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Forconi o resilienza?

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L’Italia è un paese strano. Lo sappiamo tutti, è vero. Ma alla stranezza nostrana non c’è mai fine. Abbiamo il leader della rete, della democrazia diretta e partecipata, che ci spiega che quei 3 milioni di militanti che sono andati alle primarie sono stati degli idioti che per farsi prendere per il culo hanno pure pagato 2 euro a testa. Lui che ha organizzato le parlamentarie a cui hanno partecipato non più di 25mila persone. Abbiamo i leaders del partito conservatore e moderato che gridano al golpe di fronte ad una sentenza della magistratura e che chiedono l’impeachment del capo dello stato per alto tradimento alla repubblica per la formazione di un governo che loro stessi hanno votato. Con i loro militanti che su vari social network inneggiano ai forconi che lanciano molotov contro sedi istituzionali ed ai poliziotti che si schierano con i manifestanti come nella rivoluzione bolscevica del ’19.

Abbiamo il ‘giovane’ che ha fatto l’università privata che abita in una grande città’ poco economica, in un appartamento comprato dai genitori, che si lamenta del fatto che gli spacciatori ‘negrebini’, a cui dà 200 euro a settimana tra fumo e cocaina, hanno le Timberland ed i giubbotti cahrartt, mentre lui non trova un lavoro ed ora è disperato perché la sinistra è morta. L’ha uccisa Renzi che è di destra, è un democristiano, è un liberista sfrenato contro i sindacati, un moderato centrista democristiano della margherita, il nuovo Craxi. Che bisogna superare le politiche liberiste che hanno fallito negli ultimi 20 anni.

Ci si dimentica sempre però che dal 1994 ad oggi la ‘sinistra’ ha governato il paese con Dini dal 1995 al 1996, con Prodi-D’Alema-Amato dal 1996 al 2001, con Prodi dal 2008 al 2009, con Monti dal 2011 al 2013, ed attualmente con il nipote del braccio destro del capo del partito avversario. Ha governato cioè il paese per 11 anni su 19. Quindi, come la mettiamo? Dov’è l’impronta liberista in un paese con il 50% e passa di PIL pubblico e carico fiscale su impresa e lavoro tra i più alti del mondo? E questo, aldilà di essere o meno liberisti, bisogna pur dirlo, caspiterina. Come bisogna pur dire dove cacchio sono le politiche di welfare avanzato con centri per l’impiego funzionanti, con adeguate garanzie e tutele per le nuove forme contrattuali presenti nell’attuale mercato del lavoro, tipiche di ogni socialdemocrazia civile del mondo sviluppato?

Quindi oggi il problema, l’ossessione, è Renzi.

Già, Matteo Renzi è il nuovo leader del Pd. ‘Sticazzi’ o ‘Evviva Matteo Renzi’, poco importa. Poco importa se sia una nuova versione dell’apparato o di potentati editoriali e dell’alta finanza. Importa come lui si sia presentato. Rottamatore di chi è stato in politica per troppi anni. Di chi non e’stato capace di fare scelte che hanno migliorato la vita delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie italiane. Si è presentato con degli obbiettivi chiari: fine del bicameralismo perfetto con il senato che diventa una camera delle autonomie, il miliardo di tagli al costo della politica e l’eliminazione delle provincie, il sistema elettorale maggioritario, il ricalcolo delle pensioni alte col contributivo, la rinegoziazione in europa del vincolo del 3% di deficit. Se non ce la farà o se non riuscirà a superare le resistenze per fare ciò che vuole, cosi’come ha mandato a casa quelli che lui ha rottamato per incapacità ed inefficacia realizzativa, anche lui sarà rottamato. Anzi, si autorottamerà per statuto personale, per autoimpostazione progettuale. L’ha detto lui stesso. Non ci sono più alibi. O fai e sei capace di farlo, o vai a casa. Semplice. E’ il capo di un partito che sta al governo ed il capo di un partito che sta al governo fa fare al governo quello che dice lui. Se è bloccato per la maggioranza disomogenea, farà legge elettorale e poi voto. E se lui vincerà sarà un bene, altrimenti anche lui andrà a casa come a casa ha mandato quelli che le elezioni prima di lui le hanno perse. E così sarà. Quindi Renzi non può che essere un bene per tutti noi. E’ semplice. E’ pratico. E se non lo sarà, farà una fine miserevole insieme a tutti quelli che hanno creduto in lui ed alle sue idee. Persone brave e coraggiose, ma a quel punto da ricoverare per ipersuggestionabilita’ da imbambolamento patologico.

La sfida più difficile per il capo Pd sarà tenere insieme e soddisfare le aspettative (inconciliabili?) delle due opzioni che sono confluite verso la sua candidatura: dare un’unica risposta sia a quella parte di popolazione socialmente ed economicamente inclusa dei segmenti di lavoro subordinato garantito, che sta sopravvivendo alla crisi, sia a quelli che ne stanno morendo, i non garantiti. A quel punto i proclami, anche se magistralmente efficaci, non potranno bastare.

I ‘forconi’mercoledì assedieranno Roma per una catena umana contro il governo. Ultras, tassisti, contadini, agricoltori, artigiani, piccoli commercianti, daranno corpo al coagulo di rabbia di pezzi di piccola borghesia impoverita dalla crisi, che insopportabilmente si ritrova ad essere proletaria senza volerlo essere. Il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. I 6 milioni di disoccupati, ovvero il 25% della popolazione in grado di produrre, hanno aggravato il deficit dell’Inps, per la diminuzione del numero di lavoratori che versano contributi. Ad esso vanno aggiunti anche gli oneri di assistenza verso le casse di diversi enti, tra cui quello degli agricoltori e dei piccoli commercianti.

Il Pil dal 2007 è caduto del 9% (11% pro capite), peggior dato da quando l’Italia esiste (precedente peggior dato:1929 al 1934, caduto del 5%). Esclusa una ripresa prima del 2015, se ciò accadesse e se il Pil crescesse al livello degli anni ’90, nel 2021 recupereremmo appena il livello del 2007. Ma la situazione critica è anche dovuta al debito collocato a basso prezzo per sostenere la spesa improduttiva, perciò ci vorrà più tempo di quello preventivato per recuperare il rendimento del sistema. Prima dell’euro si poteva ricorrere a svalutazioni competitive, adesso si svaluta semplicemente il salario e si licenzia per recuperare competitività. Gli stanziamenti delle ultime manovre governative, poche centinaia di milioni di euro, sono insufficienti e stando così le cose, gli investitori esteri scappano o comprano le aziende portando via i profitti. L’aumento della tassazione progressiva non dà più gettito perché sono troppi i poveri e troppo pochi i ricchi. Infine dall’Europa non arrivano politiche di sviluppo, ma solo diktat sui “sacrifici”.

Questo è il quadro d’insieme. Basteranno efficaci proclami galvanizzanti di marketing sportivo/elettorali? Ci salveranno i forconi o la resilienza?

Soundtrack1:’Eptadone’, Skiantos

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