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E anche la riforma costituzionale è in mano ai cari vecchi swing voters

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Sono quelli che nel 1994 hanno voluto dare una possibilità a Berlusconi pur non essendo necessariamente di destra o essendo di destra ma non amando Berlusconi. Se non hanno votato per Lui, hanno dato un voto simbolico a qualche partito non coalizzato aprendo la strada al Cavaliere. Poi si sono pentiti della scelta e nel 1996 hanno votato, non senza difficoltà, l’Ulivo di Prodi (io avevo 13 anni e ricordo chiaramente qualcuno di cui non posso fare il nome che giurava di essersi dovuto fisicamente tappare il naso nella cabina elettorale). Non molto contenti di essersi di li’ a poco ritrovati con il comunista D’Alema al governo, nel 2001 hanno fatto come nel 1994: Berlusconi di nuovo o voto simbolico, e via con altri cinque anni di Cavaliere. Nel 2006, chiamati a decidere sulla riforma costituzionale voluta dalla Lega hanno senza tanto clamore deciso per il no. Del resto non sono fedeli a nessuna parte e sono gli unici che in referendum del genere votano nel merito e non pensando alle conseguenze sul governo di turno. Sono gli unici a pensare davvero che i governi vanno e vengono (li fanno andare e venire loro!) mentre le costituzioni restano. Come nel 1996, nel 2006 si sono in qualche modo convinti dell’impossibile: voto all’Unione di Prodi. Come sia finita lo sappiamo. Nel 2008, come da copione, si sono nuovamente votati a Berlusconi o a qualche partito fuori dalle coalizioni, considerando Veltroni il solito comunista ripulito. Nel 2013, ormai sfiancati, hanno preso atto del tramonto berlusconiano e hanno votato un po’ PD, un po’ Monti, un po’ magari 5 stelle e un po’ chissà’: ne risulta il caos che conosciamo, ennesimo governo tecnico e palude. Ecco, questi elettori tra non molto si troveranno a votare di nuovo per una riforma costituzionale che questa volta invece dei volti vagamente inquietante di Calderoli e Bossi ha quelli più tranquillizzanti, ma per loro non ipnotici, di Renzi e Boschi. Questi elettori sono gli unici che valuteranno nel merito la riforma e loro e solo loro decideranno, come sempre, le sorti del Paese. Se avevate già deciso cosa votare ancora prima che la riforma venisse approvata allora rilassatevi e aspettate che i silenziosi “swing voters” decidano che fine faremo.

 

P.S. Avete presente quella persona che si era tappata il naso per votare Prodi nel 1996? Ha già pronta la matita in mano e non vede l’ora di andare a votare. Secondo voi cosa vota?

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

1 Comment

  1. Senza alcuna polemica, non capisco se lo ritiene un fatto positivo, negativo o semplicemente una constatazione.

    A me pare che votare nel merito (anche alle politiche se mi si passa la forzatura) sia la cosa migliore da fare.

    Long live swing voters

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