un blog canaglia

Due o tre cose sul Festival del Film

in cinema by

La settimana scorsa, dal 16 al 25 ottobre, ho vissuto al Festival Internazionale del Film di Roma, questa manifestazione che, alla sua nona edizione, ancora si ostinano a fare facendoci credere che sono capaci di organizzare le cose.

Prima le buone notizie: la selezione dei film è sempre buonissima, a mio modesto parere. Anche quest’anno sono riuscita a vederne circa una quindicina, con il picco raggiunto di tre in un giorno solo (poi dopo ero tipo morta), dunque passo a illustrarvi quelli che, secondo me, sono stati i film più significativi e non.

As the Gods Will, Takashi Miike: da recuperare assolutamente; Miike traspone il manga su pellicola lasciando allo spettatore l’impressione di leggere un fumetto, e non di vederne l’adattamento a film. Colonna sonora strepitosa, ma non vi dico la trama.

Still Alice, Wash Westmoreland, Richard Glatzer: filmone sul dramma dell’Alzheimer precoce, che, nonostante le premesse, riesce a non risultare patetico. Grandissima Julianne Moore, e Kristen Stewart forse ha imparato ad assumere più di un’espressione.

Eden, Mia Hansen-Løve: gli anni ’90 francesi attraverso la musica elettronica, con più di un accenno ai Daft Punk. Sì, ci sta sempre quell’atmosfera fastidiosa con i francesi che fumano in continuazione e che non fanno nulla tutto il giorno, ma vi assicuro che passa tutto grazie alle atmosfere musicali azzeccatissime. Cameo di Greta Gerwig, che non ho capito perché ma ormai è l’idolo delle folle, quindi magari se uno scrive che c’è pure lei nel film la gente se lo vede.

Trash, Stephen Daldry: favelas, ragazzini cenciosi, un po’ di buonismo, ma in sostanza un buon film, che si regge soprattutto sul fatto che chiunque della mia generazione veda dei bambini alle prese con un’avventura, si immagina i Goonies. Dovevano pensarla così pure i giurati del Festival, perché l’hanno premiato come miglior film.

Buoni a nulla, Gianni Di Gregorio: non ci siamo. Il Di Gregorio secondo me ha azzeccato solo Pranzo di Ferragosto, questo, come il precedente, manca di approfondimenti e di ritmo. Però Gianni oh: bravissimo. Dovrebbe recitare in film non scritti da lui.

Gone Girl, David Fincher: evitate accuratamente di andare a vedere questo film con la vostra dolce metà. Fincher devastante, che ci offre un’atroce metafora sui rapporti di coppia, senza risparmiare quelle due o tre volte in cui ti strappa pure una risata. Ben Affleck diretto da uno bravo diventa bravo pure lui; notevole Neil Patrick Harris che forse s’è riuscito a levare l’ansia di essere identificato come Barney Stinson per il resto della sua vita.

Soul Boys of the Western World, George Hencken: assolutamente da vedere per i fan degli Spandau Ballet, secondo me questo film può essere apprezzato pure da chi non li conosce per niente: io avevo sentito due canzoni in croce, e alla fine del documentario ammetto che m’è scesa la lacrimuccia.

Mauro, Hernan Rosselli: ho dormito per metà del film, l’altra metà era comunque roba completamente inutile, non ho capito dove volesse andare a parare pure se avevo letto la trama prima di entrare in sala.

La foresta di ghiaccio, Claudio Noce: signori e signore, il film più brutto del mondo. Trama banalissima, dialoghi da Occhi del cuore, buchi di sceneggiatura, attori insopportabili che parlano tipo in bergamasco o in un dialetto ugualmente antipatico, hanno voluto fare Twin Peaks ma ‘sto cazzo. Atroce, da vedere MAI.

La prochaine fois je viserai le coeur, Cédric Anger: inquietante thriller hard-boiled tratto dalla storia vera di un poliziotto serial killer, ottimo noir, protagonista bravissimo ma vorrei non incontrarlo mai a tarda notte, paura totale.

Tusk, Kevin Smith: niente a che vedere col Kevin Smith che tutti conosciamo. Tusk è un film allucinante, completamente surreale ma godibilissimo, meglio da vedere se non si sa nulla della trama; sconsigliabile però a chi si impressiona facilmente. Nota per il cast: a metà film ho capito che uno dei protagonisti era Johnny Depp; il tizio più anziano è palesemente Bryan Cranston fra 20 anni e chi trova prima il ragazzino di Il sesto senso vince una pacca sulla spalla.

Guardiani della GalassiaJames Gunn: una sola parola: BOMBA.

Nightcrawler, Dan Gilroy: ambientato ai giorni nostri ma al contempo negli anni ’70, secondo me il film migliore del Festival. Jake Gyllenhaal mi ha ricordato il Ryan Gosling di Drive, uno che non sbrocca mai proprio perché nessuno vorrebbe assistere a quel determinato momento. Io continuo a non raccontarvi le trame perché pure questo secondo me è fico da vedere senza sapere nulla.

Stonehearst Asylum, Brad Anderson: il regista aveva fatto un paio di film più belli, che erano Session 9 e L’uomo senza sonno; di questo si può dire che l’idea è molto interessante, ma che poi purtroppo non viene sviluppata come dovrebbe. Ottimo casting, notevolissimo il professor Remus Lupin di Harry Potter nel ruolo di un custode piuttosto inquietante. Kate Beckinsale sempre più bòna, mortacci sua, e niente, ogni volta che vedo Michael Caine mi sembra che il film salga una spanna in su.

Menomale è lunedì, Filippo Vendemmiati: documentario sui carcerati che dal lunedì al venerdì non stanno più al gabbio, ma li portano a lavorare; quindi, al contrario di noi, odiano i finesettimana. Iniziativa lodevolissima, ma il film manca di approfondimenti. C’è da dire che forse il regista ci voleva solo mostrare nello specifico cos’è che fanno gli impiegati, e non per forza quali sono le loro storie, ma sarebbe stato carino sapere, per esempio, quello che viene fuori alla fine, visto che per tutto il film li vediamo assemblare una macchina, ma alla fine non sappiamo a cosa serve.

Mio papà, Giulio Base: un film che poteva essere carino ma fallisce completamente per due motivi: le trovate di trama forzatissime che servono a trasformarlo in un drammone, e i dialoghi fintissimi che sembrano scritti da uno che non ha mai vissuto un giorno nel mondo reale. Ottimo per essere una fiction, ma non un film. Note positive: il bambino protagonista bravissimo, Giorgio Pasotti finalmente non urla e non parla ansimando.

Dopodiché: passiamo all’organizzazione.

Ok, non avete i soldi. Ok, volete che vengano comprati tanti biglietti da poter così avere tanti soldi.

Un paio di consigli:

a) gli accreditati sono persone come le altre. È cafone che ci trattiate come appestati, visto che la gente con al collo l’accredito ‘press’ sta, tipo, LAVORANDO, e quindi magari ecco vorrebbe vederli i film, visto che il pubblico è pagante, ma pure noi l’accredito lo paghiamo 50 pippi.

b) sul regolamento c’è scritto “non si entra a proiezione iniziata”. Bene. Le cose stanno così: il vero problema del Festival del Film di Roma è il fatto che l’Auditorium vuole megavendere i biglietti, dunque vengono prima i possessori di biglietto e dopo gli accreditati. Mi sta bene, anche perché noi abbiamo le nostre proiezioni stampa, e mi sta bene pure che alle prime uno si mette in fila un’ora prima per assicurarsi di poter entrare (nelle sale tengono comunque un minimo di posti disponibili per gli accreditati, e le sale sono grosse, quindi 9 su 10 entri comunque). Però cosa succede: che se mi fate entrare, e mi fate sedere, e dopo 20 minuti che è iniziato il film quello col biglietto improvvisamente si ricorda che doveva entrare, e voi lo fate entrare (nonostante sul regolamento ci sia scritto che non si può), e vabbè, e quello ha anche l’ardire di far alzare un’intera fila perché deve raggiungere il suo posto, è giusto che la gente si rifiuti di alzarsi. Non è capitato a me, ma ho visto gente che giustamente gli ha detto “ti attacchi al cazzo, potevi arrivare prima.” Stima assoluta.

Nota finale: i partecipanti al Festival.

Non dico che io voglia vedermi i film nel silenzio più assoluto, eh, ma vi suggerisco un paio di cose:

a) ce la facciamo a non commentare ogni singola scena? “Oh, ma quella è Trastevere!” “Nooo, c’è Johnny Depp!” “Ma lì dove stanno?” “Oddioddioddio” (sentito dire per un intero film da una signora che evidentemente non aveva mai visto un thriller): sì, stiamo guardando un film; sì, ci sono degli attori a volte anche famosi, pensa; sì, alcuni luoghi può essere che li abbiate addirittura già visti.

b) ce la facciamo a non scassare le palle mentre mi guardo il film? Se entrate a proiezione già iniziata, come già detto, vi attaccate al cazzo e vi mettete di lato.

c) ce la facciamo ad avere il buon gusto di non sembrare tutti dei piccoli Ghezzi dei poveri, che magari a me non frega una mazza emerita delle vostre recensioni e/o congetture che iniziano ancora prima dei titoli di testa?

Conclusioni: il cinema è bello, gli appassionati di cinema no.

 

JJ

 

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

15 Comments

    • In realtà no, povero Ben. L’ho sempre preso in giro, ma poi a dirla tutta so che i suoi film da regista sono molto belli. Me ne consigli qualcuno in particolare?

    • Caspita, è matto in culo (termine cinematografico) quel film! Presto, corri a vederlo (sì, David Fincher mi sta pagando, esatto)!

  1. Non vedo, sono distratto? la firma della persona che ha stilato il pezzo. Se non fossi io il distratto sarebbe decente firmare, specie un pezzo così spandimerda. Sembra che l’autore non sia mai andato in una sala aperta al pubblico dove i disagi segnalati sono costanti. E’ il bello delle proiezioni, bellezza.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from cinema

Go to Top