un blog canaglia

Ghiottonerie

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“Questa pasta è magnifica: cotta a puntino, ben condita. Il pecorino, poi… Per non parlare del guanciale, che profumo, saporito…”, disse il vecchio.

“Lo credo, anche i miei involtini con il lardo sono una delizia, vuoi assaggiarne?, gli fece eco la vecchia.

“No, gvaffie…”, bofonchiò il vecchio infilando in bocca una matassa informe di spaghetti ricoperti di salsa unta giallastra. Il processo di avvolgimento non era stato effettuato in modo appropriato (il vecchio non era italiano e aveva smesso da pochi anni di usare anche il cucchiaio, con la pasta lunga) e l’incerta spirale di pasta finì per sciogliersi lungo la strada che la forchetta tremolante percorse per arrivare dal piatto alla bocca. Il vecchio dovette risucchiare la pasta rimasta a penzolare, emettendo un rumore sgradevole e sporcandosi di uovo tutt’attorno alla bocca. La mazzetta dei giornali giaceva sul tavolo, intonsa.

La coppia continuava a ruminare con espressione stolida. Anche se il ristorante si dava un certo tono, il vecchio non si era fatto problemi ad allacciarsi il tovagliolo al collo. Un camerierino atletico si avvicinò al tavolo dei vecchi e con un movimento elegante ma servile afferrò la bottiglia dal cestello del vino e ne versò ad entrambi. Lo sguardo del vecchio, ora, era fisso verso un punto indeterminato oltre la tenda della vetrina del ristorante, al di là della quale luccicavano le sagome nere di diverse berline di lusso.

Al tavolo vicino avevano abbassato le voci in modo sospetto: di sicuro stavano sparlando di quella coppia grottesca. Dell’anziano rubizzo e scomposto con un tovagliolo al collo a mo’ di bavaglino, e dell’ottantenne arzilla con il chiassoso vestito di seta fiorata che sarebbe stato improponibile anche se indossato trent’anni prima, del suo grottesco mascherone di trucco e della magnifica parrucca di capelli corvini che completava l’acconciatura. A turno, un paio di giovanotti eleganti del tavolo accanto guardarono di sottecchi i due fenomeni da baraccone; qualche secondo dopo (il tempo di formulare qualche impietosa ed irresistibile sintesi) il laborioso silenzio di qualche istante prima esplose in una clamorosa risata collettiva priva di ogni pudore. Denti bianchissimi vennero scoperti, teste laccate di gel vennero lievemente gettate all’indietro. I due vecchi, presi da sé stessi, quasi non notarono l’allegria: e di certo non immaginarono da che cosa fosse scatenata.

“Ti ricordi quel prosciutto di Parma che abbiamo mangiato in Italia l’anno scorso?” riprese la vecchia, visto che la conversazione languiva.

“Ottimo, cara, ottimo, ma anche il nostro jamon cerrano non ha niente da invidiare…”

“Ma caro, vuoi scherzare? Il vostro prosciutto è immangiabile… duro, salato, no, no, mi dispiace, non sono d’accordo; che cosa prendi, dopo?”

“Avevo pensato ad un fritto misto, e tu?”

“Un bel filetto al pepe verde!”

“Ottima scelta, mi querida. Ah, e non dimenticare che qui fanno quel meraviglioso dolce al cioccolato con il peperoncino!”

“Giusto, giusto.”

Accadde mentre la vecchia sognava ad occhi aperti il suo tortino marrone dal cuore dolce e piccante.

L’urlo folle, il tramestio di piedi che corrono su un tappeto. Poi il botto. Una palla di fuoco invase il locale, dilaniando all’istante il cameriere che stava accorrendo a versare altro vino al tavolo dei due vecchi ricconi (la banconota che aveva sognato come mancia divenne cenere, come quasi tutto il resto in quella sala). Il lampadario di cristallo esplose proiettando schegge mortali in ogni direzione assieme ai chiodi e ai frammenti di ferro della bomba artigianale che il pazzo portava addosso.

Il vecchio, prima di morire, non rivide tutta la sua vita, come si suol dire. Ricordò, invece, un episodio accaduto poche ore prima che la sua testa si separasse dal resto del corpo. Aveva litigato con una ragazza per un taxi: entrambi avevano alzato la voce, ma la ragazza era più giovane e forte ed ebbe la meglio. Posò una mano sullo sportello aperto del taxi che attendeva e fece per salire. Il vecchio afferrò a sua volta lo sportello e fece per spingerlo contro la ragazza, in quel momento incastrata tra la portiera e la fiancata. Solo allora si accorse che era incinta, forse al quinto, sesto mese. Assaporò l’odio sbigottito negli occhi della ragazza, che si infilò in macchina sbattendo la porta non prima di averlo coperto di insulti. Quello sguardo, e poco altro, gli fecero compagnia nel suo breve viaggio verso la notte.

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(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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