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Gli Americani (non) mangiano (piu’) la merda

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Negli anni ottanta, a chi criticava il sistema alimentare americano e l’inarrestabile diffusione del Fast-food, Ronald Reagan rispondeva che, in ultima analisi, „il Ketchup e‘ verdura”. Il ciccione americano, quel tipo tutto rotoli modello omino della Michelin che caracolla incerto all’interno di una tuta di ciniglia in colori pastello, un bibitone ghiacciato in una mano e un secchio di ali di pollo fritte nell‘altra, altri non e’ se non il risultato di un processo evolutivo. Se gli anni ottanta sono stati gli anni in cui si sono gettate le basi della tradizione alimentare, non c’e’ da stupirsi se nella cultura americana si sia sviluppata una certa forma di proudness che vede nel cheeseburger e nella sua innaturale celebrazione la propria dimensione patriottico-masticatoria. Questo fiero attaccamento alla pancetta fritta impilata su formaggio industriale fuso su carne di manzo estrogenata sembra suggerire una sorta di ostentazione al diritto supremo dell’alimentazione americana, il diritto all’obesita’. A mero titolo di esempio, mi piace ricordare come non sia infrequente, negli Stati Uniti, in luoghi che richiedano lunghi spostamenti a piedi tipo aeroporti o parchi dei divertimenti, osservare obesi americani che, anziche’ muoversi caracollanti, preferiscono spostarsi- come se fossero portatori di una qualche rara e geneticamente ineluttabile disabilita’- su motorette elettriche, tutte ovviamente dotate di apposito spazio per il loro frappe’ banana e cioccolato. Eminenti luminari della medicina, potrebbero a questo punto ricordare come le principali cause di obesita’ siano disordini di alimentazione incontrollata (traduzione: mangiare troppo), malnutrizione (traduzione:mangiare merda), stile di vita sedentario (traduzione:non muovere il culo) unitamente all’abuso dell’aria condizionata e del riscaldamento (perche’ la termoregolazione consuma calorie), ma sono dettagli.

Naturalmente, come per ogni forma di orgoglio, non potevano mancare i fanatismi. Anzi direi che proprio a supporto di questo viaggio collettivo verso l’occlusione delle coronarie, sono spuntati avamposti di beceraggine ipercolesterolica. E’ notizia ormai di tre anni fa, la morte accertata di un cliente dell’Heart Attack Grill Burger dopo il consumo di una porzione di Quadruple Heart Attack Burger, un mostro di carne di manzo e trentasei strisce di pancetta fritta da diecimila calorie, ad oggi plausibilmente riconosciuto come “il cibo piu’ pericoloso del mondo”. L’idea di dichiarare apertamente l’intenzione di avvelenare a morte clienti (all’Heart Attack Grill Burger giustamente trattati alla stregua di pazienti, con cameriere vestite da infermiere procaci, sedie a rotelle per accompagnare i malati fuori dal ristorante e menu’ come ricettari) ha in qualche modo fatto centro, dando adito a proselitismi e brand-like.

 

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C’e’ pero’ almeno un’altra faccia della medaglia (in realta’ ce ne sono molte di piu’, e di sicuro non e’ una medaglia ma perlomeno un fullerene): in quegli stessi anni ottanta, Bret Easton Ellis ipnotizzava milioni di lettori con le descrizioni dei piatti favolosi che i vice-president di Wall Street ordinavano dai menu’- talvolta scritti in braille– dei ristoranti piu’ esclusivi di New York. In American Psycho, l’uso di termini come “salsiccia di capesante” o “pasticcio di Jalapeňo” assumeva un significato quasi esoterico, un codice attraverso il quale accedere al Luogo Supremo, incarnato a tutti gli effetti dal Dorsia e dal suo petto d’anatra, rigorosamente croccante. In pratica, nello stesso momento, una cultura antitetica al fast food si insinuava subdola tra una differente categoria di americani (i ricchi, occorre dirlo? Si scrive WASP). In effetti, da Wolfgang Puck (Las Vegas NV, ma anche altri luoghi) e’ possibile gustare degli ottimi tagliolini pomodoro e basilico per soli 18 dollari:

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Comunque, il maiale per ingrassare di un chilo deve mangiare solo un chilo e mezzo di merda, le salsicce sono buone, la pancetta fritta anche di piu’, al fast food con un dollaro hai accesso al distributore di bibite gasate secondo la formula “All you can drink” e ‘fanculo alla Fiji e a tutte le acque oligominerali fighette da 4 dollari al litro.

Il potenziale calorico del cibo e’ inversamente proporzionale al potere d’acquisto del suo potenziale consumatore.

L’obeso Americano, in effetti e’ sempre meno Americano:

Mondobeso

Attraverso un processo di integrazione fatale dello stile di vita, i paesi limitrofi e culturalmente dipendenti dagli Stati Uniti stanno ingerendo un sacco di calorie sotto forma di salsicciotti e costolette in salsa barbecue, liberando nelle strade di Citta’ del Messico tanti omini della Michelin con Sombrero e Banjo, tanto da arrivare a sottolineare attraverso l’indice di massa corporea l’unica vera differenza che conti in America: il denaro.

 

Presidente fondatore, nonchè socio unico, del FLNRPABMB-Il Fronte di Liberazione Nazionale dalla Rucola-Pachino-Aceto Balsamico-Mozzarella di Bufala, amo invitare alla mia tavola bevitori di sangue, collezionisti di sogni infranti e consumatori di aria fritta. Guardo con egual sospetto vegetariani, amanti della carne ben cotta e assassini seriali. Da sempre mangio per piacere e mai per necessità.

13 Comments

  1. Ottima però la diffusione di obesità e maiale nell’Islam, mica c’è bisogno di mandargli gli eserciti,
    il caldo poi farà il resto.

  2. In effetti quel rosso su nord africa e arabia saudita è stupefacente…..
    E’ più che lecito, quindi, pensare che stiano attraversando lo stesso processo statunitense degli anni ’80, (più) ricchezza = obesità ? E che solo successivamente si accorgeranno che la vera ricchezza dovrebbe aprire la mente (ed il portafoglio) ad un miglior edonismo culinario ???
    Mah ! Sono perplesso….
    Sarebbe interessante vedere la stessa statistica differenziata tra uomo/donna e credo che qui troveremmo delle sorprese, perchè credo che nei paesi su citati la prevalenza sia femminile ma forse per ben altre ragioni…. che, haimè, posso solo intuire…

  3. Il cheeseburgher non nasce nelle catene di fast food degli anni ottanta, ma nei barbeque degli anni cinquanta sessanta. Per questo e’ il cibo americano per antonomasia. Tant’e’ che tanti ristoranti supertop hanno la loro versione di hamburger a 20$ il panino.

    Il discorso che fai e’ legato al hamburger visivamente, perche’ le prime catene di fast food diffuse globalmente sono McDonald, ma il discorso e’ indipendente dalle tipologie di cibo: un cibo fast food costa poco ed e’ ipercalorico,per cui e’la scelta predominante per le fasce a basso reddito: che sia hamburger, ma anche pollo fritto (KFC ma anche la rosticceria sotto casa) o pizza al trancio (Domino o qualunque pizza al trancio italiana). Se mangi solo quello la tua alimentazione e’ sbilanciata.

    • Federico, quello che dici e’ corretto, e non si discosta di molto da quello che penso anch’io. Il barbecue, insieme al ghiaccio e alle bibite gassate, e’ uno dei pilastri della famiglia americana.
      in questo senso, direi che il fast food sta alla tradizione del barbecue come la sagra della salsiccia di fegato di Corropoli sta alla al pranzo della domenica dalla nonna abbruzzese.

      • Zitto! Hai detto una cazzata!
        Pentiti e non ti è richiesto di giustificarti.
        Orcoddio sti ragazzini hanno la lingua veloce e il cervello lento.

    • Pure io ho storto il naso a quel “gli anni ottanta sono stati gli anni in cui si sono gettate le basi della tradizione alimentare”.

      • Caro 10, grazie per il tuo commento.
        Nel citarmi, ti e’ sfuggito un dettaglio: io dico, infatti, “se gli anni ottanta etc.”

        Il se, come dovresti sapere, e’ una congiunzione condizionale che introduce una subordinata: e’ una premessa in base alla quale l’affermazione successiva assume un certo valore in termini di significato.

        In questo senso, dicendo “se gli anni ottanta sono stati gli anni in cui si sono gettate le basi della tradizione alimentare” pongo una condizione per l’affermazione successiva, che e’ valida solo se si accetta il primo postulato, sul quale ovviamente si puo’ discutere (di sicuro l’uso del turpiloquio non aiuta la discussione).

        Riguardo all’uso delle varie congiunzioni, argomento sul quale mi sento di raccomandarti un approfondimento, ti rimando alla pagina dedicata di Wikipedia, che puoi raggiungere cliccando sul link di seguito:

        http://it.wikipedia.org/wiki/Congiunzione_(linguistica)

      • Riformuliamo in una sintesi che piaccia a tutti:
        Negli anni ’80 nasce la tradizione del fast food, cioè alcune catene prendono il cibo servito tradizionalmente dai diner (cioè hamburger, pollo fritto, ma pure breakfast sandwich)e li inserisco in un sistema a catena basato sul precotto e sul pronto in un minuto.

        Tutti contenti?

        (e comunque un breakfast sandwich bacon uovo strapazzato cheddar e una spolverata di pepe è la morte sua)

  4. A dirla tutta, l’hamburger non è neanche nato in America. Hamburger/Amburgo. Cibo per i marinai che partivano dal porto della città anseatica. Ciò non toglie che la sua diffusione sia avvenuta ad opera dei voracissimi e lungimiranti americani che tanto amano bruciacchiare la carne sulle piastre ardenti dei loro mastodontici barbecue. In ogni caso credo che molto presto ai bambini messicani taglia XXL si affiancherà la nostra italica prole. I tagliolini del Sor Puck a Vegas mi sembrano invitanti…

    • Be’, gli Stati Uniti stessi fino minimo ai tempi dei marinai tedeschi, erano appunto un luogo in piena fermentazione e mutazione, che non aveva probabilmente alcuna cucina, se non quella delle varie etnie che vi si stanziavano, immagino. Poi il tutto è stato coaugulato nel tacchino, la torta di mele, la bistecca e le patatine di Tex, il burro d’arachidi, l’hamburger e un qualche formaggio abbastanza mollo per far scivolare il tutto, cose così. Oggi, insomma da qualche decennio, abbiamo hanno avuto un ulteriore coaugulo, insomma una enorme fermentazione in termini di gigantismo alimentare e iper sapori atomici, e ci sta, quello è un popolo che ha un’isteria mascellare da consumo e annessione di tutto quello che capita a tiro.

  5. Ribaltando la discussione,
    Il framingham study, forse il più grosso studio epistemologico cardiovascolare degli ultimi trentanni; ha dimostrato come l’obesità sia una epidemia, cioè ha la possibilità di diffondersi non solo tra persone legate geneticamente (parenti et affini) ma anche tra persone legate socialmente (cioè amici e conoscenti).

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