un blog canaglia

Fetish Blue

in scrivere by

Nell’autobus, Artistoide sedeva smarrito tra liriche nipponiche e kraut-rock, mentre pensava e valutava se’ stesso: non un particolarmente buono, né davvero pessimo. Calzeblu era in effetti seduta davanti a lui da un po’, solo che lui era smarrito ad inseguire la sua mente, che a sua volta correva a perdifiato sulla neve caduta quella notte sulle cime di qualche vulcano giapponese. Ma ad un certo punto alzò gli occhi: troppa era la sua fame di mondo, irresistibile la sua curiosità. Calzeblu era vestita proprio in modo perfetto: innanzitutto portava occhiali irresistibilmente erotici (lenti ovali, montatura scura ma non nera), che, a guardarli bene, agli estremi sviluppavano due minuscole curve eleganti.Ricordavano una coppia di farfalle che si stringessero le mani appena sopra la radice del naso di Calzeblu: erano cool e allo stesso tempo facevano un po’ “segretaria sexy anni Sessanta”, ma senza brillantini. Un morbido cappellino da puffo di lana grigia copriva il capo di Calzeblu, senza poter impedire a qualche ciocca castana di uscirsene fuori a sentire che aria tirasse. Era truccata in modo discreto, e perfino le piccole imperfezioni della pelle vicino alla bocca, che il trucco non riusciva a cancellare, sembravano programmate, studiate per scongiurare il rischio lo stile si facesse pedantezza. Sul grembo di Calzeblu riposava una borsa di sovrumana bellezza. Dava l’impressione di denim molto delavé, e di essere stata lavata in lavatrice con un capo viola che aveva stinto. La borsa poggiava sulla gonna ed in parte sulle gambe della ragazza, che, come è facile capire, indossava dei collant blu molto trasparenti.

La combinazione del nylon e del chiarore delle cosce produceva un effetto cromatico che mandò in tilt il cervello di Artistoide, il quale cominciò immantinente a copiosamente sudare sotto al suo eskimo di lusso. Le liriche, che fino a pochi minuti prima gli erano sembrate morbide ed carezzevoli come una grappa, divennero in un amen trite e banali, ed in effetti faceva una fatica boia a mettere a fuoco le parole stampate sul libro. Doveva fare qualche cosa, doveva memorizzare quella frequenza, per tentare di riprodurla. Quella sfumatura di blu lo faceva risuonare come la pelle di un tamburo percosso da una bacchetta. (del resto è così che qualche volta arriva l’ispirazione definitiva d’artista: mica ti avvisa, lei si presenta non invitata dentro un autobus pidocchioso alle 11:00 di mattina, ché ti sei appena alzato e nemmeno hai bevuto un caffè perché sei già in ritardo per un appuntamento importante).Doveva fare qualche cosa, doveva conoscere Calzeblu, portarla nel suo studio a posare, vestita, con addosse le sue belle guaine colorate di nylon. Dimenticò l’appuntamento importante, e quando la giovane scese dall’autobus, le si precipitò dietro di lei.

Un po’ di tempo dopo

Calzeblu amava ancora Artistoide, quando finì a letto con Abercrombie de Timberland; e fu con Abercrombie che poi si sposò. Niente più  miseria, depressione, vanità da primadonna, niente più conti da pagare, niente più recriminazioni, minacce di suicidio. Erano stati due anni anche divertenti, se non fosse per quella fissazione per di Artistoide per le sue calze. All’inizio le era sembrata una specie di parafilia non particolarmente sconvolgente: ci si era adattata, eccitata e divertita dalla novità. Che poi novità non era, dal momento che poteva mettere dei collant di marca e colore diversi da quelli che indossava il giorno in cui si erano conosciuti solo quando lui era fuori, o a patto di cambiarsi quando tornava a casa. Non si trattava di sesso; quello sciocco accessorio che avvolgeva le sue gambe scatenava Artistoide, che però, dopo, infelice ed insoddisfatto, cominciava a piagnucolare come un bambino noioso. La lasciava tra le lenzuola per scappare blaterando nello studio, dove passava il resto della domenica, mentre lei guardava al dvd qualche film pretenzioso ed incomprensibile.

Epilogo

Artistoide capì che la chiave per completare il suo trittico “Battaglia Navale”, sul quale lavorava da cinque anni, era ad un passo da lui, eppure non riusciva ad impossessarsene, a farla sua, domarla, metterla al servizio del suo conato artistico. Ne moriva, ed infatti nemmeno si accorgeva di quanto Calzeblu lo amasse e lo apprezzasse, e mai si rese conto di quanto la poveretta avesse fatto per lui anche solo materialmente, subendo le sue stravaganze senza battere ciglio e mantenendolo economicamente (“in fondo sei un artista!”, gli diceva sorridendo, ogni volta che pagava il conto). Quando lei se ne andò, si sentì perso, ma come si sente perso un cieco quando gli muore il cane guida. Passò in rassegna varie possibili evoluzioni della sua parabola artistica: non aveva soldi per darsi all’assenzio o alle droghe, benché sembrasse très chic, come soluzione. Considerò freddamente la possibilità di tagliarsi un orecchio, ma quando arrivò il momento clou, davanti allo specchio del bagno pensò che la sua faccia non era poi tanto male e che l’asimmetria che sarebbe risultata dalla recisione di un padiglione acustico non gli avrebbe giovato dal punto di vista estetico (e commerciale): in fondo era pigro, e anche conservatore. Così si iscrisse ad economia e, dopo la laurea, divenne dirigente di una banca d’affari di Londra.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from scrivere

Zelig in evidenza

You realise che stai arrivando a Craco quando d’un tratto lo sconfinato
Go to Top