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Fascismi rossi

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Due aggressioni in due giorni, quelle subite da Angelo Panebianco durante le sue lezioni, in quello che dovrebbe essere il tempio del confronto e dell’apertura al dibattito, alla diversità senza preclusioni, baluardo ultimo contro ogni forma di censura e imbavagliamento, che fanno pensare. C’è un substrato strisciante in molte università pubbliche italiane, di piccoli gruppi ben organizzati e attivissimi che vivono in un perpetuo sessantotto in cui trovano legittimazione e complemento. Non sono interessati alla realtà, all’attualità o al vivere sociale, checché ne dicano, ma operano in un universo parallelo – in bianco e nero – nel quale o si è con loro o si è contro di loro. Non c’entrano niente coi partiti, di solito. Nascono e vivono auto-organizzati. Non se ne legge molto, nonostante provino a far sempre un gran rumore, perché la loro protesta ha dei tratti farseschi, ma terribili; terribili nei modi e nella violenza, in una rabbia generalizzata e totalmente ripiegata su se stessa, atavica nel suo essere completamente slegata dalla realtà. La retorica utilizzata è quella della lotta, del blocco, dello scontro e mai del confronto, della riappropriazione e dell’espropriazione – in un paradigma completamente ortogonale a ogni vivere civile.

Sono minoranze squadriste, queste, che sopravvivono nonostante non siano più legittimate da niente che non siano i loro stessi circoli, e che si pongono come alternative ai “fascisti”, con cui spesso e volentieri si incontrano e scontrano, come i cani che se la prendono con la propria immagine riflessa allo specchio. Su tutto questo variopinto tessuto si tace, fino a che non accadono episodi da squadracce come questo. E non è nemmeno la prima volta che succede. Diceva Flaiano che in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Aveva ragione. Non è finito il fascismo, specie a sinistra nelle università.

Quando ha la barba sembra vecchio, quando non ce l’ha basta parlarci un po’ per confermare l’impressione, in realtà è ben sotto la psicologica soglia dei 25. Più Toscana che Veneto, da un po’ è a Milano con furore. Porta avanti le battaglie della libertà del mangiar bene, bere bene, lavorare il giusto. Odia la globalizzazione solo quando non gli fa comodo. Con un Freak Fetish Disorder diagnosticato, sogna di fare una festa di laurea dalla cui torta escano un paio di ballerine succinte e Christian de Sica in smoking candido.

11 Comments

  1. Chissà perchè chiamare aggressione una contestazione, bollarla come fascista, addirittura parlare di violenza: in pratica raccontare una storia diversa da quella visibile nei video in rete. Viene quasi il dubbio che quei ragazzi avessero delle ottime ragioni nel contestare l’editorialista del Corsera.

  2. Provo a sedermi dalla parte del torto. Il mio primo moto è stato di schifo per i soliti studentelli rossi e fascistoidi che non sanno quello che fanno e sono più fascisti dei fascisti che pensano di combattere. Tuttavia devo dire che in seconda battuta, pur non provando un briciolo di affinità con i rossi, non riesco a vederli dalla parte del torto. Panebianco è un avvocato della guerra in Libia -e non solo e la guerra (In LIbia) è una strage, una serie di omicidi, distruzioni, violenze e scempi che coinvolge per buona parte innocenti. Diamo dei fascisti a quelli che lo contestano, gli impediscono di parlare, lo “sequestrano”, e gli rinfacciamo quanto sono brutti, sporchi, cattivi e violenti. Beh.. capisco che magari avranno i rasta, fumeranno le canne, indosseranno magliette con Cheguevara, passeranno le giornate nei centri sociali, leggeranno improbabili pseudointellettuali di sinistra, ascolteranno conferenze di Diego Fuffaro, e non so quali altre cose tremende.. e tuttavia quel compito signore in giacca e cravatta dalla barbetta curata, il tono pacato, il colletto profumato, l’aria borghese, che non tirerebbe mai un pomodoro o un fumogeno, non sequestrerebbe nessuno, e direbbe mai tante parolacce come gli studenti di sinistra, è uno che vuole una guerra, cioè stragi, morti, feriti, rovine, etc.. vale a dire è sostenitore attivo – si batte – per una violenza circa un miliardo di volte superiore a quella di qualsiasi studentello rosso. Mi chiedo se non sia il caso di risvegliarsi dall’incantesimo di un’educazione borghese italiana e guardare Panebianco per quello che è: un uomo pericoloso, che sostiene la causa di un crimine orrendo e che va fermato, nell’interesse di qualche migliaio o milione di persone. Non lo dico da fiancheggiatore delle br ne da neofascista. Lo dico da liberale, convinto che essere liberali significhi essere sempre radicalmente contro la guerra, perchè la guerra è l’antitesti del mercato e del commercio, è la salute dello Stato, è un crimine abominevole, ed è uno dei principali motivi per essere liberali, lbertari e antistatalisti. (Cosa che ovviamente Panebianco non è, essendo invece uno dei soliti finti liberali italiani, il più pulito dei quali è un neocon assetatp di sangue).

  3. @ovviamente “va fermato” non vuol dire sparargli, vuol dire sbugiardarlo, contestarlo, trattarlo per quello che è e che merita.

  4. @Fra Il video è chiarissimo: mostra quattro bambocci che impediscono a una persona di parlare. Al di là dell’adesione o meno alle tesi del relatore, in democrazia è sia garantita la libertà di opinione (che vale anche per gli “studentelli rossi”), che significa anche il diritto ad esprimerla. Fare “bla bla bla e ancora bla” mentre una persona cerca di parlare, è da fascisti oltre che da cretini. Te chiamala pure contestazione, ma è un’altra cosa. I modi per esprimere il proprio, democratico, dissenso sono altri.

    • @Mark Non sono d’accordo. Non si può togliere dall’equazione il fatto che da una parte ci sia un editorialista del Corriere, con tutto ciò che questo comporta in termini di cassa di risonanza, e dall’altra 4 studenti. Altrimenti il diritto di contestare diventa semplicemente diritto di essere ignorati. E, veramente, tirare in ballo il fascismo ogni 2 minuti è fuori luogo: il fascismo è tale prima di tutto in quanto violento, fisicamente, e qui di violenza fisica non c’è stata nemmeno l’ombra.

  5. Esprimere l’idea che ci sia da fare qualche decina di migliaia di morti in Libia dopo quelli già fatti in tutto il Medio Oriente, non è esattamente esprimere un’opinione come un’altra.. se vado in giro sostenendo che bisognerebbe fare una retata di zingari e fucilarli, chi non si confronta con me in maniera composta è antidemocratico? opporsi a chi sostiene una guerra richiede qualcosa di più che esprimere democratico dissenso.. stiamo parlando di opporsi a quello che molti – me compreso – considerano uno dei crimini più gravi che si possano commettere – e poi – se proprio vogliamo – è più fascista uno studentello che impedisce di parlare a Panebianco o Panebianco che sostiene una guerra di aggressione?

  6. Articolo ineccepibile, che condivido dalla prima all’ultima parola.
    Il fascismo rosso a volte è quasi peggiore di quello tradizionale.
    Chi accusa il professor Panebianco di essere un guerrafondaio non lo conosce abbastanza o non ha capito il senso dei suoi editoriali.

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