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Ferretti è “fascista” da sempre

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Osservo, con un misto di commiserazione e stupore, le reazioni ormai prevedibili ad ogni manifestazione pubblica in cui Giovanni Lindo Ferretti esprime la sua vicinanza ad ambienti della destra conservatrice, clericale, eccetra.

Per molti è come se una persona altrimenti a modo, entrando in un consesso elegante e civilizzato, iniziasse a dare in escandescenze, o a mantenere un comportamento totalmente inappropriato. Sembra di vedere delle signore d’altri tempi scandalizzate dalla perdita di contegno di un noto gentleman. Perchè, diciamocelo, il punto era questo: Ferretti, come cantante dei CCCP/CSI/PGR, faceva parte del pantheon dei cantanti impegnati di sinistra. E in certi contesti, l’idea che uno possa non far parte della tribù ha qualche cosa di scandaloso.

Ma la verità, nel caso di Feretti, è ancora più scandalosa delle appartenenze tribali. Ed è che Ferretti non è mai cambiato. La sua poetica non è mai stata progressista, nè tollerante, nè altro che reazionaria. Per i CCCP, il comunismo era una risposta estetica al “disordine” morale del liberalismo occidentale, ed etica allo sganciamento della morale pubblica dalle prescrizioni sulla condotta individuale. Non è un caso che, oltre che per l’Unione Sovietica, Ferretti manifestasse una fascinazione evidnte per l’Islam politico, totalitario e reazionario.

Ferretti, come il protagonista di un recente film di Ermanno Olmi , non vive serenamente la modernità, il progresso, la libertà altrui: vive tutte queste cose come una imposizione, non a caso cedendo alla retorica dell’economia e del mercato che “si impongono” sull’uomo, retorica tipica degli uomini che vorrebbero piuttosto imporre agli altri le prorie idee di ordine, disciplina e morale. Questa mentalità non è rara a sinistra come a destra, e se fino a vent’anni fa era prevalente tra i comunisti, oggi è prevalente tra i post-fascisti e i leghisti. Resiste in ambienti di estrema sinistra, che però sono diventati numericamente residuali. Non è quindi un atto di conversione, quello di Ferretti, e men che meno un tradimento: Ferretti esprimeva la convinzione profonda, e radicata, di certa cultura comunista, come oggi esprime la visione del mondo delle Meloni, dei Salvini, dei Socci. Con la stessa scadente qualità di analisi, la stessa sciatteria politica e filosofica.

L’errore, allora come ora, fu nel valutare le canzoni di qualcuno in base alle appartenenze che si credeva avesse. Forse, in retrospettiva, questo ha generato una enorme sopravvalutazione artistica del personaggio. Forse no. Ma se vi piaceva ieri per quello che diceva, eravate reazionari, o fascisti, ieri. E se non siete più d’accordo con lui, avete cambiato idea voi. Lui è sempre lì, nel marcio della vostra coscienza.

 

P.S. c’è un tale, un certo Lucio se ricordo bene, che cantava malinconico “i CCCP non ci sono più”; ecco, nel suo caso è solo sciatteria, banalità e abuso di idees reçues.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

13 Comments

  1. Per la prima volta sono d’accordo con Mazzone, per quanto le stesse cose le abbia già scritte, molto meglio, Antonio Romano su Rockit.

  2. Non sono d’accordo con questa analisi, perché dà una risposta banale al caso Ferretti, che secondo me va visto più dal punto di vista psicologico che ideologico. Dire che è sempre stato sopravvalutato e che infondo è sempre stato fascista è una soluzione troppo facile. E’ sicuramente vero che Ferretti è rimasto sempre “fedele alla sua linea” ma non è faccenda politica. Nessuno riesce a capire che lui ha sempre fatto un discorso intimista ispirato esteticamente da ciò che viveva sulla sua pelle, da ciò che lo colpiva spiritualmente. Poi ha avuto grossi traumi: ha rischiato di morire e sua madre è morta. Sono questi due eventi ad aver portato Giovanni a cambiare prassi con la vita secondo me. Io credo che il suo lasciarsi trasportare dai moti dell’animo lo abbia rapito, e nuovi sentimenti sono nati per cercare di essere devoto alla sua famiglia oramai scomparsa, come per sentirsi a casa, per colmare un vuoto. E’ troppo facilecadere in cinismi e in sarcasmi dicendo che semplicemente è sempre stato così. In realtà è sempre stata una persona “sentimentale”, empatica e anche tendenzialmente disturbata, sofferente, con l’anima graffiata… per questo dico che la faccenda non è ideologica e credo che questa analisi sia troppo “pragmatica”.

    • Grazie per questo commento, sono sincero. Ormai a forza di annaspare tra regni di verità, quali sono sempre più tasche altrui, si finisce col disperare. Che ci sia ancora qualche forma di empatia e grado di analisi al di fuori del sè incontinente dell’era internettiana.
      Sono completamente d’accordo con te e completamente in disaccordo con le parole del post qui sopra.
      Ho scoperto, innamorandomene, la produzione Zambon-Ferrettiana soltanto dopo la certificazione della loro diversità d’approccio alla vita, alle cose, al senso della loro storia comune. Una decina di anni fa’, o poco meno. L’ho visto abbastanza di recente, esibirsi coni due ex Ustmamò. E poi ho visto il rimasuglio/tentativo di restyling dei sopravvissuti. Ho cantato con lui e ho cantato con loro. Ma le cose erano ben diverse.
      Non penso di essere uno di quelli che capiscono tutto degli altri. Ma se non altro so di non ragionare a compartimenti stagni e di non avere la verità in tasca, soprattutto quando si sta parlando di persone. Altre. Persone. Vale a dire un coacervo di vissuti, credenze, rapporti. Come si fa a confezionare una persona? A parlarne pensando di poterne cogliere l’essenza (ammesso che esista qualcosa di simile)? Come si fa a pensare, legittimando la propria Weltanschauung, che li si possa dipingere, soprattutto quando la paletta a disposizione contiene due colori appena, opposti? Non credo sia possibile. Per questo non sopporto quando qualcun altro esprime giudizi conclusivi su di me o su altri. E tento in tutti i modi di non caderci a mia volta, pur essendo difficilissimo, soprattutto adesso che chiunque cerca di estendere a mò di protesi del proprio profilo ambulante, le proprie discutibilissime e, spesso, ignorantissime opinioni. Capisco che sia ormai lo sport, o meglio, la necessità, il lavoro quotidiano di taluni. Perchè fermarsi a riflettere su quello che siamo noi stessi e se sapremmo spiegarlo, farlo capire ad altri, prima di pontificare su quello che qualcun altro è o non è, è troppo. Troppo complesso, troppo lungo, troppa trama. Soprattutto oggi che tutto dev’essere immediato.
      Beh, tutto questo per dire che Ferretti è indubbiamente moltissime cose, che sa soprattutto e prima di tutti, lui. Lui e lui solo. Si è ritirato, rifugiato, isolato. E’ diventato un eremita, massima aspirazione dell’amico Battiato, pure, e di tanti altri. E posso dire, pur con un vissuto completamente diverso dal suo, che lo capisco. E’ diventato difficile comunicare. Non lo è mai stato più di ora. Paradossi del nero, del verde, del moderno. Per questo quando lo si fa, soprattutto se si ha un passato come il suo, diventa particolarmente importante. E’ vissuto come tale, non solo da chi gli è più prossimo, ma da tutti quelli che si sono interessati a lui e a quel che aveva da dire, almeno una volta nella loro esistenza. E che ne sono stati coinvolti se non addirittura “segnati”. E’ sempre stato un comunicatore, ma in una forma ormai desueta. Un provocatore, anche. Ma in una forma a cui non siamo più abituati. E’ sempre stato reazionario nel senso meno politico del termine. Reagiva, intimamente alle cose, agli altri. Interiorizzava e reagiva. Mi pare che lo faccia ancora, pur se le poche volte che si esprime, pesando le parole come ha sempre fatto, ne usa alcune che sono antitetiche al mio modo di vedere, di pensare, di intendere e relazionarmi al reale. Ma questo non mi dà diritti, non mi dà fastidio, personalmente. Capisco che possa darlo a tanti, ma spesso sono altri che non hanno mai aspirato ad andare oltre la cortina fumogena innalzata dai suoi slogan e dalla musica da cui erano accompagnati, sormontati, in cui erano incastonati: darkwave italiana, forse la migliore che sia mai stata fatta qui da noi, “accordi secchi e tesi” più di altre band etichettate come tali. E già questo la dice lunga: il punk filosovietico era l’estetica per esprimere qualcosa di fortemente intimo. Un disagio, un malessere (“che non è mio ma è dell’epoca in cui vivo”) che molti altri prima avevano provato ed espresso. Non a caso i riferimenti a gente che si è uccisa o arrecata volutamente danno pullulano nei loro pezzi più famosi come in quelli più “nascosti”. Dai CCCP ai CSI. E quando ti relazioni al malessere, al disagio, che è tuo, come sociale. Che è storico, endemico (“un ciclo macellati, un ciclo macellai”). Non ti rimane che lodare chi si è fermato ed è uscito dal giro. Che sia Mishima, Majakovskij, Ta-Yung, Settantasette, l’eremita russo, un tossicomane, un pre-politico, quello che se ne va nelle storie d’amore, un “intimisto” o quello che la società circostante identifica come malato e rinchiude, lontano da sè, in un manicomio. Ha sempre avuto un disagio e l’ha sempre espresso, in varie forme, con varie parole e scelte diverse. E’ una persona, complessa, con un suo vissuto (che anche tu, Tiziano, hai ricordato). Che sia ora politicamente d’accordo con la Lega Nord e la Meloni, con Ratzinger e Giovanardi, è il suo modo di aver processato, è il suo frutto della sua reazione. E del suo isolamento. Come tale, ne prendo atto senza perder tempo a giudicarlo. Semplicemente, non ne condivido pressochè niente, ma tant’è.
      Quel che mi fa specie è che, da una parte e dall’altra, ci sia gente pronta a definirlo in un modo o in un altro, a seconda della propria visione delle cose. Identificarlo come nemico, come colui che ha fatto il gran rifiuto, o come asservito, o, al contrario dire vaccate del tipo “è sempre stato dei nostri”. Beh, da una parte e dall’altra, manca solo il rispetto per una delle persone più riservate, sensibili, complesse e intelligenti di tutto il panorama musicale e non solo dell’italietta borghese di sempre. “Fottetevi, fottetevi.”

  3. Condivido l’analisi..Credo che Ferretti fosse comunista, ma su posizioni alla Dugin,sostanzialmente un nazionalista, lontanissimo da una certa sinistra terzomondista, vicina alle istanze degli ultimi, delle minoranze ecc.
    Già alla fine degli anni ’70 si vociferava infatti non votasse più PCI bensì PSI…Per certi versi “normale” che oggi si ritrovi nella Meloni o in Salvini ( anche se non so oggi chi è di sinistra cosa dovrebbe votare, se penso anche al Pd attuale..brrr)
    Non credo invece alla conversione religiosa, secondo me GLF cattolico lo è sempre stato, e anche alcune canzoni dell’epoca dei CCCP (penso a Madre) mi lasciano questa convinzione…

  4. Non che me ne importi molto di Ferretti e delle suo conversioni vere o presunte, ma se invece di dichiarare il suo voto per la Meloni si fosse dichiarato Renziano o Grillino( per dire due che con il vecchio PCI c’incastrano forse meno della Meloni) siamo sicuri ci sarebbero state tutte queste polemiche e accuse di tradimento?

  5. La “””conversione””””(rigorosamente tra mille virgolette) di GLF in poche parole : su alcune cose non ha mai cambiato idea in 63 anni di vita ( religione, identitarismo), su altre l’ha fatto negli anni a seguito di sue valutazioni personali che nessuno può disquisire più di tanto( ad esempio l’essere diventato filoisraeliano da filopalestinese qual era dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme), su altre ancora è stata la sinistra a snaturarsi del tutto( ma davvero qualcuno trova punti di contatto tra il PCI di Berlinguer e il Pd o Sel o i 5stelle? ahaha)…Da qui il Ferretti attuale, non mi pare ci voglia una scienza infusa per capire la sua evoluzione. Ha scritto bene l’autore dell’editoriale, troppe chiacchiere inutili da gente abituata a ragionare con il paraocchi. Salud.

  6. Condivido il senso dell’articolo, non trovo differenze abissali tra il Ferretti attuale ed il Ferretti anni’80. Su alcuni aspetti più di facciata sicuramente ha cambiato idea ( come l’essere diventato filosionista da filopalestinese) ma su altri argomenti più profondi, come il misticismo,l’identitarismo, l’antimodernismo ecc. c’è molta continuità tra i “due”. La mia personalissima sensazione è che, a differenza di Zamboni( comunista convinto che credeva nel comunismo) Ferretti sia sempre stato un comunista all’acqua di rose, si era autoconvinto di esserlo, probabilmente perchè inebriato dal 68 e dall’aria di rivoluzione che si respirava, ma fondamentalmente aveva mantenuto una mentalità reazionaria e tradizionalista, in pratica quella che gli era stata inculcata da bambino. Lui stesso in varie interviste ha parlato di ” una guerra interiore che aveva scambiato per una guerra contro il mondo” e credo che da questo punto di vista dopo il viaggio in Mongolia a metà anni 90 abbia capito che la sua concezione politica non poteva sposarsi con chi radeva al suolo luoghi di culto come i templi buddisti o affamava i piccoli proprietari terrieri( come era la sua stessa famiglia). Per quanto riguarda le critiche che gli arrivano, ho la sensazione che non riguardino le sue prese di posizione attuali, quanto la sua area di voto. Sono arcisicuro che se GLF dicesse cose simili( come faceva anche negli 80) ma dichiarasse di votare PD, SEL o cmq altri partiti di sinistra nessuno dei suoi vecchi fan gli romperebbe le scatole, come se pii il PD attuale tra salvabanche, appiattimento sulle politiche criminali della UE, Jobs act, precarietà, devastazione della Costituzione e chi più ne ha, più ne metta, non fosse per certi versi anche più a destra della Lega o della Meloni. Che brutto ragionare per etichette sterili…

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