega Malcolm Y: è un troll o un autentico reazionario? Non lo so, quell’uomo è un mistero anche per me, dannazione. Eppure le persone che lo ritengono un provocatore lo amano in quanto tale, mentre altre lo idolatrano perché scrive (e bene) quello che vorrebbero saper scrivere loro. La Rete ha creato anche questo paradosso: chi pensa una cosa e chi è convinto dell’esatto contrario sono accomunate entrambe dal gradimento dello stesso pezzo. Nel frattempo, i più deboli, intellettualmente e culturalmente, fanno quello che riesce loro meglio: odiano. Forse odiano Malcolm perché odiano l’inadeguatezza della propria vita.”

    a parte l’ultima frase buttata un po’ ad minchiam, trovo sia un buon spunto interpretativo.

    • Ma chi sei, Malcolm y in incognito? Ayò, ora non esageriamo, scribacchia dei pezzetti simpatici, anche se ripetuti, e me lo dipingete manco fosse Celine.
      Mah.

      • Mi chiamo Daniele ed uso questo nick su internet per abitudine e piacere, non certo per anonimato 😉
        E forse ti sei perso il mio commento precedente.

        Conosco questo Malcom y per questo articolo letto ieri, non ho la più pallida idea di chi sia o di cosa abbia scritto in passato: semplicemente, in riferimento a questo specifico articolo, penso che ci faccia.
        Per l’appunto ho criticato questo tizio, e tuttavia credo che idillii cretini e ferventi critiche siano proprio quello che volesse ottenere, riuscendoci.
        Oppure, semplicemente, l’abbiamo sopravvalutato attribuendogli intenzioni inesistenti.

        La vita è paradossale e così l’operato umano. A me piace studiarlo, studiarmi in primis e comunicare per illudermi di comprendermi meglio.

        Ciao 🙂

        • Sì, infatti, non so tu, io no, ma per qualche motivo a me oscuro viene sopravvalutato, e il pezzo di cui sopra è l’ennesima ripetizione di una iniziale formula simpatica ma da un pezzo stantia, così come quello che hai postato tu mi sa tanto di leccata di culo di gruppo, nessuna intenzione dietro, parere mio.
          Quanto al paradossale, non capisco bene cosa intendi, se non che spesso si manifesta una cosa per nascondere l’esatto opposto, dici questo?

          • Ps ho letto solo ora il tuo pezzo più su, e sì, su quello concordiamo, ma proprio pienamente specie riguardo zelig dove, si sa, i comici ripetono fissi la stessa formula vincente, comica inizialmente, simpatica poi, fino alla nausea.

          • Marco, tutto è opinabile, e ciò che ho scritto è il risultato della mia libera interpretazione a partire dalle poche informazioni raccolte e dalla mia esperienza personale.

            Se ne vuoi conoscere i motivi, sono lineari:

            1. il tizio scrive scorrevole e ha un metodo espressivo che di primo impatto funziona (come ammetti tu stesso), non è dunque uno dei tanti che circolano in rete che non riescono nemmeno in questo scopo, venendo del tutto ignorati o al massimo derisi.
            2. il tizio critica apertamente un certo modo di fare dell’uomo (quello di voler mettersi in mostra e dire la sua, esponendosi alle critiche del pubblico più vario) utilizzando la stesso identica tecnica oggetto della sua critica. In questo, ne deduco che o ci è oppure ci fa. Quale delle due, non ne ho idea.
            3. Poi, leggendo casualmente un altro articolo di questo blog (quello su Diprè), l’ho visto citato dall’altro autore, a mio avviso sincero in ciò che scrive (pura impressione a pelle) e da quello che scrive deduco che il tizio in oggetto, tale malcom y, è recidivo e cavalca costantemente questi clichè: ciò mi fa pensare che non sia un caso isolato e che ci sia invece tutta la volontà di provocare e attirare su di sè l’attenzione proprio in questo modo paradossale e sottile. Scopo che in tal caso sarebbe perfettamente riuscito, a mio avviso.

            Detto questo, se ritieni che dire ad una persona “avresti del talento ma lo stai buttando alle ortiche” è una leccata di culo mirata magari ad ingraziarmi il personaggio, ti lascio alle tue opinioni, nessun problema 🙂

            Ma ricordati questa cosa: il modo migliore che ha una persona intelligente per manipolare lo stupido, è di convincerlo di essere ancora più stupido di lui. La consapevolezza di avere davanti una persona intelligente fa alzare la corazza difensiva e non ci si espone: viceversa farsi passare per scemi è un trucco che funziona benissimo [l’hai visto per caso il film ‘i soliti sospetti’? 😀 ]
            A me, nel dubbio e visto che non ho altro di meglio da fare ora, mi piace approfondire.

            ps: il fatto che il tizio non risponda, conferma la mia tesi che sia un provocatore consapevole. Inutile ai più, utile forse per me.
            L’alternativa è che sia inutile per tutti, per quanto scrive ad una prima lettura…
            Se risponderà avrò qualche base in più per farmi un’opinione un po’ più precisa.

  15. Che poi, a dirla tutta, pure ‘sta brillante idea del rogo dei libri rievoca memorie un po’ spiacevoli, giusto?
    Forse dietro queste parole c’è solo un livello di frustrazione e disillusione che io, per fortuna, non ho ancora raggiunto.

    • già, bruciare i libri è l’esempio del peggior oscurantismo religioso della storia. equivale alla privazione dell’uomo non solo della sua conoscenza, ma del suo diritto alla conoscenza in quanto attività pericolosa e dannosa.

      non ha caso ho parlato di falò delle vanità.

  16. X Kramer: non dicevo che eri tu a leccare il culo, ma l’autore del pezzo che hai postato, per il resto… ci fa, di sicuro, solo che non trovo la sottigliezza come fai tu. 🙂

    • sorry, avevo capito male mi capita spesso ehehe
      il bello del dialogo è proprio la possibilità di chiarirsi, se ci accorgiamo di qualche misunderstanding 🙂
      ciao!

    • nel frattempo ho dato un’occhiata agli altri articoli che ha scritto, mi sono fermato ai titoli e ai temi trattati e tanto basta: mi sa che la sottigliezza ce l’ho vista solo io eheh

      • E’ così. Prende, ma certo non solo lui, un pochetto di luoghi comuni abbastanza reali e spesso provinciali, li ficca dentro la formuletta di una cena, un bar, un locale, dopodiché maltratta la vittima di turno esattamente come faceva Totò quando sputava nell’occhio di tizio o caio, tutto qui. Il “Hai rotto il cazzo” è l’equivalente di “Ma mi facci il piacere”.
        Poi magari legge le reazioni, alcune intelligenti che ampliano il discorso, altre isteriche come di chi si è sentito pizzicato, in fondo è più divertente questo che il pezzo in sé.

        • si questa è la sintesi del suo ‘corpus letteraio’.

          il mio dubbio originario riguardava esclusivamente questo specifico articolo, in cui praticamente parla degli altri come di sè stesso, ma ormai mi hai convinto che non ci fosse alcuna intenzionalità implicita 😉

          mi ricordo di un vecchio amico ai tempi dell’adolescenza: era il leader del gruppo (gruppetto di sportivi sbarbati e sfigati – diciamolo), il più ‘simpatico’ sempre con la battuta pronta e tagliente. il 100% della sua ironia si basava sulla presa per il culo ricorrente verso amici e conoscenti, e più la preda risultava inerme e imbarazzata più risultava divertente. le battute erano sempre quelle, cambiava solo un po’ il condimento.

          ha fatto carriera, ora è dirigente in una multinazionale di cosmetici.
          si è fatto le ossa in gioventù, ora è uno dei tanti squaletti del marketing.
          non c’è morale in questa favola…

          • No, infatti, se non quella furbesca tutta italiota, che proprio sulla mediocrità ci campa attraverso un pensiero mediocre che salva proprio quello che dice di condannare, perché la cosa che dovrebbe essere la più ovvia naturalmente non viene presa in considerazione, ovvero che la letteratura spazzatura NON merita di essere bruciata. 🙂

  17. Il pezzo mi è piaciuto, d’un fiato. Ma forse nessuno ha pensato una cosa: chi scrive qualcosa avente almeno alla sua apparenza un senso non è un aspirante scrittore, bensì uno scrittore, perché a farlo non ha solo aspirato, ma lo ha pure fatto. Semmai chiediamoci, di tutto ciò che viene scritto e non è noto ai più, cosa potrebbe fare di uno scrittore sconosciuto un famoso scrittore…

  18. Vedo tanti aspiranti scrittori offesi dal tuo post. Hai colpito nel segno evidentemente. L’umorimo cinico piace solo quando non tocca noi stessi. Bravo.

  19. Bello! Scrivi bene! ( commenti classici da siti per aspiranti scrittori)
    Un’altro aspirante scrittore? Forse si, visto che pubblichi…. Un pó d’ironia, però hai descritto bene la realtà di alcuni esaltati! 😉

  20. A parte la cattiveria con cui tratti noi poveri scrittorucoli esordienti (scommetto che anche tu fai parte della brigata), dico che è vero, alcuni di noi si atteggiano a geni solo perché sono ricorsi all’autopubblicazione (io l’ho fatto e non è servito a nulla e comunque perché ho “dovuto”), perciò ci vuole un po’ di leggerezza e autoironia, proprio quello che cerco di fare nel blog che curo insieme alla mia socia. Ti lascio il link così passi a trovarmi e lasci un commento, basta che non dai fuoco alla pagina però!!! 🙂
    http://letterandoilblog.wordpress.com

  21. Premesso che ho pubblicato con una casa editrice “non a pagamento” e per giunta in formato digitale, quindi il rogo mi fa un baffo, trovo che la definizione “aspirante scrittore” sia ridicola se attribuita a qualcuno che comunque ha già scritto. Il che denota poca attenzione all’uso del linguaggio. Forse si intendeva “scrittore non riconosciuto come tale dal potere della comunicazione”? Sarebbe troppo facile dire allora che anche Leopardi combatteva i tromboni della cultura del suo tempo, che non apprezzavano il suo genio poetico, o che Moravia fu costretto ad autopubblicarsi come altri autori di cui si sono fatti esempi anche qui. Facile sarebbe sostenere che molti romanzi autopubblicati o pubblicati da importanti case editrici, oggi, sono infelicemente insulsi e scritti male, ma questo dipende dall’abbassamento del livello della scrittura in generale, dovuto alla scuola, ai giornali, alla televisione, ai blogger, a Internet, eccetera. Potrei anche dire che il fiorire di tanti “autori” (che si autodefiniscono tali sui social accanto al loro nome, e che ammiro per la mancanza di senso del ridicolo che li sorregge), è colpa proprio delle brutte pubblicazioni (o di quelle dei raccomandati noti) realizzate dai grandi marchi editoriali solo a fini commerciali, per cui uno pensa: “Beh, se l’ha fatto lei (o lui) che non è nemmeno andato a scuola, perché non posso farlo io?”. Si potrebbe infine, citando Macchiavelli, rilevare che nella scrittura, come in altre cose, occorrono virtù, fortuna e circostanze casuali. Ma, poi, chissà…

    • Il potere della comunicazione…mamma mia ci manca la parola “editoria borghese” ed ecco la bella radical chic punta sul vivo dal post.Un consiglio, non prenderti sul serio. Fatti na sana e liberatoria risata.

  22. Mi astengo dalla disputa se criticare gli aspiranti scrittori. Credo sia più o meno la stessa cosa che criticare gli aspiranti pittori, gli aspiranti attori, gli aspiranti cuochi, gli aspiranti vincitori al superenalotto, gli aspiranti blogger aspiranti di centaia di commenti positivi ai loro articoli, e cosi via.
    Detto questo, credo che i pregiudizi, di qualunque natura essa siano, sono sempre da guardare con sospetto. Il razzismo verso un aspirante scrittore non è molto diverso da quello che si può avere verso una persona di colore, a mio avviso. Certo, a meno che poi l’aspirante scrittore in questione non lo conosci di persona, ci parli e ti rendi conto che è DAVVERO un coglione, come magari avevi pensato. Ma non darlo per scontato, perché potresti rimanere stupito dalla cecità del tuo stesso pregiudizio verso l’intera categoria.
    Comunque, non mi fraintendere. Mi è piaciuto davvero un sacco l’articolo, l’ho riletto e ho riso come un ebete per 3 quarti d’ora, l’ho trovato un piccolo capolavoro di ironia e cinismo. Credo che in casi come questi l’ironia debba necessariamente essere distruttiva per ottenere l’effetto di metterci a tu per tu con la stupidità del soggetto in questione (l’aspirante scrittore medio, per intenderci), tuttavia non bisogna intendere quest’articolo in senso generale, perché tutti gli immortali autori del passato, o contemporanei, a suo tempo sono stati anche loro degli “aspiranti scrittori”, o hanno scritto romanzi su aspiranti scrittori, pensa a “Chiedi alla polvere” di John Fante, per citarne uno a caso.
    Quindi quando ci approcciamo all’opera di un autore esordiente, aspettiamo almeno di leggere le prime 4-5 pagine e a quel punto potremo dire scrollando la testa “Mi spiace ma hai scritto una cagata. Datti al giardinaggio.” Perché nella storia della letteratura ce ne sono stati di romanzi d’esordio che erano dei veri capolavori e se tutti avessero fatto questo ragionamento, all’epoca in cui lo scrittore aveva solo in mente l’idea Se io avessi conosciuto di persona David Foster Wallace all’epoca in cui gli ronzava in testa l’idea per “La scopa del sistema”, gli avrei detto che forse ero un po’ troppo megalomane per pensare di poter scrivere qualcosa di seriamente valido, e invece a soli 25 anni ha sfornato un romanzo d’esordio che non solo era un capolavoro ma lo ha fatto incensare dalla critica come uno dei più grandi geni della letteratura americana contemporanea.
    Pensaci.
    P.S. Non per fare il pignolo ma mettere la virgola tra soggetto e predicato è un espediente grammaticale come un altro per far risaltare ciò di cui si parla, così come la virgola prima della congiunzione “e” ormai è una consuetudine pienamente accettata dalla lingua italiana e usata da tantissimi scrittori già affermati quindi il fatto di tirarli in causa nel tuo articolo beh, no, non mi è sembrato necessario, sorry.

    • Mi correggo: quando parlavo della virgola tra soggetto e predicato. non intendevo dire “espediente grammaticale” ma “espediente stilistico”. Ovvero, so perfettamente che dal punto di vista puramente grammaticale è SBAGLIATO, ma nel mondo della narrativa non sempre sono state rispettate le regole grammaticali in quanto tali, quindi in alcuni casi, se si tratta di casi ben giustificati dal contesto in cui si muove la voce narrante, io credo che ci possa stare.
      Se poi l’aspirante scrittore in questione la scrive in modo del tutto inconsapevole, solo perché effettivamente non sa scrivere, è un altro discorso.

  23. Bell’articolo, l’ho riletto volentieri a distanza di tempo. Io scrivo e basta. Non aspiro a nulla, mi pubblicano, vendo poco e aspiro solo il fumo delle mie dannate sigarette e sono felice così…

  24. E io che pensavo di essere cinica!

    In un post hai distrutto tutte le mie speranze di, sì sto per dirlo, ASPIRANTE SCRITTRICE.
    Ciononostante credo che stamperò questo articolo e lo incornicerò. Quando scriverò, SE scriverò, il mio primo “perlopiù” romanzo, rileggerò le tue parole. Se avrò scritto qualcosa come “Il Silenzio dell’Infinito” mi renderò conto di dover cambiare mestiere.

    Grazie.

  25. “Camilla pensa che alla fine non sei così stronzo”.
    Magari se verifichiamo i congiuntivi prima di sputare sugli altri … comunque ben fatto, la quantità di solito significa abbassamento di qualità. C’è anche da dire che le case editrici, nel mercato italiano, non è che facciano a gare per puntare su sconosciuti. Preferiscono le barzellette di Totti o le confessioni di un tronista, molto più alla portata del pubblico italico. Se definiamo Moccia uno scrittore , Dostoevskij quando non poteva pagare l’affitto ed implorava qualcuno di pubblicare i suoi scritti non lo era, presumo^_^.

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