un blog canaglia

Ghiaccio (quattro)

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abbiamo smesso di seguire ghiaccio qui

in questa parte si descrivono gli eventi accaduti qui, ma in modo diverso.

E’ nata una stella

E insomma, c’è una grande novità, ho finalmente trovato un protagonista per il nuovo film di Steven: è praticamente cascato dal cielo, non parla inglese – non ha neanche un documento. Potremmo creare per lui l’identità che ci farà più comodo con i media.

Ma aspetta, ché ti racconto tutta la storia: il giovedì mattina l’ho praticamente buttato dietro a Edda e Martin e alle loro paranoie sulle scadenze. Quella pallosissima riunione (si sono voluti riguardare tutti i giornalieri di ieri) è finita a mezzogiorno, mezzogiorno e mezza. Come al solito avevo la casa piena di questi parassiti del cazzo, la solita banda di puttane drogati ed invertiti/e, che sbevazzano dalle mie bottiglie, mangiano e prendono il sole nella mia maledetta piscina. Tutti i maschi, ovviamente, a sbavare addosso a Tippy, che non poteva esimersi dal fare la mignotta in piscina, era tutto un dentro e fuori dall’acqua con addosso solo il tanga viola, con tutto il ben-di-dio che sballonzola tra le gocce d’acqua.

Non faccio a tempo ad allontanarmi un po’ da quella Babilonia di personaggi inutili per scorreggiare in santa pace, che ti vedo questo tizio dietro la palizzata: un viso da urlo con un’espressione alla Forrest Gump. Era stanco, la fronte era bagnata di sudore, e teneva delle bellissime scarpe da uomo in mano: era scalzo, e doveva aver camminato per un bel po’, almeno a giudicare dal colore delle piante dei piedi e dalla quantità di ferite che si era procurato. Mi sono detto: “Ti venisse un accidente, Leon, ma questo cazzone non te lo fai scappare!”. Mi sono avvicinato al tizio, che continuava a fissarmi con un’espressione un po’ ebete, e l’ho invitato ad entrare. Certamente non parla la nostra lingua, o è muto: per tutto il tempo che abbiamo passato insieme, non gli ho sentito spiccicare mezza parola.

Insomma, me lo sono preso sottobraccio, e l’ho accompagnato all’interno della proprietà: avevo capito subito che aveva una gran fame. Il topolino entra nella trappola attirato dal formaggio… Era veramente bellissimo, e gli piace la topa, almeno a giudicare da come ho perso per un po’ la sua attenzione mentre Tippy faceva uno dei suoi piccoli show in piscina. Ho dato un urlo a Edda, che si è portata dietro Martin: quel suo assistente mi sta proprio sulle palle, la faccia seria, pallida, le giacche sportive, l’espressione perenne da primo della classe. C’era qualcosa in Edda che ha spaventato il mio nuovo amico, al punto che quando si è avvicinata, con i suoi capelli sporchi e l’odore di sigaretta che si sente a dieci passi di distanza, l’ho visto ritrarsi impercettibilmente. Anche Martin, che si è messo a squadrarlo e a girargli intorno manco fosse una statua del fottuto Louvre… che modo di mettere a proprio agio le persone!

“Ragazzi”, ho fatto, “questa struttura ossea ci renderà milionari!” e immaginandomi quel bellissimo viso, ormai mio, trasformato in immagini in movimento da vendere al popolo… Gli ho preso il viso tra l’indice e il pollice, per guardare l’impatto da un lato o dall’altro, e non gli è piaciuto. “Porca puttana, figliolo, ma devi avere una fame tremenda!”, ho urlato, battendomi una mano sulla coscia, cosa che lo ha fatto sobbalzare. Ho cercato quel riconglionito di José, mai che si trovi un cameriere, quando ti serve. Quando finalmente si è degnato di comparire, gli ho ordinato di dare al nostro prodigio un bel piattone di grigliata, senza dimenticare naturalmente quelle magnifiche pannocchie arroste che fa la nostra Pilar. Nel frattempo, Edda, dopo avergli fatto un po’ di foto, ha cominciato a fare il solito giro di telefonate, Elias, Momo, e poi naturalmente gli avvocati per buttar giù due righe di contratto. Martin-faccia-triste prendeva appunti sul tablet, lanciandomi ogni tanto una di quelle sue occhiate acquose e piene di risentimento.

Malcom Sorrow, questo è il nome che ho dato all’uomo dello spazio, deve essere allergico alla carne, o magari è uno di quei vegani del cazzo: fatto sta che, quando ha assaggiato la carne, c’è mancato poco che vomitasse. Ma le pannocchie di Pilar gli sono piaciute, eccome: se ne è fatte fuori quattro o cinque, ruttando come un maiale.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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