un blog canaglia

Ghiaccio (uno)

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Quando mi sono svegliato, stamattina, mi sono guardato in una superficie riflettente: ho constatato che sono un vivente di aspetto gradevole, sano, muscoloso; i miei denti sono bianchissimi. Mi sono tirato su dal letto e un buffo essere peloso di colore rossastro si è messo a girarmi attorno alle caviglie vibrando e emettendo un verso acuto. Ho cercato qualche cosa da mettermi addosso: a furia di tentativi, ho trovato una porta che si apriva su una camera lunga e stretta, piena di roba di stoffa bianca e nera. Ho faticato un po’ ad indossare quelle cose, ma alla fine ce l’ho fatta. Le cose per i piedi, in particolare, sono tremende.

Sono uscito. C’era molta luce, e la roba che avevo addosso mi faceva un po’ sudare. Mi avevano raccomandato di usarla, comunque. All’esterno, il rumore di roba meccanica era insopportabile, e la puzza talmente forte che all’inizio avevo dei conati di vomito. I viventi si muovevano a gran velocità, il che mi è sembrato strano, a meno che tutti non stessero cercando riparo da una catastrofe. Ho deciso che quelli che mi venivano incontro stavano sfuggendo ad un incendio, mentre quelli che mi superavano stavano scampando da un’inondazione. Erano tutti molto distratti, non riuscivo a capire se fossero soli o in gruppo; molti viventi erano dotati di certi dispositivi rettangolari neri o bianchi, che tenevano appoggiati alla guancia mentre parlavano con qualcuno che non riuscivo a vedere; altri li tenevano in una mano toccandone la superficie con la punta dell’indice dell’altra.

Una femmina mi ha mostrato i denti, ma non in modo sgradevole: quando mi ha oltrepassato sul lato sinistro, ho sentito che i suoi occhi mi esploravano. Mi sono fermato assieme ad un gruppo di viventi che aspettava ad un angolo mentre veicoli a motore percorrevano a gran velocità la perpendicolare alla strada sulla quale stavo procedendo. Un’altra femmina ha mosso la bocca in modo tale che i due estremi si sono spostati verso l’alto in modo quasi contemporaneo. I suoi occhi verdi screziati di giallo sembravano buoni. Ha emesso dei suoni gradevoli, anche se ovviamente non ho capito nulla. La musica che emetteva era bella, e ho pensato che fosse una buona idea camminare al suo fianco.

Mi ha guidato dentro una costruzione con le pareti trasparenti, si è seduta ad un tavolo, e mi ha invitato con un gesto a fare altrettanto. Un’altra femmina, bassa e rotonda mi ha portato un minuscolo contenitore con un’orecchio, dentro il quale c’era una piccola quantità di un liquido schiumoso marroncino. Si aspettavano che lo bevessi: era ad almeno cinquanta gradi, e di sapore disgustoso. La femmina continuava a parlare, e io ogni tanto muovevo all’insù gli angoli della bocca: ho notato che il suo sguardo si è soffermato per un attimo sui miei denti quando mi sono spinto a scoprirne qualcuno. Dopo un po’, la femmina si è alzata, mi ha preso per mano come per portarmi via. Ci siamo avviati verso l’apertura per la quale eravamo passati poco prima. Continuavo a fare quello che si aspettava da me.

Una volta all’esterno, abbiamo camminato per circa settecento metri, poi abbiamo girato due volte a destra e una a sinistra. Ci siamo trovati in un posto più silenzioso pieno di case basse: anche da qui si vedevano le sagome delle quattro costruzioni altissime che sorgevano nel posto del posto dove ci trovavamo poco prima. La femmina ha tirato fuori un aggeggio di metallo piccolo e piatto con un lato fatto a zig-zag, lo ha infilato in un buco della porta e questa si è aperta. Mentre avanzava sul pavimento morbido di stoffa, ha fatto cadere la sua bisaccia rossa; poi, camminando in modo lento, ha lanciato le sue cose per i piedi (che avevano una forma davvero stravagante) una a destra e l’altra a sinistra, e poi ha cominciato a togliersi le cose da dosso. Dopo qualche secondo, era nuda, a parte un piccolo pezzetto di stoffa bianca che la copriva nel punto in cui partivano le sue gambe magre e bianche. Anche io mi sono tolto le cose, ho pensato che fosse la cosa giusta da fare in quel momento. Solo che non sono stato bravo come lei, e una delle cose per i piedi è finita sul tavolo. La femmina ha riso in modo strano, ma non cattivo, e con i suoi piccoli piedi nudi che affondavano nel pavimento senza far rumore, mi è venuta vicinissima. Mi sono ritrovato le sue braccia sottili attorno al collo, mentre un odore fortissimo di fiori ed agrumi mi ha investito come un pugno.

Siamo caduti delicatamente a terra: io ero supino mentre lei sedeva sopra di me. Mi ha fatto qualche cosa di strano e bagnato, poi ha cominciato a muoversi tutta, diceva delle cose con voce un po’ bassa ed era pure un po’ rossa in viso. Mentre succedeva tutto questo, non potevo fare a meno di notare le grandi macchie di colori accesi schizzate sul muro alla nostra destra. A quel punto, abbiamo sentito un rumore acuto, che si è ripetuto diverse volte, ad intervalli d qualche secondo. Quando il coso non suonava, sentivo l’ansimare della femmina. Dopo la settima volta, la femmina ha fatto la faccia arrabbiata, si è alzata ed ha afferrato il parallelipedo nero dal tavolo, urlandoci dentro qualche cosa. Mentre continuava a parlare, ora a voce bassa, ora quasi strillando, ho preso le mie cose per coprirmi, e me le sono rimesse addosso.

Le cose per i piedi le ho lasciate nella casa bassa della femmina. La terra nera e dura di questo posto faceva uno strano effetto sotto i miei piedi nudi. Il sole splendeva. Un enorme veicolo rosso con due file di finestre, una sopra e una sotto, mi è passato davanti con grande fracasso, impedendomi per un momento di vedere il passero che, in un giardino vicino, saltellava nell’erba come una palla di gomma.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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