un blog canaglia

Due "papi"!

in società by

Una delle più formidabili obiezioni all”adozione delle coppie omosessuali è che un bambino/bambino “non possa avere due mamme” o peggio ancora “due papà”.

La cosa sarebbe contraria a quanto succede nella “normalità“, da che mondo è mondo ci sono “il papà e la mamma” e non “il papà ed il papà”: se questo succede siamo nel campo della patologia.

Ci si rifiuta categoricamente di vedere che il mondo sta cambiando e che queste convinzioni non sono più supportate dai fatti. Esistono fior di famiglie omosessuali con figli e nessuno ha mai dimostrato che crescere in una famiglia omosessuale danneggi in alcun modo la formazione del bambino/bambina.

Il mondo però cambia, anche se facciamo finta di niente. Fino a due mesi fa, ad esempio, nella testa di noi tutti l”esistenza di due papi faceva venire in mente guerre di religione, faide sanguinarie, accuse di eresia, scomuniche e Armageddon vari. Ieri abbiamo visto in mondovisione due vecchi signori vestiti di bianco incontrarsi e pregare insieme quello che loro credono.

Il mondo cambia, amici. Se possono esistere  – senza guerre di religione – due papi, possono tranquillamente esistere anche due papà. Fidatevi. Santè

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

35 Comments

  1. SUTOR NON ULTRA PEDES
    detto di Fidia:Il ciabattino non vada oltre la scarpa.
    P.S.: Absinthe, il ciabattino sei tu.

  2. E chi lo dice che da buon ciabattino non possa andare oltre la scarpa? E chi dice poi che io debba essere un ciabattino? Ah, ovviamente! Lo dice Gengis Kahn, e come non rispettare la sua volontà?

  3. Oltre le facili battute tra Papa e Papa, se non noti che tra tra due papà o due mamme c’è UNA TERZA PERSONA che non è “roba” loro.

    Ti propongo questa riflessione, così tanto per scherzare visto che tratti problemi con tanta leggerezza.

    Da tempo la psicoanalisi ha perso la capacità di sollecitare la riflessione collettiva sulle strutture profonde che reggono l’identità individuale e sociale e ciò proprio nel momento in cui si delineano radicali trasformazioni. A rompere questo silenzio giunge quanto mai opportuno l’invito che Ernesto Galli della Loggia rivolge agli psicoanalisti perché non temano di far sentire la loro opinione, anche quando non è conforme al «mainstream delle idee dominanti».
    Ormai le psicoanalisi sono tante e non parlano «con voce sola» ma, come storica e teorica del campo psicoanalitico, farò riferimento a Freud, che non credo abbia esaurito il suo compito di fondatore e di maestro.
    Poiché da oltre un secolo i suoi eredi raccolgono e interpretano, attraverso la pratica dell’ascolto e della cura, i vissuti consapevoli e inconsapevoli della nostra società, mi sembra doveroso interrogare un sapere che si fonda sull’Edipo, così come è stato tramandato dalla tragedia di Sofocle. L’Edipo, che Freud definisce «architrave dell’inconscio», è il triangolo che connette padre, madre e figlio.
    Entro le sue coordinate si svolgono i rapporti inconsci erotici e aggressivi, animati dall’onnipotenza Principio di piacere, «voglio tutto subito», che coinvolgono i suoi vertici.
    Per ogni nuovo nato il primo oggetto d’amore è la madre ma si tratta di un possesso sbarrato dal divieto dell’incesto, la Legge non scritta di ogni società. Questa impossibilità è strutturante in quanto mette ognuno di fronte alla sua insufficienza (si desidera solo ciò che non si ha) e alla correlata impossibilità di colmare la mancanza originaria. Il figlio che vuole la madre tutta per sé innesca automaticamente una rivalità nei confronti del padre, che pure ama e dal quale desidera essere amato.
    La contesa, che si svolge nell’immaginario, termina per due motivi: per il timore della castrazione, la minaccia di perdere il simbolo dell’Io, e per l’obiettivo riconoscimento della insuperabile superiorità paterna. Non potendo competere col padre, il bambino s’identifica con lui e sceglie come oggetto d’amore, non già la madre, ma la donna che le succederà.
    Attraverso questo gioco delle parti, il figlio rinuncia all’onnipotenza infantile, prende il posto che gli compete nella geometria della famiglia, assume una identità maschile e si orienta ad amare, a suo tempo, una partner femminile. Tralascio qui il percorso delle bambine, troppo complesso per ridurlo a mera specularità. Ma già quello maschile è sufficiente a mostrare come l’identità sessuale si affermi, non in astratto, ma attraverso una «messa in situazione» dei ruoli e delle funzioni che impegna tanto la psiche quanto il corpo dei suoi attori.
    Se, come sostiene Merleau Ponty, «noi non abbiamo un corpo ma siamo il nostro corpo», non è irrilevante che esso sia maschile o femminile e che il figlio di una coppia omosessuale non possa confrontarsi, nella definizione di sé, con il problema della differenza sessuale.
    La psicoanalisi non è una morale e non formula né comandamenti né anatemi ma, in quanto assume una logica non individuale ma relazionale, mi sembra particolarmente idonea a dar voce a chi, non essendo ancora nato, potrà fruire soltanto dei diritti che noi vorremo concedergli.
    Tra questi, credo, quello di crescere per quanto le circostanze della vita lo consentiranno, con una mamma e un papà.
    Silvia Vegetti Finzi

    • Bene, la mia era una provocazione ma se vogliamo parlarne sul serio parliamone. Le tue argomentazioni sono del tutto teoriche: non c’è nessuna prova concreta che la convivenza con una coppia omosessuale porti alcun problema allo sviluppo psichico del bambino. Da sempre alla situazione familiare “normale” (relazione stabile tra padre e madre) si accompagnano altri tipi di situazioni (figli orfani, orfani di padre, orfani di madre, figli con padre o madre che lavorano lontano e non vedono quasi mai, figli che convivono con uno dei genitori e il coniuge di questi). Sono deviazioni dalla “normalità” che dovrebbero interferire con i meccanismi da te descritti, a meno che non si tratti – ad esempio – di una situazione di ignoranza della genitorialità effettiva (esempio, convivo con mia madre e con chi ritengo mio padre per errore). In realtà non esistono prove che tutte queste deviazioni dalla situazione “normale” abbiano alcun effetto nella crescita. Dire che il figlio di una coppia omosessuale non possa confrontarsi con la differenza sessuale, implicando che da questo possa derivare qualunque tipo di conseguenza negativa, è un’affermazione estrema. Da questo punto di vista. non vedo che differenza ci sia tra una situazione come questa ed una situazione nella quale si conviva da soli con la madre single/vedova. Ora, se qualcuno dicesse che la situazione della madre single devia dalla normalità e quindi alla madre single non dovrebbe essere consentito crescere da sola un bambino verrebbe preso per matto. Secondo me, negare l’adozione alle coppie omosessuali è ugualmente crudele (specie se pensiamo che l’alternativa molto spesso è che il bambino cresca in case famiglia). Non pretendo di esprimere un’opinione in alcun modo scientifica, ripeto: il post è una provocazione su come il nostro modo di vedere le cose cambi al cambiare delle cose. Secondo me la visione della coppia tradizionale è destinata a scomparire di qui a poco e nessuno può farci nulla, per fortuna.

      • absynthe e cosa ne pensi di quei vari omosessuali cresciuti in famiglie omosessuali che sono contro il crescere bambini in coppie omosessuali? La loro é un’ esperienza diretta, non facile buonismo dall’ esterno.

        • Penso che la loro opinione sia da ascoltare più delle altre, insieme a quella delle persone, omosessuali o eterosessuali, che son cresciute in coppie omosessuali e non sono affatto contrari.

      • Filumena Marturano ebbe vari figli da diversi papà, e allora? Se i suoi figli avessero avuto due maschi per papà o due femmine per mamme qualcosa cambiava nell’opera di Eduardo De Filippo, Filumena voleva sposare un uomo non una donna. O pensi che constatato che ci sono figli orfani o di divorziati o altri problemi dobbiamo aggiungere a questi anche quello di avere due maschi per papà o due femmine. Sfortunati due volte? E’ una scelta da far a cuor leggero per giustificare qualunque situazione?

    • Ho letto con interesse il post e i commenti successivi. Mi fa molto piacere che ci siano così tante persone che, senza che ci sia bisogno di spiegarlo o di studiarlo sui testi del Vasari, di Laforgue o di Goethe, comprendano bene quanto potente sia l’amore e quanto naturale sia l’istinto di paternità o di maternità.
      Qualche anno fa dissi a un prete mio amico: “mentre voi preti e teologi perdete tempo a spiegare a noi peccatori cosa sia l’amore e come vada praticato, senza mai poterlo davvero toccare con il cuore, noi amiamo e veniamo amati.” lui invece mi confessò che uno dei motivi per cui entrò in seminario fu anche perché aveva paura a relazionarsi con il sesso.
      Con ciò, non rispondo nel merito a Gengis Khan, a cui lascio volentieri i suoi preziosi libri (ammettilo che sei un troll, sei davvero troppo evidente). Mi sforzerò invece di fare quanto possibile per cambiare il mondo, per distruggere i pregiudizi di alcune persone, e crescere tra qualche anno i miei figli (che probabilmente non saranno figli naturali, ma che importa?) assieme al mio compagno, facendo sì che crescano in un mondo migliore. Intanto, chi vuol continuare a ciarlare lo faccia pure, ma lo prego di non disturbare chi intanto sta cambiando il mondo con il proprio amore.

      • Ah ecco quando su un blog interviene uno non del giro questo è un troll. Complimenti Enrico per l’apertura mentale che spiega anche il resto della tua “riflessione”.
        In buona fede tutti lavoriamo per cambiare il mondo, poi qualcuno fa disastri che magari riconosce in tarda età. E’ già successo anche per “maestri” più importanti e referenziati.
        Quì il disastro sarebbe su una persona: il bambino.

  4. Marino, per favore, mi fa piacere che tu intervenga ma chiedo a te, come a chiunque altro, di utilizzare pure argomenti contrari a quelli degli altri commentatori senza però denigrare nessuno.

    • dove sarebbe la denigrazione? se paragonassero qualunque scemenza da me scritta o scrivenda con filomena marturano non atterrerei più.

      (non sapevo che per commentare su libernazione occorresse il placet di qualcuno – comunque, modestamente, sono già sopravvissuto alle ire di capriccioli…)

  5. infatti continui a commentare senza che il mio placet o non placet conti nulla. ti chiedo solo rispetto per le opinioni altrui, anche quelle che non condivido per nulla.

      • Filumena Marturano ebbe vari figli da diversi papà, e allora? Se i suoi figli avessero avuto due maschi per papà o due femmine per mamme qualcosa cambiava nell’opera di Eduardo De Filippo, Filumena voleva sposare un uomo non una donna. O pensi che constatato che ci sono figli orfani o di divorziati o altri problemi dobbiamo aggiungere a questi anche quello di avere due maschi per papà o due femmine. Sfortunati due volte? E’ una scelta da far a cuor leggero per giustificare qualunque situazione?

        • no, no, per carità, cosa vogliamo aggiungere problemi… gli orfanotrofi sono così rassicuranti…! che i bambini restino lì. questo è l’effetto, indipendentemente dalle belle parole. però qualcuno lo deve dire, che la scelta che i paladini di “una mamma e un papà” fanno a cuor leggero È L’ORFANOTROFIO…

  6. @gengis khan scusa, perché non contesti nel merito il ragionamento sull’orfanotrofio? a me che leggo interesserebbe più una risposta, rispetto ai complimenti.

    • Ma di quali orfanatrofi parli se per adottare qualche bambino in Italia si devono aspettare anni e verificare se i genitori sono adatti o no. Vanno a prenderli all’estero perché da noi non ce ne sono.
      Non vedi che quella degli orfanatrofi è solo un argomento strumentale come altri per fare del terrorismo spicciolo perché il coraggio oggi è di dire le cose contro una corrente di sbracatori alla moda.

  7. è spinoso vero?
    te la metto più semplice: il contrario di “adozione” è “orfanotrofio”. se ti rassicura di più chiamarla “casa famiglia” accomodati, ma io ti consiglierei di andare a vederne una, magari in romania, visto il nick sei dei paraggi…

    grazie dei complimenti, ma non c’è bisogno di essere kant per arrivarci; pensaci per qualche anno sul tuo cavalluccio, poi magari ci fai sapere.

    • Ma di cosa stai parlando? Una cavolata come quella che hai detto la dice lunga: andare a prendere dei bambini in Romania ed affidarli a coppie gay italiane. Bravo, è come dire facciamo guidare un aereo ad un orbo perché non c isono piloti adatti.

      • anche se a tua insaputa ti stai avvicinando alla verità…

        (allora funziona, ‘sta cazzo de maieutica!)

        certo, sarebbe meglio se tutti i bambini fossero ricchi sani e felici nelle loro famiglie naturali. ma non è così, benvenuto al mondo.

        …quanto all’orbo: fino agli anni ’80 non rilasciavano patenti “D” con obbligo di lenti; poi cominciarono, perché diventavamo tutti miopi… una scemenza? meglio abolire gli autobus…?

        te l’avevo detto: non è difficile, continua così, in meno di vent’anni somiglierai a un essere raziocinante (se tutto va bene)

  8. In natura non si vedono molti padri che tirano su i loro cuccioli. Non mi viene in mente nessun animale che si curi di quel che succede dopo aver ingravidato la femmina. Quest’idea che noi siamo “naturali” nella nostra monogamia e nel tirare su i figli in due e’ molto naif.

    • Questi “cuccioli” sono essere razionali che più grandicelli si porranno molte domande che i veri cuccioli non si faranno compreso quello di chiedersi quale dei due, quando ci sono due maschi (?), è il papà e quale la mamma, e chi saono io, da dove vengo, dove vado ecc. ecc.. E molte altre cose faranno i cuccioli umani perché vedi siamo un pochino diversi nonostante quello che i più “avanti” umani pensano e che i papà veri non tutti se ne gregano dei loro “cuccioli” ma solo i più “primitivi”.

  9. Dai, ragazzi: basta controllare la letteratura scientifica in materia. E conferma che l’omogenitorialità non è (davvero) pericolosa per i bambini. Sul serio, non gli succede nulla.
    Cercate su pubmed con chiavi di ricerca tipo “same sex parenthood” et similia e troverete pane per i vostri pregiudizi.
    Buona serata.

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