un blog canaglia

Fauna del Mezzo Pubblico 4

in società by

Odio tutti, specialmente di lunedì.

Parte 1

Parte 2

Parte 3

 

10. Quello che litiga con l’autista

I mezzi pubblici, si sa, sono i luoghi dove si impara lo stile di un popolo.

Nella capitale sono un mezzo di trasporto piuttosto utilizzato, non solo dai turisti, ma anche dagli autoctoni. L’Atac, nota azienda resa famosa in tutto il mondo dalla canzone dei Pizza e Fichi (side project di Ceppaflex) “Atac di merda”, spopola a Roma, e funziona NO. Di sicuro rispetto a quando ero al liceo e il tempo di attesa dell’autobus che mi portava a casa era direttamente proporzionale al numero del suddetto (95), abbiamo fatto progressi. Però i tempi di attesa ci stanno ancora, e a volte sono molto, molto dilatati.

Cosa succede in quel caso? Che quando l’autobus alla fine arriva c’è sempre qualcuno che se la prende con l’autista. Sempre.

Si può in realtà litigare con l’autista per motivi molto diversi (aria condizionata troppo alta-troppo bassa-inesistente, fermata mancata, odore spiacevole degli altri passeggeri, porte non aperte, porte aperte, uso del cellulare, uso vernacolare della lingua e via dicendo), ma il primo fra tutti è il ritardo del mezzo pubblico (non nel senso medico).

Prenderemo dunque in esame il caso più comune, ovvero la vecchia che aspetta e aspetta e aspetta e alla fine lo sguardo di vittoria con il quale scorge il suo autobus all’orizzonte non è dato dalla felicità di riuscire ad arrivare in tempo al supermercato, ma dal fatto che potrà litigare, finalmente, con l’autista. La vecchia sale, dalle porte davanti, e si ferma davanti alla cabinetta del conducente, lì dove c’è scritto “Non sostare” (e dove da anni io sogno di scrivere “più senza te”, ma mi manca il coraggio), bloccando la salita di tutti gli altri passeggeri, e inizia a berciare contro l’omino alla guida cose tipo “SCIOPERATE, SCIOPERATE, INTANTO QUA HO ASPETTATO L’AUTO 50 MINUTI!!” (L’auto, m. sing.; plur. gli auti: l’autobus, n. d. A.). L’autista di solito non risponde, e ha la mia stima, poiché guidare con una suocera mancata che ti manda affanculo nemmeno troppo fra le righe è veramente difficile.

Il problema è che se risponde, il viaggio sarà infarcito di “A SIGNO’, CHE JE DEVO DI’, ER COLLEGA MIO NON E’ PARTITO PECCHE’ [motivazione], IO C’HO L’ORARI CHE M’HA DATO L’AZIENDA!” (non esistono autisti degli autobus che non abbiano la cadenza romanesca. Anche fuori da Roma parlano tutti così). La vecchia allora inizierà a dare le sue soluzioni al problema, assumere più gente, rispettare gli orari, lasciare fuori la propria vita personale dal lavoro…

Quando la situazione si scalda, si sa, la gente si sente in dovere di intervenire, e quindi sarà dato il via a un dibattito senza fine che, inevitabilmente, finirà con “è colpa del sindaco”.

Ma voi sarete già scesi tante fermate prima, perché odiate la gente.
Oppure il giorno dopo su youtube comparirà un video che si chiama “Vecchia litiga con autista, troppo forte LOLOLOL”.

 

11. I liceali

I liceali sono dannosissimi.

Si spostano sempre in gruppi di 5 o 6 persone, e si distinguono dalle persone normali perché sono rumorosissimi e maleducatissimi, e ridono di tutto. Ridono del tuo cappotto rosso, della vecchia che litiga con l’autista, del manifesto elettorale, della pubblicità del dentifricio con Barbara D’Urso, del punk col cane (di quest’ultimo solo se da solo e con un cane di stazza non troppo massiccia). Sono come i turisti giapponesi, ma di questi ultimi (solitamente) capite la lingua.

Perché spesso i liceali sono bori (categoria a parte che vedremo più avanti), a meno che non incontriate quelli che escono dagli istituti privati, le scuole francesi o chi per loro (ma di solito quelli tornano a casa con il taxi, la mercedes o hanno addirittura l’autista). Parlano dei voti, delle interrogazioni, dell’assemblea della settimana prossima, di cosa gli cucina la madre a pranzo, tutte cose delle quali non vi può fregare di meno, ma loro ci tengono a informarne tutto l’autobus, quindi niente, vi tocca conoscere le loro inutili vite per tutto il tragitto del bus.

Al liceo io odiavo gli altri liceali perché abitavo dove non abitava nessuno dei miei amici e quindi il viaggio in autobus me lo facevo da sola, e venivo schernita per diversi motivi, credo riconducibili tutti al fatto che indossassi maglioni a righe color senape o pantaloni di velluto rosa. Come dargli torto.

 

12. Il tuo amico che però non è tanto amico e quindi non sai che dirgli però lo conosci abbastanza da doverlo salutare sennò pare brutto e ti devi togliere le cuffie e magari volevi solo ascoltare la musica in pace ma non puoi perché sennò sei cafone, quindi poi ti incastra in un dialogo inutile che dura tantissimo e questo non scende mai, che cazzo, magari piglia pure la metro con te mapporcatroia domani all’università ci vado in taxi

Soluzione: viaggiare con lo sguardo basso, non incrociando mai quello di nessuno, in nessun caso.

Controindicazioni: finire al capolinea, tornare a casa ore dopo.

 

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

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