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E i contributi chi li paga?

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Ora, mettiamo che si incentivino le assunzioni “levando” i contributi per i primi 3 anni. Mettiamo che si sommi a questo  una molto maggiore libertà di licenziare, anche solo per motivo economico, come dovrebbe prevedere il Jobs Act.

Cosa succederebbe? Tra le altre cose, che l’incentivo a liberarsi di un lavoratore prima che scadano i 3 anni in cui non si pagano i contributi sarebbe enorme.

I lavoratori poco qualificati, cioè i più deboli sul mercato, non avrebbero modo di spingere il datore di lavoro medio a non sostituirli, una volta scaduto il regime favorevole. Il costo di formazione per questi lavoratori, infatti, è basso e quindi è basso anche l’incentivo a trattenerli se esiste qualche opposto incentivo a sbarazzarsene, magari perché uno inizia a invecchiare, un’altra si ammala spesso o pianifica una maternità, o – soprattutto – se si può assumere un nuovo lavoratore senza pagare i contributi per altri 3 anni.

Poco male, direte voi. Questi lavoratori verranno licenziati ma troveranno qualcuno che li riassume subito per almeno altri 3 anni per godere lui stesso della decontribuzione: nessun problema!

Già, come no, nessuno: se non proprio uno piccolo piccolo.

E cioè: quand’è che qualcuno paghera i contributi per questi lavoratori? Se passano da un lavoro all’altro senza che vengano mai versati i contributi, come sarà finanziata la loro pensione? I contributi sarenno coperti dallo Stato? E con quali risorse? Oppure nessuno pagherà mai questi contributi e i lavoratori non matureranno una pensione per i periodi di lavoro “in decontribuzione”? E quando dovranno andare in pensione come faranno?

Ma soprattutto, qualcuno ci ha pensato? Qualche giornalista se lo è chiesto e, soprattutto, lo ha chiesto? Perché a me pare proprio di no.

Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

7 Comments

  1. Capisco come, dati i precedenti, lo scetticismo e la prudenza siano d’obbligo ma a me pare evidente che tale norma sia eccezionale, transitoria e, prevedibilmente, limitata nel tempo (tre anni?) e nei modi. L’esenzione da contributi per le Imprese, da come capisco, non è assenza di contributi in assoluto e quindi anche la copertura, a carico dello Stato, non sarà infinita. Licenziare e riassumere contestualmente oggi non è possibile, vedremo come sarà la prossima normativa ma lo scopo del Legislatore è incentivare rapporti stabili ma collaudati, non precarizzare ulteriormente.

    • Più o meno la stessa cosa che ho pensato io. Certo fare una legge con copertura per 3 anni… si rischia di risolvere il problema ora per crearne uno enorme in futuro.

  2. Quesito interessante. La Camusso lo avrà capito?

    Ma soprattutto quale tipo di contratto sarà in essere per godere dello sgravio fiscale contributivo?

    Quale vincolo verrà posto (amesso che ci sia) all’assunzione e al divieto di riassumere altri lavoratori (se i precedenti non verranno confermati allo scadere dei tre anni) per il datore di lavoro?

  3. “Ma soprattutto, qualcuno ci ha pensato? Qualche giornalista se lo è chiesto e, soprattutto, lo ha chiesto? Perché a me pare proprio di no.”

    Sì che ci hanno pensato. Tutti.

    Perché nessuno lo ha chiesto? Semplicemente perché il tipo di giornalista che ‘chiede’, di questi tempi non è ammesso: non è conforme alle linee-guida del Ministero Della Cultura Popolare (quello che formalmente non dovrebbe esserci, e invece c’è, eccome se c’è).

  4. Non vedo qual’è il problema. C’è qualcuno ancora che fa affidamento al “lavoro” per vivere? Con il lavoro non si riesce ormai neanche a sopravvivere, per non parlare di programmare anche solo vagamente il proprio futuro.

  5. A me è la prima cosa che è venuta in mente sul Jobs Act, ma poichè i miei post di economia sui blog del Fatto quotidiano vengono regolarmente cancellati dopo 2 minuti che li ho postati benchè contengano solo pacate analisi economico/finanziarie prive assolutamente di minacce o di scurrilità, (sebbene io sia abbonato sin dal primo numero e io sia un analista economico finanziario con una rubrica personale per 3 anni sulla SBS di Sydney, il network più grande di Australia), si capisce perchè il pensiero unico (renziano) si stia diffondendo sempre più senza trovare ostacoli. Se le voci fuori dal coro che dicono o chiedono cose imbarazzanti vengono bannate persino in un blog, figuratevi dai media più importanti. Quando lavoravo per SBS la mia rubrica era seguita (mi dicono) da mediamente 85000 italiani residenti in Australia che desideravano mantenere contatti con la loro patria e sapere da un indipendente come me come andavano realmente le cose, ma che volete che siano, traportandole sul piano italiano 85000 persone? Su 60 milioni di italiani 85000 non fanno massa critica, non impensieriscono il potere che coi suoi media comprati e prezzolati raggiunge ogni sera milioni di persone alla volta, magari prive di capacità critica o disinformate, e gli fa credere ciò che più gli fa conodo.
    Che ci voltete fare, hanno quasi vonto loro. …. Quasi.
    Enrico l’analista.

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