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Domenica ad urlapicchio

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Due giorni fa Gianni Rodari avrebbe compiuto 95 anni. Noi l’abbiamo ricordato così. Oggi però è domenica, e a me è sovvenuto un altro grande, che in molti non ricordano, e non ho mai capito perché: Fosco Maraini. Un giorno forse troverò il modo di mettere in ordine un po’ di idee nella mia testa e scrivere qualcosa sulla sua magnifica, densissima vita.

In particolare, però, proprio oggi che è domenica, mi è venuta in mente una fanfola, una poesia metasemantica, leggerissima, che non so se parla della domenica, ma che io ho sempre immaginato collocata in una domenica. La domenica, che nella mia testa è proprio – e forse oggi, ché fuori è grigio ma festoso, più del solito – un giorno ad urlapicchio.

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

Quando ha la barba sembra vecchio, quando non ce l’ha basta parlarci un po’ per confermare l’impressione, in realtà è ben sotto la psicologica soglia dei 25. Più Toscana che Veneto, da un po’ è a Milano con furore. Porta avanti le battaglie della libertà del mangiar bene, bere bene, lavorare il giusto. Odia la globalizzazione solo quando non gli fa comodo. Con un Freak Fetish Disorder diagnosticato, sogna di fare una festa di laurea dalla cui torta escano un paio di ballerine succinte e Christian de Sica in smoking candido.

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