un blog canaglia

Frank Van Den Bleeken, il paradosso vivente

in società by

Credo che il nome di Frank Van Den Bleeken non vi dica granché: del resto non diceva niente neppure a me, prima di leggere questo articolo sul Corriere.
Frank Van Den Bleeken, in estrema sintesi, è un paradosso (ancora per poco) vivente.
Belga, stupratore seriale e assassino in carcere da trent’anni, ha ottenuto l’eutanasia che chiedeva da un bel po’: badate, mica perché era un malato terminale, ma semplicemente perché aveva fatto quello che aveva fatto e non ci riusciva più a convivere senza soffrire come un cane.
Un paradosso vivente, dicevo: perché un cospicuo numero di individui, collocabili in un’area politico-culturale che potremmo definire ultra-conservatrice, un personaggio del genere lo manderebbe volentieri al patibolo; senonché le stesse persone, o perlomeno un insieme di persone ampiamente sovrapponibile al primo, normalmente si dichiarano contrarie all’eutanasia.
Di tal che verrebbe da chiedersi: come si regolerebbero, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, gli amici di Forza Nuova al posto dei belgi? Non so, magari gli risponderebbero di no, e immediatamente dopo ricomincerebbero a strillare che occorre farlo secco mediante boia: il che, effettivamente, sarebbe piuttosto curioso. O invece gli risponderebbero di sì, approfittando dell’occasione per toglierselo dai coglioni: il che sarebbe ancora più bizzarro, perché otterrebbe il paradossale effetto di concedere a un omicida seriale il sollievo (perché di sollievo si tratta) che ritengono di negare a dei malati innocenti senza speranza di guarigione in nome di un’imprecisata “indisponibilità della vita umana”.
Chissà. Del resto, come si usa dire, manca la controprova.
Però, concedetemelo, mi piacerebbe poterglielo chiedere. Li metterei seduti, ripeterei loro la domanda due o tre volte, con calma, finché non sono sicuro che abbiano capito bene. Poi mi godrei lo spettacolo della loro faccia che arrossisce mentre soppesano le conseguenze delle possibili risposte, e che impallidisce mentre si rendono conto che la risposta giusta per evitare una gran figura di merda non esiste.
Che volete, sono uno a cui piace sognare a occhi aperti.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

10 Comments

  1. Perchè dovrebbero concedere a un pluriomicida, quello che sarebbe un sollievo. Tra l’altro a spese dello stato. Se vuole togliersi il peso delle “sue sofferenze”, può benissimo farlo da solo. Secondo, mettendolo sui giornali, non si pensa che si faccia anche del male ai familiari delle vittime. Io direi che un “non ragioniam, di lui ma guarda e passa” ci starebbe più che bene.

    • “Perchè dovrebbero concedere a un pluriomicida, quello che sarebbe un sollievo.”

      è abbastanza per smettere di leggere. Il codice di Hammurabi è già materia troppo avanzata per lei (anche le virgole, ma non facciamone una questione di stile).
      La differenza tra me e un pluriomicida è proprio questa, io il sollievo lo concederei. A lei invece la differenza tra ‘punizione’ e ‘vendetta’ non deve essere molto chiara. Meno male che in 3000 e passa anni l’umanità si è un pochetto evoluta rispetto alle sue posizioni, altrimenti la faida sarebbe all’ordine del giorno.

      PS
      le auguro di non commettere mai un errore in vita sua, fosse anche non raccogliere la cacca del suo cane. Altrimenti me la riderei ascoltando l’elenco delle giustificazioni che troverebbe nel suo inconscio, guardando la sua faccia allibita mentre le applicherebbero la pena draconiana che oggi invoca per gli altri.

      • Stefano ma sei davvero certo che la vendetta sia così negativa?
        Non parlo del caso specifico del belga che non conosco, ma in genere.
        Hai conosciuto una vera vittima?
        Una di quelle il cui racconto ti lascia senza fiato?
        Non parlo di cacca di cane, non parlo di punizione.
        Considera una vittima diretta di violenza che magari ti confessa che desidera fare del male a chi ne ha fatto a lei o ai suoi cari, che magari la notte non dorme rosa dal rimorso di non poterla consumare questa vendetta.
        Tu di fronte a un debole offeso davvero vuoi partire all’attacco accusandolo di essere un barbaro, un retrogrado, un insensibile?
        Ma con quale diritto accusi?

        • Hai ragione, chi non è né conosce una vittima farebbe bene a sospendere il giudizio. Se però neanche tu conosci o sei una vittima – e si badi bene, spero sia così, deve essere terribile, terribile – sarebbe opportuno che anche tu sospendessi il giudizio, proprio perché non si può sapere.

          • tra l’altro una cosa e’ “ammettere” il desiderio di vendetta – legittimo, oserei dire, di una vittima (o di un parente della vittima), un’altra l’approvare il desiderio di vendetta della comunita’. a livello legislativo, politico, sociale, si deve ragionare in termini un po piu evoluti.

        • E’ una delle obiezioni più comuni, ma la risposta dovrebbe essere : le leggi si fanno con il cervello, non con il cuore.
          E per quanto si possa essere vicino moralmente alle vittime e ai loro cari, è opportuno per la società civile basarsi su altri elementi che non i sentimenti di vendetta.
          Sono il primo a dire che se succedesse a mia moglie, mia mamma o mia figlia vorrei strappare probabilmente il cuore dal petto allo stupratore con le mie mani (anche se non posso sapere nemmeno questo), ma in questo momento di lucidità mi sento di dire “non vorrei poter decidere delle leggi in QUEL momento. Sarebbe un male per la società”.

        • piccola storia della civiltà umana quando non c’era la giustizia, o la stessa era temporaneamente sospesa.
          *Il figlio di Mario subisce le angherie del figlio di Gino a scuola.
          *Lo zio di Mario aspetta il figlio di Gino in strada, gliene dice quattro, questo gli risponde in maniera strafottente, lo zio di Mario gli tira un pugno e gli rompe il naso.
          *I parenti di Gino organizzano una spedizione punitiva contro lo zio di Mario, lo massacrano di botte e lo mandano in coma.
          *I parenti di Mario non capiscono come mai sia successo, in fondo lo zietto stava solo riparando a un torto, quindi organizzano una contro spedizione punitiva, nella quale uno dei parenti di Gino esce con una pistola e fa partire un colpo ad altezza uomo.

          devo continuare?

          L’essere umano quando subisce un torto tende ad esagerare il danno subito e colpevolizzare la parte che l’ha offeso, quando lo commette tende a minimizzarlo o ad attribuirsi tutte le attenuanti. E’ normale, il nostro cervello funziona così.

          Per questo già gli antichi decisero che il punto cardine della giustizia era che fosse amministrata da terzi, che possono pesare correttamente (o almeno, senza pregiudizi di parte o conflitti di interessi) i torti e le ragioni.

  2. …buongiorno a tutti…
    …ci terrei a sottolineare che intanto, lo stupratore seriale e assassino, non trovandosi in Italia bensì in un altro qualsiasi Paese europeo, s’è già fatto la bellezza di trent’anni di carcere.
    Qui, per farti trent’anni, devi fotografare i VIP di nascosto e poi chiedergli soldi per non pubblicarle. Se uccidi, stupri, torturi, truffi, ti fai qualche mese e/o anno se sei sfortunello, dopodichè ti reintegrano nella società civile. Se guidi ubriaco o drogato e investi e uccidi qualche ignaro passante, ti fai 6 mesi forse, ti danno tutte le attenuanti possibili immaginabili, e poi sei libero!!

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