E poi non dite che non vi avevamo avvertiti

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Correva l’anno del Signore 2010 e alle elezione regionali lombarde il Celeste, nome di battaglia di Roberto Formigoni, veniva rieletto per un quarto mandato come presidente della regione. Candidatura contestata fin dall’inizio, in quanto una legge del 2004 avrebbe escluso la rielezione immediata dopo due mandati a suffagio universale e diretto. Il Celeste se la cava perche’ la regione Lombardia non aveva fino ad allora recepito la legge del 2004. Interpellati in merito, molti dicevano che Formigoni godeva del consenso popolare e cercare di batterlo attaccandosi a vizi di forma era pretestuoso. E va be’. Poi alla vigilia delle elezione i Radicali vanno a controllare le firme per la presentazione del listino bloccato di Formigoni. Scoprono che piu’ di 700 firme sono irregolari (false o non correttamente autenticate).

Ricordo i presidi davanti al Pirellone, eravamo non piu’ di venti e portando un polipo di cartapesta raffigurante Formigoni che reggeva una matita in ogni tentacolo, ci piazzavamo li’ coi megafoni. Cantavamo una cosa del tipo “Le firme sono tante, milioni di milioni, le ha messe Firmigoni nell’illegalita’ “. Ci prendevano per matti, dicevano che Formigoni godeva del consenso popolare e noi poveri sfigati che non eravamo riusciti a raccogliere le firme dovevamo chiudere il becco. Mi pareva impossibile che non capissero che uno che era disposto a presentarsi con firme false alle elezioni poteva essere capace di chissa’ cos’altro. Di cos’altro fosse capace lo si e’ poi scoperto poco dopo. Le firme false erano state fatte per infilare Nicole Minetti nel listino all’ultimo minuto. Poi ci sarebbe anche la storiaccia delle vacanze pagate da Dacco’ e gli avvisi di garanzia per corruzione e associazione a delinquere. E infine le inchieste ed arresti di un numero impressionante di consiglieri regionali di PDL e Lega che hanno portato alla fine anticipata della legislatura.
Ci dicevano che in politica la forma non e’ sostanza, che anche se qualche firma non e’ ben autenticata, beh, pazienza. E invece in poltica piu’ che in qualsiasi altro campo la forma e’ sostanza. Perche’ si comincia col falsificare delle firme e si finisce con un consiglio regionale che sembra la Banda Bassotti. Forse la prossima volta, prima di dire “sono cavilli”, sarebbe utile ricordare la lezione lombarda. Per esempio quando salta fuori che le firme della lista “Pensionati per Cota” alle regionali del Piemonte erano false. E poi non dite che non vi avevamo avvertiti.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

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