un blog canaglia

Economisti in libera uscita

in economia/politica by
Sono tra di noi. Hanno cominciato con gli editoriali sui quotidiani. Poi le ospitate nei salotti televisivi, dove fanno la parte di quelli che ne sanno, in collegamento dal loro ufficio in qualche universita’ americana. Erano particolarmente apprezzati durante il periodo berlusconiano, quando non gli ci voleva nulla a sbranare un sottosegretario in meno di 10 secondi, ruttino compreso. Litigano puntualmente con tutti, anche con quelli che sono d’accordo con loro nonostante non abbiano un PhD. A volte ti chiedi se non li invitino apposta per far casino. Poi sono arrivati ai blog, a Facebook e a Twitter. Tutto per estendere anche a noi comuni mortali il privilegio di farsi trattare come i sottosegretari di cui sopra. Alcuni di loro sono entrati nel governo tecnico nel 2011 e hanno cominciato a parlare come un manuale di microeconomia I, a reti unificate (tanto mica rischiano di fare la fine di Siniscalco nel 2005). Usano termini come ottimizzare, minimizzare, riallocare, efficienza, surplus e spesso completano le frasi in inglese perchè in italiano, dopo decenni all’estero, non gli escono più. Invece di dire “tra poco” e “tra qualche anno”, dicono “nel breve periodo” e “nel lungo periodo” (dimenticando che in quest’ultimo siamo tutti morti?). Riuscirebbero a portare il discorso sull’economia anche se gli chiedessero com’e’ il tempo oggi a Boston. Poi quando gli muovi una critica ti accusano di usare uno “straw man argument”, costringendoti ad andare su Wikipedia per capire di cosa ti accusano. Dopo aver passato anni a dire che i politici sono tutti uguali e che in Italia non cambiera’ mai nulla, hanno deciso di…fare i politici e provare a cambiare l’Italia. E va bene, cari economisti, entrate in politica. Ma fatelo parlando in un linguaggio comprensibile anche a chi non ha mai studiato economia e ricordandovi che in democrazia non tutto quello che insegnate si puo’ attuare. Insomma, entrate in politica da politici, non da economisti.  Perche’ un partito di (quasi) soli economisti, o di loro mini-me in procinto di diventarlo, sarebbe come una citta’ di soli idraulici, in cui tutti sono bravissimi a riparare i tubi ma nessuno sa fare un’appendicectomia o mungere una mucca. E nei partiti, come nelle citta’, c’e’ bisogno di saper fare un po’ di tutto. Se invece volete fare solo gli idraulici, ci sono parecchi partiti in giro che ne avrebbero bisogno di bravi. Con immutato affetto.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

7 Comments

  1. Ottimo spunto … non capisco perchè gli economisti possano essere considerati credibili vista la scarsa capacità di prevedere la crisi finanziaria del 2008. Anche quando sono mossi dalle migliori raccomandazioni di policy – come la Fornero – finiscono per pagare dazio ai bisogni di cassa e alla concertazione con buona pace dei loro modelli. La loro discesa in campo rischia solo di minare ulteriormente la credibilità della scienza economica.

  2. E però se il mio nemico ha le pistole a me serve un giubbotto anti-proiettile, non uno scudo di legno. Sono d’accordo con l’articolo ma lo sforzo deve essere da entrambi i lati, in entrambe le direzioni. Se io sento gente che dice esternalizzare e riallocare e non so cosa vuol dire ho il diritto di capire se mi stanno fregando. Ma anche il dovere di informarmi, di prendere il vocabolario, di cercare su wikipedia. Lo so è difficile. Ma non si può pretendere SEMPRE che cose difficili vengano spiegate con parole semplici e a volte le parole inglesi servono perchè non c’è il corrispettivo. (es. brand non è “marca” e se pretendiamo di tradurlo così forziamo un semplicismo che riduce il ragionamento). Poi dice che uno è snob però neanche ignorante e fiero va bene…

  3. Sai una cosa? Sono mesi che combatto battaglie sui loro blog, e sono mesi che queste battaglie le combatto da solo, dovresti venire a darmi una mano ogni tanto, mi sentirei meno solo. Di questi economisti ne ho persino un paio nella mia rubrica di indirizzi e sono giunto ad una conclusione: tranne che in pochi casi, per il resto si tratta di ipocriti che sono stati costretti ad andare ad insegnare all’estero perché qui in Italia sostenere i loro argomenti durante una lezione di economia ed uscirne fisicamente integri non gli sarebbe stato possibile. Ora cominciano ad incontrare resistenze persino dove lavorano, ad esempio qualche mese fa ad Harward il Prof. Mankiw è stato pubblicamente contestato da molti dei suoi allievi, che hanno poi abbandonato le lezioni. proprio per il contenuto eccessivamente conservatore degli argomenti economici trattati. Ora questi esuli italiani negli USA si ritrova un Presidente democratico (uno che però non corre dietro alle sottane facendo con questo dimenticare di aver creato 20 milioni di posti di lavoro, come fece Clinton) e sentono che le idee progressiste stanno diffondendosi, il terreno gli scotta sotto i piedi e quindi cercano di riciclarsi qui, ma non possono farlo nelle nostre università, non senza vederle occupate in un baleno dai centri sociali. Allora si vogliono buttare in politica, e non per nulla uno dei loro obiettivi dichiarati è proprio quello di riformare l’università, che coincidenza. ho partecipato a qualcuno dei loro convegni, parlano di “merito”, dimenticando però di chiarire che loro insegnano in università private straniere dove l’unico merito è quello di avere genitori dotati di portafogli gonfi di soldi e quindi in grado di poter pagare le rette che assomigliano ad appannaggi. Lasciamoli cuocere nel loro brodo questi economisti, rimarranno disoccupati molto prima di poter contare qualcosa qui da noi, non per ninete l’ultimo Premio Nobel per l’economia lo hanno dato a due matematici prestati all’economia, e non a due economisti veri. Saluti.

    • Caro John Law (pseudonimo un po’ infelice!), mi sa che non hai capito molto. Io sono una Chicago girl-boldriniana di ferro, ho studiato economia e gli studenti di Mankiw li considero decisamente velleitari (prima impari i modelli, poi li critichi, non il contrario!). Il mio post ce l’ha il modo di comunicare di molti (non tutti) gli economisti e il fatto che in politica non sappiano cambiare registro. Nel merito di quello che dicono sono quasi sempre d’accordo.

      • Eh si, mi sa che mi sono proprio sbagliato. Cara Chicago Girl Boldriniana, e quindi anche Pinochetiana (ma forse questo non lo sapevi) il tuo discorso sulle teorie che sarebbero prima da studiare e poi da criticare era valido 50 anni fa quando le teorie potevi impararle solo dai libri, non adesso che le trovi ovunque. Ad esempio anche Mankiw le sue cazzate le diffonde a mezzo internet in quantità industriali. Ah dimenticavo, per frequentare la tua Chicago University servono 70.000 dollari l’anno, che sono più o meno 60.000 euro (almeno secondo la pagina aggiornata Costs & Budget dell’università stessa), questo però è un argomento che hai saltato a piè pari vero? Ti interessava di più criticare il mio nickname, vero? Che ti devo dire, magari un giorno ti darò i riferimenti storici per capire la figura del finanziere a cui ti riferisci, ma ora non mi va, perché si, mi ero proprio sbagliato, ti avevo presa sul serio.

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