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Campo-Rom

Dove sono i complottisti quando si parla dei rom?

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A me, e credo non solo a me, pare che di questi tempi ci sia in giro una formidabile propensione al complottismo, che in alcune circostanze sembra essere diventata perfino un bisogno: a cominciare dall’allunaggio del ’69 e dall’11 settembre, passando per i vaccini e per l’AIDS, fino ad arrivare ai microchip, alle scie chimiche, ai segni nei campi di grano, ai piedi neri e chi più ne ha più ne metta.
Imperversa, insomma, una sorprendente e diffusa disponibilità a prendere per buone ricostruzioni dei fatti fondate su indizi opachi, argomentazioni oscure e prove contorte, a lasciar passare come se niente fosse vistose tautologie e marchiani vizi logici, a far finta di non vedere lacune di pensiero e di documentazione macroscopiche, pur di poter pronunciare almeno una volta la frase che ormai è diventata un mantra, prima ancora che uno slogan: tutto quello che sai è falso.
La cosa curiosa, però, è che quando una volta tanto il “complotto” si manifesta in modo evidente, ragionevole e direi quasi inconfutabile, si tende quasi sempre a rifiutarsi di vederlo: come se la condizione necessaria per rendere una cospirazione interessante non fosse tanto la sua effettiva sussistenza, quanto la fantasiosità degli elementi che la sostengono.
Prendete i rom, ad esempio.
I rom in Italia sono circa 170mila: vale a dire, grosso modo, lo 0,25% della popolazione. Cioè un manipolo di individui numericamente insignificante rispetto al totale: un numero che statisticamente parlando quasi non esiste.
Eppure ci fanno credere da decenni che questa manciata di persone, che tra l’altro non sono né potenti, né ricche, né proprietarie di chissà quali tecnologie all’avanguardia, ma perlopiù malmesse e disgraziate ben oltre i limiti della miseria e dell’indigenza, sia capace di tenere in scacco la sicurezza di un paese intero, al punto da poter essere etichettata addirittura come “emergenza”.
Dite la verità: a voi questo non pare singolare? Sì, dico a voi, che avete fatto dello scetticismo una specie di religione, che prestate orecchio alle teorie più astruse, che dubitate perfino dei vostri familiari più stretti mettendo in conto l’idea che possano essere stati sostituiti da extraterrestri o da infiltrati rettiliani. Non vi suona un tantino strano?
Evidentemente no.
Forse, tiro a indovinare, perché in questo caso le motivazioni della “cospirazione” non sono romanzesche e avvincenti come quelle che sembrano appassionarvi tanto: niente consorterie segrete che dominano il mondo, niente congiure planetarie ordite da personaggi misteriosi, niente laboratori sotterranei, niente piani diabolici, niente fantomatici scienziati.
Banalmente, una politica affamata di consenso, un sistema dell’informazione asservito a quella politica e il cortocircuito che ne scaturisce: i rom, che in realtà sono quattro gatti, diventano strumenti utilissimi a rastrellare voti sia per chi ne agita la pericolosità come se si trattasse di una specie di letale esercito fantasma, sia per chi gli si contrappone con motivazioni apparentemente opposte ma di fatto inefficaci.
Come se non bastasse, i risultati di questo “complotto” non sono collocati nella sfera dello sconosciuto o dell’immaginifico, ma sono proprio davanti ai nostri occhi, al punto che abbiamo potuto vederne tutti i risvolti concreti: mafia capitale, le intercettazioni, i fiumi di denaro pubblico che sono finiti nelle tasche di politici, faccendieri, titolari di cooperative, intermediari e papponi assortiti. Voglio dire: è un “complotto” che si spiega con ragioni pratiche, tangibili, documentate.
Niente.
Nonostante tutto, al contrario delle altre, questa “cospirazione” vi rifiutate di vederla.
Forse, come dicevo, perché è sostenuta da una cosa che si chiama realtà: e la realtà, come tutti sanno, è molto più noiosa della fiction.
No, dico, vogliamo mettere con le scie chimiche?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

12 Comments

  1. 170.000 persone non sono una manciata di persone, l’Esercito Italiano conta poco più di 100.000 persone. Mezza manciata di persone armate dirà Lei, come la Polizia di Stato del resto (95.000). Non sto dicendo che ci sia un emergenza, solo che Lei non si rende conto di quante siano 170.000 persone.

    • In italia ci sono 8.047 comuni, quindi in media 21 rom per ogni comune.
      Ci sono 110 province, quindi in media 1.545 per provincia.
      Secondo me sei tu che non ti rendi conto di quante sono 170mila persone in un paese con quasi 61 milioni di abitanti.

      • Non ci sono 21 rom in ogni Comune. Ragionando (scusa l’iperbole) come fai tu potremmo affermare che a Roma ci sono una decina di agenti.
        Non ho fatto i calcoli mi sono fidato dei tuoi, mi auguro che almeno in matematica

        • Veramente hai paragonato 170mila persone, fra donne e uomini, e di età compresa fra i 0 ed i 99 anni, ad un esercito di uomini addestrati a combattere per dimostrare che i primi siano un problema per la sicurezza?

          • No, Samuele, non l’ho fatto. Trovo che negare la portata di un problema, problema non emergenza, non sia niente di meno di quello che fa Salvini: non soluzioni, ma emozioni a buon mercato. 170.000 uomini non sono una manciata di persone e creano problemi di rispetto della legalità (costretti dalle circostanze o meno non importa, comunque una soluzione andrebbe trovata), hanno bisogno di aiuto per una abitazione, devono essere convinti a mandare i loro figli a scuola e tanto altro.
            Io non credo che siano un problema per la sicurezza e non voglio dimostrare nulla, non lo trovi in quello che ho scritto, ma non è negandoli che si risolvono i problemi.
            Puoi continuare a sentirti moralmente superiore.

  2. Io i “complottisti” che vedono mafia capitale, i soldi finiti nelle tasche dei politici, le intercettazioni ecc. ne trovo a centinaia in qualunque forum e nei commenti agli articoli sul tema oltre che nella vita di tutti i giorni. Mi sa che sei tu quello fissato con i rettiliani. Dopodichè il fatto che tu riesca a metterli in relazione ai rom dà la misura di quanto la tua fantasia superi quella di chi cerca vita aliena sulla terra.

  3. Scriveva Cervantes, quando faceva l’ufficiale di dogana: ‘gente che viene dal confine dice che non ci sono più barbari… come faremo senza barbari ? Erano una soluzione…’

  4. Non hai capito proprio gnènte, Capriccio’. I Rettiliani si infiltrano fra noi proprio attraverso i Rom. Non è un caso che R(ettiliani) – R(om). E voi proprio a non capire, a non vedere. Sono loro che bruciano copertoni, rubano rame e producono le scie chimiche che poi fanno spruzzare dall’Aeronautica. Altrimenti come si spiega che fra le vittime del 9/11 non vi era nessun, ripeto, NESSUN

  5. Solo un babbeo può mettere nel calderone del complottismo la missione sulla Luna, l’11 settembre e l’AIDS.
    In particolare sull’AIDS Hooper non ha mai parlato di complotto, ma di una gara tra scienziati senza scrupoli (in particolare H. Koprowsky) per trovare un vaccino per il virus della poliomielite (dice niente il nome Roosvelt?) finita male con lo scellerato uso di terreni di coltura con cellule di rene di scimmia utilizzate per produrre un vaccino sperimentale con il quale furono vaccinati milioni di bambini nel centrafrica negli anni 50, la qual cosa avrebbe consentito il passaggio del virus dell’immunodeficienza delle scimmie (SIV) al’uomo (HIV).
    Ma piantala di scrivere puttanate Capriccioli…. ecchediamine!

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