un blog canaglia

Fisco amico una sega

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Il signor Rossi, espertissimo in un’attività a vostra scelta, all’inizio del 2012 riesce a chiudere con un’impresa un contratto di consulenza che prevede un compenso di ben 60mila euro l’anno.
Diciamo che in una situazione del genere la scena potrebbe essere plausibilmente questa: il signor Rossi sostiene il colloquio finale, torna a casa camminando sulle nuvole e appena arriva dà la buona notizia alla moglie; dopodiché i due stappano una bottiglia, perché 60mila euro l’anno sono un gran bel gruzzoletto, poi si concedono un’oretta di sesso scatenato e infine si addormentano facendo progetti sul modo migliore per impiegare soldi che arriveranno.
Il giorno dopo il signor Rossi, raggiante, si reca dal commercialista e apre la partita IVA.
Il 2012 trascorre senza intoppi: il signor Rossi ha lavorato bene, tanto che la consulenza gli viene rinnovata anche per l’anno successivo, e non ha dovuto sostenere alcun costo per svolgere la sua attività, giacché è un gran cervellone che viene pagato solo per pensare, e mese dopo mese si è messo in tasca i suoi 60mila euro.
Anzi, no. Per la verità se ne è visti arrivare solo 48mila, poiché 12mila gli sono stati trattenuti dall’impresa a titolo di ritenuta d’acconto, quale anticipo delle imposte che dovrà pagare quando farà la dichiarazione dei redditi. Però, per carità, niente da dire: 48mila euro sono pur sempre una cifra ottima. Insomma, parliamo di quattromila euro al mese, mica bruscolini.
Senonché, a giugno del 2013, il momento di fare la dichiarazione dei redditi arriva.
E quando quel momento arriva, il commercialista dice al signor Rossi che oltre ai 12mila euro che gli sono già stati trattenuti ne deve pagare altri 7.720 a titolo di saldo dell’IRPEF 2012.
Il signor Rossi resta un tantino sorpreso, ma prima che faccia in tempo a replicare il commercialista aggiunge che ci sono da pagare altri 2.878 euro a titolo di primo acconto per l’IRPEF dell’anno 2013.
Il signor Rossi, che è un cervellone e se la cava bene anche con le operazioni, fa un rapido calcolo mentale: dai 60mila euro iniziali siamo passati a 37.402 euro.
Ma nel frattempo il commercialista continua a parlare: ci sono da pagare anche 16.632 euro di contributi INPS alla gestione separata. Questo a titolo di saldo per il 2012. A titolo di acconto per il 2013, invece, occorre sborsare altri 6.653 euro.
Il signor Rossi è nel panico. Quasi non sente il commercialista, quando conclude la sua esposizione aggiungendo che in realtà ci sono da pagare anche 1.038 euro per l’addizionale regionale all’IRPEF, nonché altri 702 euro tra saldo e acconto dell’addizionale comunale.
Il signor Rossi, paonazzo, chiede carta e penna: perché a questo punto, anche se lui è un gran cervellone, ci vogliono le sottrazioni in colonna. E dopo aver fatto e rifatto le sottrazioni in colonna scopre che dei 60mila euro iniziali, quelli per cui aveva festeggiato con sesso e champagne una sera di quindici mesi fa, gliene sono rimasti in tasca una cosa come:

60.000-12.000-7.720-2.878-16.632-6.653-1.038-702

che fa 12.377. Dico, dodicimilatrecentosettantasette.
A questo punto, comprensibilmente, il signor Rossi sviene.
Quando si riprende, il commercialista gli ricorda che a novembre dovrà pagare anche 4.318 euro quale secondo acconto dell’IRPEF 2013, nonché altri 6.653 per il secondo acconto dei contributi INPS. Insomma, col mese di novembre del 2013 i 60mila euro iniziali saranno diventati in pratica 1.406. A cui occorre sottrarre il compenso del commercialista, naturalmente. Quindi, in pratica, zero.
Per carità, nel frattempo il signor Rossi sta continuando a guadagnare, perché il contratto di consulenza continua, il che giustifica la necessità di pagare gli acconti che altrimenti non sarebbero stati dovuti. Però, in ultima analisi, è come se gli incassi di tutto il primo anno se ne fossero andati via integralmente. Puff.
E poi anche sugli incassi del 2013, a giugno del 2014, bisognerà pagare le imposte e i contributi: non i saldi, naturalmente, che saranno coperti dagli acconti versati; ma gli acconti per il 2014, quelli sì. Insomma, dall’anno successivo la situazione sarà meno drammatica, anche se pesantuccia (diciamo che andrà via il 45% dell’incasso, grosso modo, considerando tra l’altro che i contributi pagati l’anno precedente saranno deducibili dal reddito): posto, tuttavia, che il primo anno di lavoro se n’è andato via tutto.
E uno, perbacco, l’avrà pur speso qualche soldo durante il primo anno di lavoro, no? Voglio dire, per quanto possa essere stato previdente e abbia messo via dei soldi per le tasse avrà mangiato, si sarà comprato di che vestirsi, si sarà concesso una pizza con gli amici, o no? Dico, con 60mila euro di contratto chi non lo farebbe?
Invece no. A regola di bazzica avrebbe dovuto mettersi da parte tutto. Tutto, dico, tranne forse qualche decina di euro. Poi ibernarsi, svegliarsi solo per lavorare e iniziare a campare all’inizio dell’anno successivo.
Ora, questo è un esempio schematico ed estremo, e io non voglio farne una questione ideologica: cioè, da un lato so perfettamente che la situazione del primo anno di lavoro autonomo è peculiare, e dall’altro sono consapevole del fatto che il signor Rossi ha la possibilità di evadere il fisco, o in modo più subdolo di portare in deduzione alcune sue spese private dichiarando che siano riferite all’attività professionale, mentre qualsiasi lavoratore dipendente non può farlo.
Ma noi non vogliamo che il Signor Rossi evada il fisco o indichi spese a cazzo, giusto? Cioè, siccome riteniamo (convintamente) che sarebbe una nefandezza, si tratta di un’eventualità che desideriamo escludere, o sbaglio?
Ebbene, escludendo questa eventualità, a voi pare che una situazione del genere sia minimamente plausibile? Vi pare che esageri, il signor Rossi, quando dice che si sente tartassato? Vi sembra che sia poco responsabile, egoista, meschino se gli girano i coglioni e inveisce contro il governo, lo stato, il clero e il padreterno in persona?
Bisogna considerarle, queste cose, quando si inventano contrapposizioni che magari un tempo esistevano ma oggi non esistono più, come quella tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti: perché sono le cose pratiche, materiali, quelle che possono fare di noi degli uomini liberi e sereni o degli zombie.
E le cose pratiche, purtroppo, ci dicono che rischiamo sul serio di diventare zombie tutti quanti, perché siamo tutti nella stessa merda: autonomi, dipendenti e (sentite cosa vi dico) pure imprenditori: quelli onesti, intendo, e posso assicurarvi che ce ne sono tanti.
Ecco, voglio augurarmi che certe cose vengano adeguatamente considerate, quando si parla di “fisco amico” e di razionalizzazione della spesa pubblica.
E che non siano, com’è spesso avvenuto nel passato, le solite chiacchiere propagandistiche.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

8 Comments

  1. Trovo l’articolo ancora un pò troppo ottimista.
    Infatti sul Sig. Rossi pende l’onnipresente spada di sanzioni per qualsiasi errore o inadempienza presunta o reale, errori, mancata riscossione delle fatture per lavoro eseguito.
    Inoltre nel momento che il SIg.Rossi apre una partita iva riceve il marchio di potenziale evasore.

  2. Il Presidente del Consiglio Renzi ha detto che manderanno le dichiarazioni dei redditi da pagare ai pensionati e ai pubblici dipendenti tramite mail. E se lo Stato sbaglia a compilarle è un problema dello Stato.

    Risolvere i problemi concreti è possibile. Immagina, puoi, fatto.

  3. Articolo che lascia a bocca aperta, sebbene sapessi gia’ molte cose.
    Che dire? Credo che l’unica cosa sensata l’abbia detta il premio Nobel Milton Friedman in visita in Italia nel ’92. Grosso modo diceva cosi’:

    <>

  4. Articolo che lascia a bocca aperta, sebbene sapessi gia’ molte cose.
    Che dire? Credo che l’unica cosa sensata l’abbia detta il premio Nobel Milton Friedman in visita in Italia nel ’92. Grosso modo diceva cosi’:

    ” Il motivo principale per cui l’Italia rimane un paese ricco e’ che nel Meridione c’e’ il lavoro nero, mentre nel Nord Italia i lavoratori possono nascondere in Svizzera il proprio stipendio dalla voracita’ dello Stato. Senza lavoro nero e senza Svizzera, l’Italia sarebbe al collasso “

  5. senza contare cosa sarebbe successo se il sig.Rossi ad un certo punto si fosse ammalato, infortunato, o avesse fatto un incidente

  6. e nonostante una tale enorme pressione fiscale, ci sono stati momenti in cui non c’erano abbastanza soldi per pagare pensioni e stipendi. Allora è chiaro: la politica di alleggerimento fiscale deve essere parallela a quella di persecuzione dell’ evasione: pagare meno, pagare tutti, come nell’ Europa “dei barbari” a nord delle alpi (dove vivo).

  7. Vorrei dire a Flavio, che chi non paga le tasse, oggi, chi evade intendo, fa un favore all’economia perchè la mantiene in vita. Non ci fossero gli evasori l’Italia sarebbe collassata gia da un pezzo.

    Il problema non è l’evasione fiscale infatti. Il problema è il modo in cui viene gestito il bilancio dello stato e i rapporti tra lo stato, la banca centrale, l’emissione di titoli di stato e di moneta. L’evasione, in presenza di questa anomalia, è un beneficio. Lo so sembra assurdo ma è così.

    • Mo’ sta a vedere che all’elettricista “quasi nullatenente” che mandava gratis il figlio allo stesso asilo che a me costava quasi 300 euro al mese devo anche dirgli “grazie, sono felice di aver pagato l’asilo anche per te perché così fai girare l’economia”.

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