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Economista a chi?

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Qualche giorno fa a Piazza Pulita si sono fronteggiati Michele Boldrin, fondatore di Fermare il Declino e Loretta Napoleoni, la (pare) ispiratrice di varie istanze economiche del Movimento 5 Stelle. Entrambi sono stati presentati come “economisti” dal conduttore. Il patatrac succede al minuto 14, quando viene fatto notare dal conduttore che anche gli economisti non sono d’accordo tra di loro. Michele Boldin a quel punto dice che Loretta Napoleoni non è un’economista, provocando la reazione stizzita della stessa, che gli dà del cafone. Visto che le parole sono importanti e che di questi tempi praticamente chiunque si sente un po’ un economista, forse sarebbe utile capire cosa vuol dire essere “economisti”. A differenza di mestieri quali il medico, l’avvocato o il notaio, non esiste un riconoscimento legale che consenta di dire con certezza chi è un economista e chi no. Bisogna dunque basarsi sul buon senso. Per economista si puo’ intendere qualcuno che abbia studiato economia all’università. Ciò renderebbe il numero di economisti in circolazione piuttosto elevato, e la loro qualità francamente scarsa. Diciamo che forse sarebbe necessario avere almeno un dottorato in economia? Ok, però se una persona con un dottorato in economia poi decidesse di andare a fare l’allevatore di struzzi, potremmo comunque considerarlo un economista? Forse no. La mia personale risposta è che un economista per definirsi tale deve svolgere un’attività scientifica in una qualche disciplina economica. Un’attività scientifica, per dirsi tale, a mio parere, dev’essere pubblicata su riviste scientifiche con un sistema di “peer review”  che fa in modo che un articolo passi lo scrutinio di altri esperti della stessa materia prima di essere pubblicato.
Torniamo dunque ai nostri due economisti di Piazza Pulita. Michele Boldrin starà pure antipatico a molti, ma non c’è discussione che tenga: professore e capo del dipartimento di economia alla Washington University di Saint Louis, 34 articoli pubblicati in riviste prestigiosissime (conosco parecchie persone che per pubblicare anche una volta sola su una rivista come Econometrica sarebbero pronti a uccidere). Loretta Napoleoni invece non risulta di ruolo presso alcuna università o istituzione dedita alla ricerca, come già fatto notare da altri . Guardando alla sua pagina su Ideas, si trova tracca di un solo articolo sul finanziamento delle attività terroristiche dopo l’11 settembre. Dal suo sito si vede come abbia scritto diversi saggi, nessuno di questi pubblicato da una casa editrice universitaria, dove la peer review è la norma. A occhio Loretta Napoleoni di mestiere fa la saggista e si occupa prevalentemente di terrorismo, politica e società. Michele Boldin invece produce (eccellente) ricerca scientifica in campo economico. Da qui credo nasca la perplessità di alcuni nel definire figure come Loretta Napoleoni, e molti altri che si occupano di tematiche connesse all’economia, come economisti. Naturalmente chiunque è liberissimo di considerarsi o considerare altri economisti in base a qualsiasi criterio ritenga più adeguato. Al lettore la scelta informata.
P.S. Se per caso il Professor Boldin dovesse leggere questo post, da boldriniana quale sono, mi permetto di consigliarli di contare fino a 10 prima di dire a qualcuno in un talk show che non è un economista dopo che è stato presentato come tale. A capire queste sottigliezze ci siamo io e forse qualche decina di accademici collegati in streaming da qualche università americana. A tutti gli altri il rischio è in effetti quello di apparire cafoni.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

18 Comments

  1. Loretta Napoleoni: dottorato in Scienze economiche dell’Università di Roma “La Sapienza”. borsista Fulbright alla SAIS – Paul H. Nitze School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University di Washington D.C., Master in studi sul terrorismo alla London School,[senza fonte] un Master in relazioni internazionali ottenuto alla School of Advanced International Studies (SAIS). Insieme al governatore della Banca d’Italia, è stata incaricata dall’UNICRI – l’istituto delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine – di formare una squadra di esperti, per elaborare strategie di contrasto ai finanziamenti al terrorismo…

    • Per l’appunto…mica ho detto che non fa nulla della sua vita. Solo che per me non fa l’economista. Se poi qualcuno preferisce credere a lei invece che a Boldrin, liberissimi di farlo.

    • Come è ben scritto nell’articolo, i titoli contano poco. Quello che conta è un’attività scientifica di alto profilo (avere pubblicazioni recenti su riviste scientifiche importanti nel proprio campo di studi) che Boldrin ha e la signora no. Quando si parla di gusti ogni opinione ha lo stesso peso, ma quando si parla di specifici campi tecnici del sapere, o di fatti, le opinioni hanno peso diverso e conta di più chi è più bravo/preparato. A parità di preparazione/bravura allora possiamo ricominciare a ragionare sulle opinioni.

    • Spiacente, ma al di là dei titoli più o meno meritati che può sfoggiare, la signora Napoleoni rimane fondamentalmente una millantatrice. Si definisce “Professore Universitario” senza esserlo. Attribuisce Nintendo alla Sony (come dire che la Ducati è prodotta dalla Yamaha…). Sostiene che Islanda è uscita dall’euro (non ci è mai entrata!). Si lancia in parallelismi assurdi tra il debito di Dubai e il nostro… Una cavolata può anche passare, ma quando si contano a mazzi, come gli asparagi, mi passa la voglia di ascoltare il seguito!

  2. A prescindere dall’essere d’accordo con l’uno o l’altro economista, penso che il criterio proposto non sia di “buon senso”. Oltre a ciò che ha sottolineato Nicola nel post precedente, tu sostieni che “a differenza di mestieri quali il medico, l’avvocato o il notaio, non esiste un riconoscimento legale che consenta di dire con certezza chi è un economista e chi no” e poi fai coincidere la definizione (di buon senso, per te) di economista con quella di accademico (economista). La maggior parte di medici, avvocati, notai non sono accademici in queste materie…non mi pare che la soluzione da te proposta sia nè di buon senso nè logicamente coerente….

    Tra l’altro, ci terrei a sottolineare che, a mio avviso, avere un dottorato (conseguito in qualsiasi Paese), sfortunatamente non significhi dire sempre cose sensate. Ciò mi sembra essere testimoniato da questo video di Peracchi che abbozza davanti ad un candidato del M5S solo perchè snocciola in maniera sterile dei titoli di studio, indipendentemente da quelle che sono le idee proposte.

    Se questi sono esempi di cervelli in fuga, restate in Amerika, il Paese non ha nulla da perdere….

    link video
    http://www.youtube.com/watch?v=5TMzPbI5NVc

    • Mettiamola cosi’, ho scritto il post perche’ magari a qualcuno poteva interessare sapere che titoli avevano l’uno e l’altro economista. Poi posto che uno lo sa, se preferisce ascoltare la Napoleoni buon per lui. Ma non penso sia lesa maesta’ dire che dal punto della produzione scientifica in campo economico, non e’ lontanamente al livello di Boldrin (sempre ammesso che il suo lavoro sia classificabile come produzione scientifica in campo economico).

      • Su questo posso essere tranquillamente d’accordo con te.
        Però, scusa se mi permetto di dire che a me sembrava che il tuo post avesse un altro sapore, ovvero quello di dequalificare l’uno stabilendo un criterio fatto su misura per l’altro.
        Io posso tifare Juventus, ma dire che una squadra può essere definita “di calcio” solo se ha vinto almeno 30 scudetti, sarebbe un poco disonesto nei confronti di chi di calcio non se ne intende.
        Ciao

        • Eh ma il punto è che l’economista è prevalentemente un lavoro accademico, a differenza del medico o dell’avvocato. Certo, qualche professionista con una preparazione da economista esiste anche al di fuori della ricerca, ad esempio vengono impiegati dai governi, dalle banche, dalle istituzioni finanziarie, però gli economisti migliori stanno praticamente tutti nel mondo accademico, e vale anche per i grandi economisti del recente passato.
          Semmai quello che mi stupisce è che una persona che effettivamente ha dedicato del tempo alla scienza economica, come la Napoleoni che ci ha preso un dottorato, possa ignorare totalmente persino quelle poche leggi fondamentali dell’economia che la scienza accademica è riuscita a scoprire, pur con tutte le difficoltà di una scienza sociale che non può fare esperimenti controllati. Sostenere che se esci dall’euro e svaluti del 40% “non succede niente”, anzi è proprio la soluzione, è incompatibile con qualsiasi lettura accademica ed esperienza pratica sull’argomento. Il tema delle svalutazioni e dei default è stato sviscerato e sperimentato in ogni modo, le conseguenze sono note. Se svaluti del 5% magari non succede niente di significativo. Se svaluti del 40% è sicuro che l’inflazione parte a mille, falciando il valore reale di tutti i redditi fissi (quelli di impiegati, operai, pensionati). E’ successo appena dieci anni fa in Argentina: svalutazione del 40% nel 2002, inflazione subito al 25%, e dopo un triennio inflazione cumulata di quasi il 50%. La gente comprava i calzini a rate (circostanza testimoniatami personalmente). Ma queste cose le deve sapere, durante i suoi studi le sarà capitato almeno una volta sottomano il tema delle svalutazioni! Eppure niente. Boh.

          • certo come è successo nel ’92? Il bello è che sembra davvero che ci crediate a quello che dite

  3. Io non ho usato criterio fatto su misura per Boldrin: ho solo detto che i criteri per giudicare la ricerca economica, accettati dalla stragrande maggiornaza della comunita’ scientifica, dicono che Boldin e’ uno bravo e Napoleoni no. Poi ho detto che secondo me la produzione di ricerca dovrebbe essere il criterio per decidere chi ascoltare dei due. Poi, se uno vuole fare altrimenti, faccia pure. Io ho fornito informazioni che penso siano utili e non scontate per chi non frequenta il mondo della ricerca.

  4. Propongo a Roberto Sassi come criterio identitario il “grido in pubblica piazza”. Chi urla più forte e attira a sé un maggior numero di persone è passabile di autorità scientifica.

  5. Comunque, mi pare che il problema primario sia la stagione di pernicioso fulgore dei tuttologi. Oltre al fatto che al momento, per default, gli economisti sono dichiarati tuttologi, e per estensione ambiscono al grado di tuttologi tutti coloro che si dichiarino economisti.

    P.S. riguardo al peer reviewing: dalle mie parti si dice che dato un qualsiasi sistema a prova di idiota, esiste almeno un idiota dotato di un livello di idiozia abbastanza alto da mandarlo in crisi. Quindi, come dire: teniamoci il peer reviewing. Almeno per ora.

  6. forse la questione importante è chi abbia detto la verità e su questo non c’è dubbio, considerando la deflazione in corso. Vero Boldrin? Tranquillo che all’inferno ti daranno un bell’angolino caldo caldo

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