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E dopo Volkswagen, venne la bomba Deutsche Bank

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Dybala dovrà moltiplicare di 7 volte il suo attuale numero di goal per poter raggiungere il record attuale di Totti. Il Mississippi è lungo 8 volte il Tevere. Il diametro di Giove è 11 volte più grande di quello della Terra.

L’esposizione della Deutsche Bank in strumenti finanziari derivati è 20 volte superiore al PIL tedesco. Venti fottute volte, in un rapporto 2.7 contro 54.7 bilioni di euro, o 54.7 milioni di milioni di euro, o 54.7mila miliardi di euro. Insomma, so’ssoldi.

Certo, questa è la cosiddetta esposizione lorda. Una volta nettata delle esposizioni favorevoli, la cifra si riduce a soli 0.02 bilioni, ovvero a 21mila milioni. Che so’ccomunque soldi, ma sono solo lo 0.03% dell’esposizione lorda. Il punto quindi è: Deutsche Bank quanto sta rischiando, l’importo netto o quello lordo?

Un attimo, facciamo qualche passo indietro.

Zerohedge , un sito impostato sulla linea “andrà molto peggio prima di andare peggio”, e il suo leggendario autore Tyler Durden (esatto, Tyler Durden) ci spiega come spesso l’esposizione delle banche nei confronti di vari tipi di rischio – rischio tassi, rischio cambio, rischio Paese – sia celata dal fatto di aver assunto posizioni opposte in merito a tal rischio, che quindi si nullificano tra loro praticamente azzerando o quasi possibili impatti negativi.

Ok, non mi sono spiegato bene.

Immaginiamo di voler scommettere sulla finale Italia-Grecia dei mondiali di calcio. Puntiamo 1€ sulla vittoria dell’Italia, con la speranza di vincere 2,01€. Tuttavia, il pensiero che l’Italia perda e che quindi vada perso l’euro scommesso non ci faccia dormire la notte. Tornando alla Snai, scopriamo che anche la vittoria dell’avversaria, la Grecia, frutta 2,01€. Decidiamo quindi di puntare 1€ sulla vittoria della Grecia: ora, vinca l’Italia o vinca la Grecia, vinceremo di sicuro 2,01€, con un guadagno netto di 0,01€ perché 1€ l’abbiamo bruciato scommettendo in maniera opposta, mentre l’euro investito vittoriosamente è da considerarsi per l’appunto il capitale che avevamo già e che rientra da quel Vietnam che chiamiamo “speculazione” e che ha visto soccombere l’euro bruciato di cui sopra.

Ora, tutto sto mal di testa per prendersi un centesimo di guadagno? Mettiamola così: le banche prestano 1 trillion alla Grecia, con la promessa di riaverne 2,01 trillion. Poi pagano una compagnia assicurativa 1 trillion per avere copertura sul rischio, cosicché se la Grecia dovesse fallire, la compagnia assicurativa gliene restituisca 2,01 trillion. Quindi, se qualcuno dovesse dire alla banca: “Pazza! Hai prestato 1 trillion alla Grecia pur sapendo che fallirà” questa risponderà “Tranquilli, ho un derivato di copertura e alla fine, qualunque cosa accada, guadagnerò 0,01 trillion.”

Quindi, mentre l’esposizione lorda è di 2,01€ , il rischio netto che la banca ci dice di dover sopportare è soltanto quello di non veder incassato 0,01€.

Ma è così? Tyler Durden dice che da un punto di vista logico il ragionamento funziona, ma che la realtà è ben diversa.

La logica è che un netting bilaterale, come viene chiamato il principio sottostante tale ragionamento, debba sempre funzionare – indipendentemente dal mercato –  e che il rischio di controparte debba essere sempre ignorato perché le banche onorano sempre le proprie esposizioni sui derivati

Ovviamente non è così, e basta ricordarsi di AIG, quella società assicurativa che vendeva protezioni sui mutui subprime e che dovette essere salvata coi soldi pubblici perché non era più in grado di proteggere nemmeno il proprio cellulare usando il blocco tasti.

Queste constatazioni, frutto dell’esperienza del 2008, venivano ripetute su Zerohedge nel 2011 mentre i mercati andavano in panico a causa dei PIIGS e i politici lasciavano il passo ai tecnici.

Tre anni dopo, il sito pubblicava stralci di bilancio di Deutsche Bank e concludeva con le seguenti parole:

Come sempre, non c’è nulla di cui preoccuparsi. Questi 54.7 mila miliardi di esposizione in derivati, dovesse andare tutto molto, molto male, sono coperti dai più che equi 500mila milioni in depositi, giusto di 100 volte inferiori.

L’ultimo anno, per la banca tedesca – spesse volte confusa dai nostri politici con la Bundesbank, che non ha niente a che vedere – è stato piuttosto movimentato, ed è sempre Zerohedge a renderci edotti di ciò. Di seguito gli ultimi mesi di Deutsche Bank:

  • Aprile 2014: DB è obbligata a fare un aumento di capitale per €1.5 billion
  • Maggio 2014: DB deve vendere €8.0 billion di titoli con uno sconto del 30% pur di raccogliere altra liquidità.
  • Marzo 2015: DB è bocciata agli stress test e deve rafforzare il proprio capitale
  • Aprile 2015: DB ammette di aver fatto parte alla manipolazione del LIBOR, e becca una sanzione da $ 2.1 billion
  • Maggio 2015: a uno dei due CEO di DB – Anshu Jain – vengono dati poteri maggiori e più vasti. E quando al supereroe vengono aggiunti i poteri, vuol dire che in giro stanno volando cazzi amari.
  • Giugno 2015:
    • Venerdì 5: La Grecia salta la rata da pagare all’IMF.
    • Sabato 6: i due CEO di DB dichiarano di voler lasciare la banca. Anshu Jain – quello a cui un mese prima avevano aumentato i poteri – fugge su Kripton a fine giugno. Jurgen Fitschen lascerà a maggio 2016.
    • Mercoledì 9: S&P declassa DB al rating di BBB+, a tre passi dalla spazzatura e peggio del rating di Lehman tre mesi prima che questi collassasse.

Sono passati oramai 3 mesi, e nel frattempo il titolo in borsa è sceso da 32€ a 24€ circa, perdendo quindi il 25%.

Ora, non per schierarmi dalla parte di Tyler Durden e dei suoi allarmismi, ma mi pare che la situazione sia piuttosto seria. Ve la immaginate la Germania che, alle prese con gli enormi problemi di una delle sue principali imprese industriali, si vede saltare per aria la sua banca principale?

L’impressione è che, concentrati e impauriti davanti al corpo alieno del caso Volkswagen, rischiamo di non vedere la nave da guerra marziana tanto grande da fare ombra su Berlino. E su tutta l’Europa.

Per quelli che la partita doppia è andare allo stadio ubriachi. Prendo un libro o un giornale di economia, lo apro a caso, leggo e – qualche volta – capisco l'argomento, infine lo derido. Prima era il mio metodo di studio, adesso ci scrivo articoli. Sono Dan Marinos, e per paura che mi ritirino la laurea mantengo l’anonimato.

23 Comments

    • Giovanni

      tu usi billion, che e’ americano per miliardo (10^9), ma dato che l’autore riparta l’italiano bilione (10^12), il conto 0,02 bilioni = 20 miliardi, cioe’ 20mila milioni e’ corretto

    • Come vedi Giovanni è già arrivata la gentile risposta di Federico, per cui non mi rimane che chiedere: cosa si prova a voler fare i sapientoni e poi fare la figura dei pirla?

      Con amore

      L’autore

  1. milione
    miliardo
    mille miliardi
    Basta, l’italiano finisce qui.
    i trilioni
    i bilioni
    ecc.ecc. sono termini di una lingua aliena buona certamente a confondere chi legge e, a mio modesto parere, a mettere in pessima luce chi li usa.

    • Ma poi fammi capire: mi caghi il cazzo per “bilioni” e poi utilizzi “piuttosto che” con uso disgiuntivo?

      Ma va’ a caghèr, asèn.

      • Ma allora sei de coccio proprio.
        Piuttosto che con uso disgiuntivo ha un effetto lassativo
        esattamente come l’uso di un attimino,
        e non meno dell’espressione quant’altro
        e proprio come il termine bilione.
        Usali se vuoi e se ti fa piacere.

        • Ah, scusa, non avevo capito che “bilioni”, “piuttosto che” o “quant’altro” fossero parole separate. Sai, anche la punteggiatura è importante.

  2. Alessandro,
    Il bilione è definito milione di milioni, o potenza seconda del milione.
    Se poi a uno sta sulle balle la matematica, altro discorso.
    Oppure disprezzi anche chi usa termini come pedissequamente perché danno una brutta tinta cromatica al testo?

  3. Non disprezzo nessuno adoro la matematica, ma non amo trilioni e bilioni se non quando vengono utilizzati da nordamericani anglofoni.

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