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Ma dov’è finito Berlusconi?

Va bene, ok, ogni tanto ne sentiamo ancora l’eco, tipo quando deve scusarsi per Dudù o vendere il Milan, oppure quando richiama ai ranghi il Giudice di De André. Ma si tratta, per l’appunto, di un’eco, una sorta di rumore di fondo dallo spazio profondo, qualcosa di ben diverso dalla sostanziale, immanente, fisica presenza quotidiana nelle nostre vite a cui eravamo ormai abituati da tempo.

Berlusconi è uno zio, quello zio bastardo che ti ha fregato i soldi dell’eredità della nonna, quello zio di cui non puoi fare a meno di parlare tutte lo domeniche a pranzo, stronzo maledetto.

E poi lo zio scompare.

O meglio, si spegne, si spegne lentamente. Ecco, forse è proprio questo che mi lascia un po’ così, stordito, persino deluso: per B. mi aspettavo un finale scoppiettante, un terzo atto wagneriano, una caduta roboante degna di una divinità norrena. Dai, almeno una fine à la Craxi.

Invece no, niente esplosioni, niente fuochi d’artificio, niente drammi collettivi. L’abbiamo visto assottigliarsi, scomparire lentamente ma inesorabilmente dai nostri telegiornali, da internet, dagli strepiti indignati dell’anima e a un certo punto, forse non ce ne siamo neppure accorti, è scomparso dai nostri pranzi domenicali.

Qualcuno ne profetizza il ritorno. Si tratta pur sempre di una figura cristologica, si sa che prima o poi il Messia tornerà a fare i conti con noi peccatori – e saranno cazzi amarissimi. D’altronde, non sarebbe nemmeno la prima volta che Berlusconi sorprende tutti, emergendo improvvisamente dall’ombra e facendo “BUH!” ai politichini ignari e ai commensali della domenica.

Eppure. Eppure c’è Renzi ora. Ci sono Grillo e Casaleggio. C’è Salvini. Tanti bruttissimi, lombrosianamente brutti, burattini 2.0 che gli stanno rubando la scena. L’attenzione ora sembra essersi spostata su altro e, non so il perché, mi immagino Berlusconi come un vecchio Pierrot dalla lacrima perenne che aspetta che cali una volta per tutte il sipario. Tanto vale persino occuparsi dei diritti degli omosessuali, nel frattempo. Che noia.

La noia. La noia che mi assale ogni volta che accendo la televisione, assieme a un pensiero inquietante a cui mi vergogno a dar voce…

Non sarà mica che, sottosotto, Berlusconi mi manca?

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

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