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Gesuiti euclidei

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Scrive Paola Vismara, a proposito dello slancio missionario post-tridentino: “I gesuiti si distinsero per le novità del loro metodo, detto di ‘accomodamento’ o ‘adattamento’. Si proponevano infatti di inserirsi all’interno delle culture locali, assumendone qui caratteri che non fossero ritenuti incompatibili con l’essenza del messaggio cristiano.”*

Per quanto riguarda il cosiddetto ‘accomodamento’ dei padri gesuiti – che continuò fino alla soppressione dell’ordine nel 1773 a seguito dei casini delle reducciones in Paraguay (avete mai visto Mission? Bene, proprio quella storia lì) – Antonio Prosperi sottolinea l’elemento ‘teatrale’ della predicazione: “La missione offrì il quadro ideale per sperimentare sui fedeli delle campagne i poteri e gli artifici dell’oratoria sacra come sapevano usarla degli specialisti.”**

Insomma, nell’Abruzzo eretico come nell’Amazzonia pagana del XVII e XVIII secolo, i Gesuiti allestivano veri e propri spettacoli teatrali (con tanto di palco), da cui intrattenere e coinvolgere emotivamente la folla sui temi della dottrina cattolica, attraverso l’uso di artifizi retorici e trovate guittesche.

3 settembre 2015: una folla di curiosi si accalca davanti a un ottico in centro a Roma per osservare Papa Francesco, un Gesuita, mentre compra un paio di lenti nuove per gli occhiali. L’ennesimo caso in cui Bergoglio si presenta in una situazione di vita quotidiana, come una persona qualunque, in nome di un presunto ritorno ecclesiastico al pauperismo evangelico.

Avrà mica (inconsapevolmente) ragione Gramellini, quando dice che con Francesco “il monaco fa l’abito”?

L’abito nero direi, quello della retorica gesuita.

 

 

*Paola Vismara, “Il cattolicesimo dalla ‘Riforma cattolica’ all’assolutismo illuminato”, in G. Filoramo e D. Menozzi (a cura di) Storia del Cristianesimo. L’età moderna, edizioni Laterza, Bari 2008: p. 191.

**Antonio Prosperi, “Il missionario”, in R. Villari (a cura di) L’uomo barocco, edizioni Laterza, Bari 1991: p. 212.

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

10 Comments

  1. poi, non so quando sei gesuita e papa, ma a un normale portafoglio della strada comprare solo le lenti per una montatura usata costa di più.

    (a meno che la tua montatura vecchia non sia una prestigiosa reliquia già appartenuta a Sant’Ignazio e/o a San LeoneMagno e/o a san JorgeMario; nel qual caso, boh)

    • Ciao Camilla,

      che i Gesuiti si fecero carico della difesa delle popolazioni amazzoniche nei confronti dei soprusi di Portoghesi e Spagnoli è indubbio (anche se non mi risulta che ci sia stato alcun morto tra le loro fila…potrei sbagliarmi, ma quella probabilmente è Hollywood). Tuttavia, il sistema delle reducciones non era di certo “illuminato”: gli Indios, considerati dai frati come veri e propri “bambini”, non avevano alcun potere o autonomia all’interno delle comunità, dal momento che i Gesuiti mantenevano il controllo su tutti gli aspetti principali della vita sociale, politica ed economica dei fedeli.

      Senza contare il genocidio culturale operato sistematicamente dai missionari cristiani in tutto il continente americano…

      • Sì certo, ho citato il film come risposta alla tua citazione. Ma secondo te hanno fatto tanti più danni, che so, del Regno Unito in mezzo mondo, o di altri paesi colonizzatori (molto avanti coi tempi noi compresi)?

        • Posto che quantificare i “danni” è praticamente impossibile, credo che in termini di egemonia culturale e religiosa quel che ha fatto la Chiesa Cattolica è un caso unico. Hai fatto l’esempio del Regno Unito: l’inderect rule delle colonie britanniche ha intaccato in minima parte i sistemi socio-culturali locali (l’unica ingerenza che mi viene in mente è la messa al bando dei sacrifici umani in India). Insomma, niente di paragonabile, per esempio, alla distruzione sistematica di idoli, templi e codici pittografici del Messico coloniale ad opera dei missionari francescani.

          Fortunatamente, una “cultura” non puo’ mai essere completamente distrutta: tutt’al più si modifica, si adatta alle pressioni esogene. Il sincretismo presente in tutto il continente americano ne è un buon esempio.

          • Penso che qualsiasi ingerenza di un popolo nei confronti di un altro porti necessariamente anche ingerenze sulla sua cultura.
            Per esempio, per citare di nuovo il Regno Unito, credo che i cittadini nazionalisti dell’Irlanda del Nord non siano culturalmente contenti dell’imposizione inglese. Ma non c’è dubbio che proprio in Irlanda, tanto per rimanere nell’isola, la chiesa cattolica si sia decisamente sbizzarrita nei danni, ad esempio con le case Magdalene.
            Ma in buona sostanza ciò che volevo dire è che sì, papa Francesco è un uomo di comunicazione e fa teatro, né più né meno di tanti altri capi di stato. Anzi, forse il punto è proprio qui: nel sapere se più o meno, nel dire quanto questo ha influenza sulla nostra cultura, quanto per noi ha importanza. E questo dipende sì dal papa, ma più ancora da chi gli va dietro.

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